L’AQUILA – “Ieri pomeriggio le televisioni scoppiavano. Fiumi di parole inondavano le case degli italiani. Il padrone dell’elettrodomestico più amato da isolani e insulari certificava la sua uscita parlamentare. Una vecchia canzone recitata in tandem da Mina e Alberto Lupo ben si addice al mantra giornalistico di queste ore soprattutto quello catodico: ‘Parole, parole, parole, soltanto parole….Caramelle non ne vogliamo più…'”.

Interviene sulla decadenza di Silvio Berlusconi anche Alfonso De Amicis, del movimento Ross@ dell’Aquila.

“È mancato solo il plastico e la scrivania da Bruno Vespa ed avremmo avuto lo spettacolo di cui ci ammoniva Guy Debord – ironizza De Amicis – tuttavia, nonostante il profluvio nessuno che tentava una analisi plausibile di un ventennio pieno di consensi, di adorazione”.

L’ altro ventennio finì diversamente – continua – dove parte della popolazione prese coscienza e insieme agli alleati liberò l’Italia dall’ignominia del fascismo e della guerra. Un secondo Risorgimento. Oggi siamo lontanissimi da quella stagione. La fine di papi probabilmente ci consegnerà un personaggio simil-arcoriano, con la sola differenza che invece di parlare brianzolo, la cadenza sarà toscana. Glottologia. Un paese alla deriva, povero Dante”.

“Senza più una grande industria – conclude l’esponente di Ross@ – auto, chimica, telecomunicazioni, siderurgia, informatica, evaporate in nome di una modernità senza senso. Che rimane di tanta attività? Vuoti a perdere. Il nuovo che avanza al vecchio telefona. Pensando alla poesia di Trilussa Il Telefono sul più bello chiami Angela Merkel e ti risponde il duo Enrico Letta–Matteo Renzi. La modernità ragazzi!”.