L’AQUILA – Le ricuciture dopo il volo degli stracci in aula e la conta dei voti dopo la mancata nomina a garante dei detenuti della radicale Rita Bernardini. Difese a oltranza e rinnovate accuse.

Accade all’indomani del Consiglio regionale che sarà ricordato per le bordate del presidente, Luciano D’Alfonso, contro i consiglieri di Forza Italia Paolo Gatti e Gianni Chiodi, oggetto anche di attacchi personali, visto che il presidente ha ancora una volta riesumato il caso della consigliera di parità Letizia Marinelli con cui Chiodi ha avuto una relazione, o la nomina ritenuta non meritocratica dell’assessore del centrodestra Federica Carpineta.

D’Alfonso ha fatto anche riferimento a non precisate inchieste giudiziarie negli uffici dell’ex assessore Gatti, non dimenticando di ricordare beffardamente il cappotto alle elezioni con 220 mila voti di vantaggio sul suo sfidante Chiodi. Uno strale che gli ha fatto guadagnare l’appellativo di “gabelliere d’odio” dall’altrettanto pugnace grillino Domenico Pettinari.

Cominciando dai diretti interessati, Gatti consiglia innanzi tutto a D’Alfonso di “prendersi una camomilla”. E la gravità del suo atteggiamento, aggiunge, “è stata confermata dal semplice fatto che tanti consiglieri del centrosinistra sono venuti a chiederci scusa per lui, e alcuni di essi si sono detti anche scandalizzati”.

Nel merito, come già fatto dai banchi Gatti invita la maggioranza a riproporre una terna di nomi, e non di continuare a imporre la Bernardini, “e se, come ha detto D’Alfonso – ironizza ma non troppo il consigliere – la terna è per lui cosa volgare, proponga un ambo o una tombola, ma la finisca con questo atteggiamento arrogante”.

Gianni Chiodi invece contattato da AbruzzoWeb sceglie il rigoroso silenzio spiegando di non avere nulla da commentare e di voler evitare polemiche.

Sul suo profilo Facebook l’ex governatore posta un passaggio del comunicato stampa del centrodestra in cui si ribadisce, a questo punto anche per ragioni personali, che “il garante dei detenuti non potrà più essere Rita Bernardini, figura trasformata dal presidente D’Alfonso in un mero garante di se stesso”.

Nella maggioranza Camillo D’Alessandro, ex sottosegretario di D’Alfonso e ora coordinatore del centrosinistra, che giustifica le escandescenze e soprattutto garantisce che di riffa o di raffa Rita Bernardini sarà eletta e i 21 voti necessari saranno trovati.

Ovvero, dando di conto, 18 voti, assicura D’Alessandro, sono quelli della maggioranza, a cui si aggiunge quello di Leandro Bracco del gruppo misto. I tre voti li dovrà mettere per senso di responsabilità e in “un clima di confronto e dialogo”l’opposizione, solo ed esclusivamente su Rita Bernardini, “sempre che l’opposizione non si voglia assumere la responsabilità di bloccare l’elezione di un garante dei detenuti di cui in Abruzzo c’è urgenza, convergendo sulla migliore candidatura possibile”.

E D’Alessandro giustifica ampiamente l’atteggiamento tenuto in aula da D’Alfonso.

“L’intransigenza del presidente – spiega il consigliere – deriva dal fatto che oggettivamente la Bernardini è quanto di più vicina alla cultura liberale del propria del centrodestra potessimo proporre come candidatura non di parte”.

E davanti a questa proposta “è ingiustificabile l’atteggiamento di una minoranza, che ha perso le elezioni per 220 mila voti, che mette su il teatrino della forma e della sostanza”.

A chi accusa D’Alfonso di andare sul personale D’Alessandro ricorda “che D’Alfonso e la sua famiglia, anche dalle stesse persone che ora pontificano per anni sono state oggetto di pesanti ironie, e gravissimi attacchi personali, in relazione anche a vicende giudiziarie che oggi lo hanno visto uscire pulito e innocente”.

Insomma, nessun gabelliere d’odio, solo  “ferma intransigenza”, conclude D’Alessandro.