ROMA – “Ci batteremo contro l’aumento delle spese militari per affermare quelle che sono le vere priorità del Paese, in primo luogo l’istruzione e la ricerca”.
Lo dice in un comunicato la Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil commentando il Documento di economia e finanza del 2022 che, sostengono, “taglia i fondi all’istruzione per gli anni 2022-2025 passando dal 4 al 3,5% del Pil”.
La Flc, la parte di sindacato che si occupa di educazione, istruzione e ricerca, ritiene una “follia che ci siano più spese militari che per l’istruzione. Si programmano investimenti di guerra per 15 miliardi di euro in più fino al 2026: esattamente i 7,5 miliardi di euro in meno destinati in un quadriennio all’istruzione”.
Il sindacato si scaglia anche contro la situazione degli stipendi della categoria: “Se ne programma la riduzione fino al 2025 per una somma equivalente a più di un punto di Pil. Dopo due anni di pandemia e di retorica sull’importanza dell’istruzione, si torna esattamente alla stessa logica ragionieristica dei tagli degli ultimi venti anni. Non possiamo accettarlo”.






