L’AQUILA – “La Regione Abruzzo potrebbe recuperare 30 milioni di euro dai canoni dell’acqua per uso idroelettrico, ma non lo fa”.
Lo dichiara il vice capogruppo dell’Idv, Cesare D’Alessandro, che si chiede: “Perché Chiodi da due mesi si è chiuso in un ostinato silenzio e non risponde alle richieste di chiarimenti che gli vengono da più parti sul mancato adeguamento dei canoni del demanio idrico?”.
“Nello specifico – continua D’Alessandro – perché non risponde al collega Caramanico che gli ha posto una serie di domande già dal mese di giugno scorso?”
“Noi dell’Idv – prosegue il vice capogruppo – abbiamo approfondito l’argomento e ci siamo accorti che in tempi di vacche magre Chiodi si permette il lusso di rinunciare a 30 milioni di euro che per l’Abruzzo sono più di una manovra finanziaria; questo solo perché non ha adeguato il canone per l’uso idroelettrico dell’acqua”.
“Oggi – specifica il politico – in Abruzzo il canone è di poco superiore ai 14 euro per megawatt mentre in Molise e in Basilicata è stato aggiornato a 35 euro; la Regione Abruzzo incassa canoni in base ad una potenza nominale di 362Mw che è quella che risulta nel 2010 ma il Gestore dei servizi energetici (Gse) ne ha quantificata una reale di 1200 Mw, praticamente tre volte tanto!”.
“In soldoni invece di cinque milioni di euro – conclude D’Alessandro – attualmente introitati si potrebbero incassare ben 35 milioni e a questo puntosorge spontanea la domanda: perché Chiodi non adegua i canoni e soprattutto perché non dedica alla questione un minimo di attenzione e fa una puntuale verifica degli impianti di produzione idroelettrica presenti nella Regione, perché non si accerta degli incassi e recupera le probabili differenze; il nostro bilancio regionale non ha più bisogno di entrate?”.





