ROMA – Dal punto di vista dell’immunità acquisita dopo un’infezione, uno degli aspetti ancora da stabilire per quanto riguarda il Covid-19, i virus si comportano in maniera molto diversa tra loro, con alcuni che danno un’immunità a vita e altri che invece la conferiscono solo per pochi mesi.

Ecco gli esempi principali

– ESANTEMATICHE: morbillo, rosolia e parotite, spiega il sito epicentro dell’Iss, una volta acquisite conferiscono una immunità permanente, con un rischio trascurabile di reinfezione. Per quanto riguarda la varicella invece, l’infezione produce immunità permanente in quasi tutte le persone immunocompetenti, cioè che non hanno problemi al sistema immunitario.

Tuttavia, il virus non viene eliminato dall’organismo, ma rimane latente (in genere per tutta la vita) nei gangli delle radici nervose spinali. Nel 10-20 per cento dei casi il virus si risveglia a distanza di anni o di decenni, solitamente dopo i 50 anni, dando luogo all’herpes zoster, noto comunemente come “fuoco di Sant’Antonio”.

– ALTRI CORONAVIRUS: La speranza degli esperti è che il Sars-CoV-2 si comporti come i suoi ‘parenti’, Sars e Mers. Il primo infatti, spiega uno studio su Emerging Infectious Diseases, crea anticorpi che durano fino a tre anni, proteggendo da una eventuale reinfezione.

Nel caso del Mers invece la ‘memoria’ immunitaria dura meno, ma comunque intorno ad un anno. Per il virus responsabile del Covid-19 non ci sono ancora indicazioni.

– INFLUENZA: il virus dell’influenza è uno dei più instabili geneticamente, al punto che è necessario ogni anno variare la composizione del vaccino per ‘correre dietro’ alle mutazioni.

In generale si ritiene che l’infezione conferisca una certa immunità almeno allo stesso ceppo, ma non impedisce di riammalarsi per gli altri.