L’AQUILA – “Non è stato facile a soli 22 anni mollare un lavoro relativamente sicuro e lanciarsi nel vuoto, per avviare un’attività turistica, incollarsi rischi e debiti. Alla fine ha però avuto ragione mio padre che mi ha sempre detto che nella vita quello che conta non sono tanto i soldi, ma svegliarsi ogni mattina contenti di fare quello che si è deciso di fare”.

Chi lo ha detto che ‘chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia, e non sa quel che trova’, come dice l’adagio popolare?

Claudio Damiani, aquilano 28enne, la via nuova l’ha imboccata già sei anni fa, uscito dalle scuole superiori, diplomato da geometra, dopo vari lavori, in un cantiere edile, in un’officina meccanica poi nella fabbrica farmaceutica Sanofi di Scoppito.

Infine la decisione, coraggiosa, di mollare tutto, il contratto e la possibilità di carriera, vista la giovanissima età, per aprire con i soldi messi da parte, e con un piccolo aiuto della famiglia, “Nove Nodi”, servizio di  escursioni in quad, il quadriciclo fuoristrada motorizzato, con cui dal 2022 ha portato in escursione oltre 4mila persone lungo i meravigliosi paesaggi delle terre della Baronia, nel versante aquilano del Gran Sasso, in un percorso ad anello di circa 26 chilometri, che parte da Santo Stefano di Sessanio, dove Nove nodi ha sede, toccando Castelvecchio Calvisio e Calascio.

“Dopo l’adolescenza  – si confida a questa testata Claudio – si sa che siamo tutti un po’ frastornati, insicuri, indecisi su tutto, quindi non sapevo ancora bene quale fosse la mia strada. L’esperienza in cantiere e poi in fabbrica però non la sentivo mia, ho capito che non basta avere un lavoro e una relativa sicurezza economica. Fare ciò che non mi piaceva fare, mi faceva stare male, tutto qui. Avevo bisogno di essere libero, padrone del mio destino, della mia attività necessaria per vivere, anche a costo di correre rischi, di fallire”.

Così Claudio ha deciso di licenziarsi, e ha inizialmente puntato sullo sci, ” il mio sogno da quando ero bambino, ci ho dunque messo l’anima negli allenamenti e dopo un anno sono rientrato nelle selezioni per diventare maestro, ho fatto l’anno di corso necessario per poi essere abilitato nella professione”.

Poi però nel 2022, una volta finita la prima stagione lavorativa con lo sci, come maestro, una seconda svolta.

“Mi sono detto: ho lasciato la fabbrica, e ho subito trovato altro per vivere più congeniale per me,  dunque ho dedotto che fatto 30 potevo fare anche 31, perché nel frattempo avevo maturato la convinzione che il mio vero sogno era lavorare con il turismo, sempre con la gente, in modo diverso però da quello che fare lezioni di sci ti consentiva”.

Detto fatto: Claudio ha contattato lo studio commercialista Miconi, ha fatto tutta la pratica burocratica per aprire la società e ha acquistato tre quad, per circa 22 mila euro, soldi suoi, non essendo riuscito a rientrare in nessun bando e a godere di finanziamenti pubblici.

“All’inizio non è stato facile – prosegue Claudio -, ero il primo in assoluto nel Gran Sasso aquilano ad offrire un servizio di escursione motorizzata,  un’attività completamente nuova, e non ho mai preso in considerazione il noleggio libero, bensì le uscite con una guida, perché più sicure e per me vincenti”.

L’idea ha funzionato, con il pienone in estate e in tutti i fine settimana, escursioni sette giorni su sette, anche per una sola persona.  Ogni viaggio può arrivare con i quattro quad biposto, a 8 persone, più uno che può salire a bordo del quinto quad, “l’ammiraglia” con al volante lo stesso Claudio.

Si parte da Santo Stefano di Sessanio, si raggiunge lungo una strada sterrata, lo stupendo Castelvecchio Calvisio, antichissimo borgo ad impianto medievale di tipo cardo-decumanico forse di origine romana, a forma ovoidale e con il suo labirinto a pettine scandito da decine di ripide scalinate esterne alle case. Dopo una pausa, questa volta in parte sulla strada asfaltata si prosegue per Calascio, e dunque si torna a Santo Stefano di Sessanio, lungo una altra strada sterrata ai piedi della montagna sulla cui sommità svetta il celebre castello.

“Ci diamo appuntamento a un orario prestabilito, ci si conosce,  si passa subito a compilare la liberatoria con i propri dati, obbligatoria è la patente di guida B, quella per l’automobile, poi c’è la vestizione con la consegna dei caschi e dei dispositivi di sicurezza. Quindi si sale sui quad e si fa un briefing, nel quale viene spiegato l’utilizzo e il giusto comportamento da assumere alla guida, con varie prove per far comprendere che mettersi alla guida di un quad è cosa diversa rispetto ad una motocicletta, come molti credono, ha le sue peculiarità. In ogni caso in escursione raggiungiamo massimo 30 km orari sullo sterrato e 50 km orari sull’asfalto, sulla strada provinciale, per circa 7 chilometri, e senza incroci pericolosi. Si procede in fila indiana. A conti fatti il quad, se si rispettano le regole e il buon senso è meno pericoloso di una bicicletta, e infatti nella mia attività non si è mai finora verificato nemmeno il più piccolo incidente” .

Una volta terminato il percorso, i clienti hanno anche la possibilità di acquistare le foto scattate da Claudio durante l’escursione.

“Molti clienti arrivano dalla costa adriatica, soprattutto ragazzi giovani e poi nei periodi di punta del turismo, da tutta l’Italia e dall’estero. Qualche giorno fa è arrivato un gruppo di ragazzi della   Florida, e poi del Canada. Piano piano sono aumentati gli appassionati di questo mezzo, che non sono pochi in Italia e in Abruzzo, e in questo caso vengono a Santo Stefano di Sessanio solo per provare i nostri quad e il percorso proposto”.

Una diffidenza che Claudio ha dovuto affrontare è stata quella, legittima, degli amanti wilderness e degli ecologisti dubbiosi sull’utilizzo di mezzi meccanici e inquinanti nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso,

“L’impatto zero non c’è – spiega però Claudio -, e forse non esiste, ma quello che posso dire è che i miei quad sono omologati Euro5, a basse emissioni, di ultima generazione, acquistati infatti nel 2022 e oggetto di una costante manutenzione. A conti fatti inquinano tutti insieme come una automobile non Euro5, tra le centinaia e centinaia che percorrono questo territorio ogni giorno per gli stessi chilometri. Inoltre non sono rumorosi. Durante le nostre escursioni incontriamo tanti animali selvatici, cervi, caprioli, volpi, lepri, cinghiali, due volte anche il lupo, per nulla spaventati, che ci osservano a distanza incuriositi, senza scappare”.

Conclude Claudio, “Io credo che il nostro Abruzzo sia così bello e così affascinante agli occhi dei turisti proprio perché non è ancora sfruttato, inflazionato, vittima dell’over tourism. Dobbiamo  pertanto essere bravi a sviluppare il turismo, a migliorare l’offerta, perché questo crea lavoro e opportunità, in particolare ai giovani, e io ne sono un esempio. Senza però esagerare, strafare, altrimenti perderemo il nostro vero punto di forza. Per questa ragione personalmente non ho intenzione di allargare ulteriormente la mia attività, credo che le dimensioni del mio servizio siano quelle giuste, che differenzia l’offerta rispetto a quella dei miei amici e colleghi operatori turistici di Santo Stefano di Sessanio e paesi vicini, che invece organizzano escursioni con gli asini, con le ebike e a piedi, per poter vivere a pieno queste montagne, in modalità diverse, e tutte emozionanti e sostenibili”. Filippo Tronca