L’AQUILA – “Sono stupito, costernato e ancora non riesco a capire il senso di questa sentenza nel suo complesso”.

Ottaviano Del Turco, al quale la Corte d’Appello dell’Aquila ha ridotto la pena dai 9 anni e sei mesi del primo grado a 4 anni e due mesi di reclusione, nel processo “Sanitopoli” su presunte tangenti nella sanità abruzzese, ha atteso la sentenza nella sua casa di Collelongo (L’Aquila).

Da ieri sera il suo telefono non smette di suonare. Si sono rifatti vivi, confessa ad AbruzzoWeb, persino “alcuni di quelli che si erano dileguati” dopo l’arresto, quel 14 luglio del 2008, e soprattutto dopo la condanna del tribunale di Pescara, arrivata cinque anni dopo.

L’inchiesta, che finì per decapitare la Giunta regionale di centrosinistra, partì dalle accuse di Vincenzo Maria Angelini, ras della sanità privata ed ex patron della clinica Villa Pini di Chieti, dal quale secondo i pm Del Turco prese tangenti in cambio di favori.

“È incomprensibile che dei venti racconti che hanno autorizzato la procura di Pescara a ritenere che ci fosse una montagna di prove (così la definì all’epoca il procuratore Nicola Trifuoggi, oggi vice sindaco dell’Aquila, ndr), all’Aquila 16 vengano considerati non credibili, e ne restano 4 ma non provati, cioè il racconto di Angelini”.

“La Corte d’Appello – continua Del Turco – contesta il reato di concussione per induzione, mentre a Pescara avevano cambiato il reato di concussione in corruzione, all’Aquila è tornato ad essere concussione per induzione e quindi si giustifica l’uscita di Angelini come un cherubino, un angioletto”.

“Non sono un esperto di diritto, se non quello del lavoro, per il quale ho speso anni della mia vita a difesa dei lavoratori, non sono quindi in grado di parlare della sentenza con cognizione di causa, ma i migliori esperti, tra i quali i miei avvocati, non sono ancora non in grado di spiegare questa sentenza”.

“Aspetteremo il deposito delle motivazioni, previsto per legge il 18 febbraio”.

Ieri all’Aquila, ad aspettare la sentenza, il figlio Guido, “mia guardia imperiale”, dice l’ex governatore.

“‘Non possiamo fare che io la curo dal linfoma e lei continua ad andare a Pescara dove il linfoma è nato’ mi disse il mio medico di Roma durante il processo di primo grado, alle udienze d’Appello trasgredendo un po’ le sue indicazioni sono sempre andato, ma ieri ho preferito non esserci – conclude Del Turco – il livello di tensione sarebbe stato troppo alto. Un livello di kamikaze che non si addice alla mia indole”.

Riducendo le pene di primo grado, la Corte d’Appello dell’Aquila ha condannato Camillo Cesarone a 4 anni, Lamberto Quarta e Luigi Conga a 3 anni, Bernardo Mazzocca a 2 anni e 1 mese, Angelo Bucciarelli a 2 anni, Antonio Boschetti a 1 anno e 8 mesi.

Angelini è stato assolto dall’accusa di corruzione perché il fatto non sussiste.