L’AQUILA – Rientro dal debito sì, ma senza tagliare servizi ai cittadini: e se questa strategia politica non va bene, venga pure un commissario. Questa la provocazione “natalizia” ad AbruzzoWeb dell’assessore regionale Silvio Paolucci in un’intervista sul tema scottante.

Ben 51 milioni di euro per la riduzione di un disavanzo strutturale accumulato in poco meno di 20 anni che, secondo stime, si aggira su circa 770 milioni, in un bilancio regionale “lacrime e sangue”, come appostamento per il 2017 che fa il paio con quello dello scorso anno.

Ma per la Corte dei Conti il sacrificio non è sufficiente, tanto che ha bacchettato la Giunta regionale bocciando la gestione del rientro per la seconda volta consecutiva. Un rimbrotto che è stato replicato anche dai revisori dei conti regionali.

Anche in questa sessione di bilancio, che si concluderà con la maratona in Consiglio regionale dal prossimo 27 dicembre, a tenere banco, più che i conti che costringono a scelte obbligate, sono da un lato il debito di un ente appena uscito dal commissariamento della sanità e dall’altro il rapporto, teso tra la Giunta e i giudici contabili.

Le distanze sono evidenti: da una parte l’assessore Paolucci, pur riconoscendo problematiche e ritardi, si mostra orgoglioso e irremovibile nel contemperare l’esigenza di assicurare i servizi e quella di ridurre il disavanzo, dall’altra la Corte dei conti ordina di finanziare solo spese previste per legge, nel novero delle quali non ci sono trasporti e sociale.

Un atteggiamento che viene vissuto dalla maggioranza di centrosinistra come una forma di persecuzione da parte della sezione regionale, tanto che lo scorso anno il governatore, Luciano D’Alfonso, si è perfino lamentato con i vertici nazionali della magistratura contabile.

Le parole, ferme, ad AbruzzoWeb del giovane assessore regionale al Bilancio sono la fotografia reale di quello che si prefigura un muro contro muro.

Paolucci non ci sta a fare la parte di chi rimane con il cerino in mano, sentendosi responsabile del buco, ereditato, ed essendo inamovibile nel tagliare i servizi ai cittadini anche a costo del commissariamento.

Non a caso, bilancio di previsione e legge di stabilità sono incentrate sulle macrovoci trasporti, con un finanziamento di 45 milioni, sociale, con 22 milioni, e sulla quota di cofinanziamento ai fondi comunitari con 15 milioni.

“Pur evidenziando i ritardi sul riallineamento dei rendiconti, a tale proposito a gennaio approveremo il 2014, una situazione maturata nel corso degli anni, che quindi noi abbiamo ereditato, e pur riconoscendo che la corte dei conti applica la legge, per quanto ci riguarda l’unica strada possibile è quella che abbiamo imboccato, ovvero accantonare somme per rientrare del disavanzo, ma senza interrompere servizi essenziali”, spiega con fermezza Paolucci.

“Non mi faccio appiccicare lettere scarlatte, non sono e non siamo responsabili di un buco che fonda le sue radici nel periodo che va dal 2000 al 2007 con una voragine nella spesa sanitaria – prosegue – Dal 2004 nessuno ha fatto rendiconti sui residui. A questo si deve aggiungere il continuo taglio dei trasferimenti statali, in particolare nel sociale”.

L’assessore assicura che “stiamo accantonando somme comune ingenti, ma abbiamo deciso di prendere un tempo più lungo nell’ammortizzare il disavanzo garantendo comunque i servizi. Stiamo affrontando con serietà la problematica – ribadisce – ma non me la sento di penalizzare i cittadini. Se non va bene, si nomini un commissario per gestire un bilancio il cui buco non è stato procurato da noi”.

In sintesi, l’attuale Giunta ha ottenuto, presentando un proprio emendamento alla Conferenza Stato-Regioni, che il disavanzo si potesse colmare in 10 anni e non più in appena 3.

La Corte dei conti denuncia la mancata presentazione del riallineamento dei rendiconti, (il 2014 è annunciato per gennaio, il 2015 e 2016 per il prossimo mese di giugno), situazione che non permette la cristallizazione del disavanzo.

Questa violazione ha fatto scattare, da parte della Corte, la prescrizione di finanziare solo spese previste per legge, il che significa non prevedere finanziamenti su trasporti e sociale. Una raccomandazione fatta anche dai revisori dei conti regionali.

A palazzo Silone hanno adottato la linea di disattendere, anche se in parte, i dettami dei giudici contabili e di assicurare servizi vitali per i cittadini, convinti che sia più penalizzante azzerare i servizi che violare le norme.

Anzi, secondo fonti interne alla maggioranza di centrosinistra proprio questa eventualità viene considerata una violazione di legge.

“Bisogna capire che noi non vogliamo violare nessuna norma sul rientro – chiarisce Paolucci – tanto è vero che, da 2 anni, accantoniamo somme, però credo debba essere chiaro che la gradualità nel chiudere rendiconti annuali che nessuno aveva più presentato ci dà modo di fornire dati più solidi e di gestire meglio il rientro”.

A soccorrere Paolucci, tra l’altro, c’è anche il pronunciamento della Cassazione secondo cui la previsione di risorse finanziarie nel settore trasporti non può essere decisa in base alle ristrettezze di un bilancio pubblico; in sostanza, non si possono interrompere servizi determinanti per la vita della gente.

“Qualche forza politica strumentalizza questa situazione in maniera contraddittoria e demagogica. chiedendo da una parte i servizi sociali e dall’altra la copertura del debito – obietta – siamo convinti di aver preso la decisione giusta: e comunque non ci siamo a rimanere con il cerino della responsabilità acceso”.

Dopo che le commissioni hanno solo esaminato bilancio e legge di stabilità, non riuscendo a votarle perché scaduto il tempo alle 14 del 23 dicembre, alla luce dei contingentamento, il Consiglio comincerà l’esame dopodomani, lunedì 27, per l’approvazione entro la fine dell’anno ed evitare l’esercizio provvisorio.

“Tecnicamente possiamo permetterci stanziamenti molto austeri in un bilancio e una legge di stabilità molto rigidi – sottolinea Paolucci – Tolte le entrate vincolate per funzionamento e personale, ci sono 51 milioni per il disavanzo, e poi stanziamenti per trasporti, sociale e cofinanziamento di programmi comunitari”.

Anche in quella sede si parlerà delle prescrizioni della Corte dei conti non contenta dell’accantonamento per abbattere il disavanzo, ma soprattutto del ritardo nel riallineamento dei rendiconti: sono stati approvati il 2012 e il 2013, a gennaio arriverà il 2014, mentre per giugno sono attesi il 2015 e 2016.

A quel punto si potrà conteggiare con esattezza il debito. Paolucci e i suoi giurano che non ci saranno sorprese rispetto alla stima di circa 770 milioni.

E allora avranno qualche ragione in più per giustificare l’essersi opposti alla richiesta da parte dei giudici contabili di un rientro più celere del disavanzo finanziando solo le spese previste per legge, con la conseguenza di azzerare i capitoli sui trasporti e sociale stoppando servizi non previsti per legge ma vitali per la collettività, in particolare la fascia più fragile. (b.s.)