ROMA – Se in Abruzzo serpeggiano le insofferenze per i catapultati nelle liste per le elezioni politiche del 4 marzo, nelle altre regioni va anche peggio. Dal più chiacchierato caso-Bolzano, dove a sfidare l’autoctona forzista Michaela Biancofiore è stata piazzata la sottosegretaria Pd Mariaelena Boschi, passando per Pisa dov’è candidata il ministro Valeria Fedeli, che è bergamasca, e arrivando in Sardegna dov’è piombato Claudio Grassi, bersaniano di Reggio Emilia, in tutte le regioni è palpabile il malumore per la presenza di candidati provenienti da altre parti d’Italia.
I partiti hanno tentato il tutto per tutto, considerando i sondaggi che sembrano allontanare una volta per tutte l’ipotesi di governabilità e autosufficienza che la politica ha rincorso almeno fino alle ultime elezioni politiche, per piazzare i fedelissimi dei leader in posizione eleggibile.
Per questo, molti sono candidati sia nei collegi uninominali, dove la sfida è più ostica, che nei listini proporzionali, dove l’elezione è meno complicata. In caso di elezione in entrambi, secondo la legge dovranno poi optare per i primi.
Ma la presentazione delle liste, lunedì scorso, è stata preceduta da un diffuso malcontento, spesso esploso anche pubblicamente attraverso note al vetriolo e minacce di disimpegno. Com’è successo in Calabria con il bersaniano Nico Stumpo, che doveva essere candidato in entrambi i listini proporzionali ma che, alla fine, è presente solo in quello Calabria Sud della Camera.
E d’altra parte a palazzo Grazioli, fino al penultimo giorno, molti hanno firmato l’accettazione della candidatura per più collegi: solo alla fine, con un tratto di penna, c’è da immaginare che Silvio Berlusconi abbia deciso chi dovesse stare dove. Solo ad alcuni big, alla fine, è stata concessa la doppia chance dell’uninominale e del proporzionale o di essere presenti in più collegi. È il caso degli ex ministri Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, di Nunzia De Girolamo, Vittorio Sgarbi, la stessa Biancofiore.
Non è andata molto diversamente nel Pd, con la clamorosa rinuncia di Gianni Cuperlo, dovuta proprio al fatto che gli era stato assegnato un collegio a sua insaputa.
In Abruzzo in fondo è andata meglio rispetto alle previsioni iniziali.
Tranne Liberi e uguali, che alla fine è stata costretta ad accettare l’imposizione del molisano Danilo Leva e della calabrese Celestina Costantini, a costo di subire lo strappo del deputato uscente Gianni Melilla, che non solo si è tirato indietro ma ha ritirato tutti i suoi candidati, e parte del centrodestra, con Forza Italia che ha imposto l’ex ministro Gianfranco Rotondi a Chieti-Pescara e la cosiddetta quarta gamba che ha ripiazzato in Abruzzo l’ex ministro Gaetano Quagliariello, fuori dai radar negli ultimi cinque anni, le liste degli altri partiti sono state composte sostanzialmente privilegiando il territorio.
A partire dal Partito democratico, dove sia i capilista sia i candidati negli uninominali sono tutti abruzzesi. Nonostante i malumori dovuti al fatto che la minoranza che fa capo al ministro Andrea Orlando alla fine non è riuscita a imporre Michele Fina.
Ma anche Fratelli d’Italia, dove inizialmente si paventava la candidatura in Abruzzo di Giorgia Meloni, alla fine ha composto il quadro con tutti candidati locali. Non è stato così per Lega Salvini premier, che ha piazzato in Abruzzo Silvana Comaroli di Soncino (Cremona) e l’assessore regionale lombardo Simona Bordonali.
Dall’Abruzzo, poi, ha “fatto notizia” l’esclusione del parlamentare più imitato di tutti i tempi, Antonio Razzi, che non ha trovato spazio neanche in altre regioni. Ma anche la candidatura di Alberto Bagnai, economista di fama, che Matteo Salvini ha scelto per il collegio unico proporzionale per il Senato. Fiorentino, ha un legame forte con l’Abruzzo, anche perché professore associato all’Università d’Annunzio.
Tra le sfide più curiose, infine, merita un posto nel podio sicuramente quella di Bologna, dove a rappresentare il Partito democratico ci sarà Pierferdinando Casini, che se la vedrà, seppur indirettamente visto che sono candidati uno al Senato e l’altro alla Camera, con Pierluigi Bersani.






