L’AQUILA – “Un governo di salute pubblica per L’Aquila scelto attraverso primarie cittadine”.

In vista delle elezioni amministrative del capoluogo, irrompe sulla scena politica la proposta di Marcello De Angelis, deputato abruzzese e, da pochi mesi, direttore del Secolo d’Italia, quotidiano nazionale di riferimento del Popolo della libertà.

“Il problema che vive la città è la sua mancanza di forza politica nei tavoli che contano: chiunque dovesse uscire vincitore da una competizione in stile classico sarebbe solo il debole rappresentante di uno schieramento partitico e non di tutta la comunità locale”, spiega De Angelis.

Perché parla di politica cittadina debole?

È evidente che l’asse delle decisioni si è spostata a Teramo (città del governatore Gianni Chiodi, ndr), a livello regionale, e a Celano (residenza del coordinatore abruzzese del Pdl, Filippo Piccone, e del presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, ndr), a quello provinciale. L’antico dualismo L’Aquila-Pescara è stato spazzato via dalle recenti dinamiche elettorali e di partito.

Eppure il terremoto ha portato all’attenzione nazionale la questione del capoluogo.

Questo è vero, ma se non ci sarà un governo cittadino forte e autorevole l’enormità di fondi pubblici che arriveranno all’Aquila non darà le necessarie ricadute economiche alle aziende e al tessuto socio-economico locale. Un sindaco con un consenso risicato sarà inevitabilmente facile preda dei cartelli politici e delle cordate imprenditoriali che hanno i loro riferimenti altrove.

Quale potrebbe essere la ricetta?

Fare le primarie non ristrette alle varie coalizioni o ai partiti ma come un’unica consultazione aperta a tutti i cittadini. Una sorta di pre-primo turno amministrativo utile a registrare l’indice di gradimento degli aquilani nei confronti di tutti i candidati, dopodiché il vincitore potrebbe correre per la fascia di primo cittadino compattando intorno a sé gli altri competitori e raccogliere il consenso della stragrande maggioranza degli elettori. Per fare ciò, naturalmente, saranno indispensabili la buona volontà degli attori in campo e, soprattutto, un codice di “buona condotta” che garantisca sia sulle regole delle primarie e sul loro corretto svolgimento sia sul rispetto degli impegni presi con il popolo aquilano.

Un governo di salute pubblica, quindi.

Esattamente. Un’amministrazione in grado di governare con coraggio e senza condizionamenti esterni i prossimi cinque anni, che saranno decisivi per capire se L’Aquila è destinata a riprendersi o meno il ruolo da protagonista che merita sulla scena italiana.

Non teme di essere accusato di volere una ”ammucchiata”?

La mia proposta è l’esatto opposto. Nessun cerchiobottismo o trasversalismo ma solo un accordo di legislatura tra persone che hanno a cuore le sorti del capoluogo. Smarcarsi dalle appartenenze con il solo preminente obiettivo di tutelare gli interessi generali e non quelli di bottega. Bisogna tirare una riga e interrompere il meccanismo perverso che ingessa la ricostruzione e impedisce all’Aquila di ripartire.

Da più parti, in città, si parla di ricambio generazionale.

Secondo me è un concetto che, in sé, non è portatore di un valore assoluto. Certo è che all’Aquila la “vecchia guardia”, che mi appare sempre più stanca, ha tarpato le ali a troppi giovani e ha impedito che si sprigionassero energie nuove che, soprattutto in questa fase, potrebbero tornare utili.

Il centrodestra è pronto a raccogliere questa sfida?

Se il Pdl e i suoi alleati vogliono riguadagnarsi una posizione autorevole devono farlo. Sennò continueranno a farsi scavalcare dai vertici regionali dei rispettivi partiti. Inoltre il Pdl deve ritrovare unità d’intenti sulle strategie che intende seguire per fare massa critica e non rimanere legato alle scelte di piccolo cabotaggio. Esemplare, in tal senso, è la decisione di conservare, all’interno del Consiglio comunale dell’Aquila, tre diversi gruppi consiliari.

Un giudizio sul sindaco in carica?

Non entro nelle questioni degli altri. Credo, però, che Massimo Cialente paghi il fatto di essere stato coinvolto, in qualche maniera, nella gestione commissariale, cosa che ha appannato la sua immagine tra gli elettori di centrosinistra. Da quello che so, sembra ci sia una naturale convergenza sulla figura dell’onorevole Giovanni Lolli. Spero che, al di là della partita per il totosindaco interno al Pd, anche loro possano essere pronti a raccogliere il mio appello.