L’AQUILA – L’ex presidente del Centro turistico del Gran Sasso, Alessandro Comola, fa causa al Comune dell’Aquila e chiede un risarcimento di oltre 250 mila euro.
L’avvocato genovese era stato rimosso dalla sua mansione al termine di una guerra di nervi con il primo cittadino del capoluogo, Massimo Cialente, socio unico della ex municipalizzata come rappresentante dell’ente, complice la vicenda della mancata apertura degli impianti di Campo Imperatore nel dicembre dello scorso anno.
A stagione ampiamente iniziata, mentre nel resto d’Abruzzo le altre stazioni erano in piena attività grazie alle abbondanti nevicate, la struttura gestita dal Ctgs era ancora chiusa a causa del ritardo nei collaudi della seggiovia delle Fontari.
Di qui la decisione di liquidare senza troppi complimenti Comola, al cui posto era stato promosso il numero due del consiglio di amministrazione Umberto Beomonte Zobel. Per tutta risposta il legale ligure aveva minacciato di portare l’amministrazione davanti ai giudici, cosa che è puntualmente avvenuta.
Nel ricorso presentato al tribunale dell’Aquila, Comola sostiene l’illegittimità della defenestrazione per carenza di motivazione e, per questo, reclama la condanna del Ctgs, in solido con il Comune dell’Aquila, al pagamento di 251.044 euro. Di cui, la quota più sostanziosa, 200 mila euro, per “danni morali e d’immagine”, come spiega Comola ad AbruzzoWeb, mentre il resto per il mancato incasso dell’indennità.
“Mi hanno usato come capro espiatorio di una situazione di cui non ero in alcun modo responsabile”, aggiunge, e rivela che confidenzialmente Cialente gli aveva detto che “o mi dimettevo io o doveva farlo lui”.
“In generale il sindaco mi sembra simpaticamente ondivago – attacca ancora Comola – e la mia storia lo dimostra: ho la coscienza a posto e gli atti ufficiali lo dimostrano”.
“Già dal 26 aprile 2012, con una delibera del cda, avevo chiesto al direttore d’esercizio degli impianti Dino Pignatelli di predisporre il progetto per la verifica ventennale delle Fontari – spiega – se gli elaborati sono stati consegnati all’Ustif (l’organo del ministero dei Trasporti incaricato dell’omologazione, ndr) solo a fine ottobre non ne ho alcuna colpa”.
La prima udienza del processo ci sarà il prossimo 9 dicembre, per questo la Giunta comunale si è costituita in giudizio e ha incaricato l’Avvocatura di studiare una strategia di difesa per quella occasione.
Da quanto si apprende, inoltre, il contenzioso potrebbe avere contorni più ampi: sembra infatti che anche il Ctgs sia pronto, a sua volta, a fare causa all’ex presidente della società, ma non è emerso ancora con quali argomenti.
Circostanza confermata nei fatti da Comola: “non c’è nulla di scritto, ma me l’hanno fatto sapere”.
Comola, arrivato in città sotto i migliori auspici, e dopo essere stato scelto proprio da Cialente in virtù del suo curriculum zeppo di incarichi di prestigio tra cui quello di presidente del collegio sindacale di Marconi Mobile Access, società del Gruppo Finmeccanica, era finito pure nel mirino dell’opposizione di centrodestra e in particolare del presidente della commissione Garanzia e controllo, Raffaele Daniele (Unione di centro).
Il consigliere di minoranza gli rimproverava “consulenze esterne per 100 mila euro”, nonché “rimborsi spese da 18 mila euro negli ultimi sette mesi per lui e per la sua ‘staffista’ Claudia Poirè“, cifra spesa “per alberghi e ristoranti disseminati tra L’Aquila, Fiumicino, Siena e Viareggio”.
Se i magistrati dovessero dare ragione a Comola, il Centro turistico si troverebbe di nuovo di fronte a una situazione economica traballante: è stato solo grazie a un finanziamento straordinario di 1,5 milioni di euro riconosciuto come debito fuori bilancio dal Consiglio comunale dell’Aquila se è riuscito a ripianare il rosso storico che caratterizza i suoi conti.





