CHIETI – Ogni volta che parla di lui lo chiama il “dottor De Fanis”. Che sia una forma di rispetto o un modo di difendersi dal gossip che li vedeva protagonisti di una relazione, le parole di Lucia Zingariello sono una netta presa di distanza.

Durante il periodo di silenzio dopo lo scoppio dello “scandalo” dice di aver preso le misure, dal suo ex capo, del quale era la segretaria particolare, e dalle chiacchiere della gente, per iniziare a raccontare la sua verità, in vista dell’incidente probatorio che si terrà il prossimo 15 aprile al tribunale di Pescara.

Da quel 12 novembre, quando è finita agli arresti domiciliari per lo scandalo delle presunte tangenti in Regione, la sua vita è cambiata radicalmente. Dalle accuse di concussione, truffa aggravata e peculato, le stesse mosse all’ex assessore alla Cultura Luigi De Fanis, si difenderà in sede giudiziaria.

Quello che conta ora, per lei, è difendersi da tutto il resto: prima di tutto da quel “contratto sessuale” finito sui giornali proprio il giorno del compleanno di sua figlia, “uno dei momenti più difficili”, dice in questa intervista.

Un contratto che “così come è stato trovato è una cosa completamente inventata”, spiega la Zingariello, che per questo motivo ha anche deciso di querelare il giornale La Repubblica che ne ha dato notizia.

Senza accennare alle vicende giudiziarie, la donna, assistita dall’avvocato Tommaso Navarra dopo la revoca al legale precedente, ad Abruzzoweb racconta la sua versione dei fatti, a partire dal giorno della perquisizione a casa sua, all'”ossessione” che De Fanis aveva per lei, fino alla speranza nel futuro di tornare alla normalità e al vecchio lavoro.

Come mai ha deciso di parlare?

Il mio silenzio è stato lungo, mi è stato detto di tutto e di più. Sono state scritte tante cose non vere, allora ho scelto di dire la mia: ci si è concentrati su questo benedetto contratto sessuale, era mio dovere anche nei confronti della mia famiglia parlare.

In un’intervista l’ex assessore De Fanis ha detto che quel “contratto” era solo uno scherzo…

Sì, era una cosa scherzosa, che il dottor De Fanis ha ideato quando gli ho comunicato che di lì a poco sarei andata via. Era luglio, il primo momento utile per lasciare l’incarico sarebbe stato il 1° dicembre 2013.

Perché aveva preso questa decisione?

Volevo seguire altri progetti miei personali, non era il caso di rimanere.

Ma questo contratto esiste o no?

Non è mai stato trovato a casa mia, non è stato mai rinvenuto. Il bigliettino così come è stato trovato è una cosa completamente inventata. Lo ha detto anche il pm a due ore dalla pubblicazione dell’articolo (su Repubblica.it, ndr).

L’ex assessore era ossessionato da lei?

Lo ha dichiarato lui che era ossessionato da me.

Se ne era accorta?

Sì, e credo che questa cosa fosse  dovuta anche a fatto che sarei andata via.

Vi siete mai più sentiti?

Non ci sentiamo, anche perché il dottor De Fanis ha da poco ottenuto l’obbligo di dimora, fino ad allora non poteva contattare nessuno.

È vero che ha cercato di mettersi in contatto con lei ultimamente?

Il mio precedente legale mi ha raccontato che voleva farmi gli auguri, questo è ciò che mi è stato riferito.

Lei ha dichiarato che la perquisizione a casa sua è stata particolarmente scioccante…

Per qualsiasi persona normale ritrovarsi al mattino e non capire effettivamente la gravità di quello che sarebbe successo è assurdo. Sette persone che ti entrano in casa in 70 metri quadri, all’improvviso… Spero sia l’ultima volta che mi accada una cosa del genere perché non lo sopporterei, non lo auguro neanche al mio peggior nemico.  Non riuscivo a capire quale fosse realmente la motivazione, chi fossero le persone implicate.

C’è stato un momento più difficile degli altri?

Ci sono stati tanti momenti duri, il dover fare i conti con ciò che la giustizia impone e ciò che i media dispongono. È difficile doversi rapportare con un mondo al di fuori della tua portata, la gente punta subito il dito. Soprattutto per una persona che vive una vita normale affrontare una cosa così grande è dura, ti senti impotente, vorresti dire tante cose e non lo puoi fare. Sicuramente quello della pubblicazione del contratto sessuale, avvenuto nel giorno del compleanno di mia figlia. Tra l’altro l’ho appreso dal giornale.
Ho anche ricevuto delle telefonate anonime, minacce sia telefoniche sia attraverso lettere pervenute a casa mia.

La sua famiglia le è stata accanto?

Si sono preoccupati molto, all’inizio non potevo dare spiegazioni, non potevo parlare. Anche per marito è stato difficile. ha dovuto affrontare cose brutte, come la gente che faceva le fotocopie degli articoli e li dava  a mio suocero, per fargli leggere tutto.

L’aria che respira intorno le sembra cambiata?

Adesso sento un clima migliore, aspetto l’incidente probatorio chiesto dai legali del dottore De Fanis, per cristallizzare alcune situazioni.

Ha già ripreso il suo vecchio lavoro?

Ancora non ho ripreso l’attività in ospedale, a breve però tornerò a lavoro.

A distanza di qualche tempo dallo scoppio della vicenda, c’è una considerazione particolare che le viene da fare?

Forse se fossi stata un uomo non sarei stata trattata in questa maniera: c’è sempre un dito accusatorio nei confronti della donna, è sempre lei la colpevole, ma non è così. È una mentalità strettamente italiana, legata a quello che viviamo, in altre parti non sarebbe successo.