L’AQUILA – Per un vizio di notifica slitta al prossimo 24 settembre il processo per il crollo di un edificio all’Aquila in via Persichetti, dove la notte del 6 aprile 2009 sono morte due persone.

Intanto il Comune dell’Aquila, passato in una delle ultime udienze da parte civile a responsabile civile, si difende e con una delibera di Giunta va al contrattacco.

La delibera autorizza l’ente a difendersi in ogni grado di giudizio conferendo mandato all’ufficio legale di opporsi al ribaltamento di ruoli nel processo: da parte che chiede i danni a parte che potrebbe pagarne.

Il tribunale, infatti, nel corso di un’udienza relativamente recente, ribaltando le sorti del processo, ha autorizzato le parti offese alla citazione dei responsabili civili individuati nel Comune dell’Aquila, per l’appunto, nonché Vittorio Stagni e Giuseppe Placidi (del tutto estranei al processo in corso), in quanto, si legge nella delibera, “componenti della commissione comunale” in carica al momento in cui si decise di dare il via libera ai restauri che forse hanno avuto un ruolo nel crollo del palazzo.

Al colpo di scena si è arrivati quando il giudice Marco Billi ha accolto un’eccezione dell’avvocato di parte civile Valentina Di Prospero, appoggiata dagli avvocati Claudio Verini e Roberto Madama, che assistono Maria Lidia Zaccagno, imputata assieme a Francesco Zaccagno (quest’ultimo difeso da Antonio Milo) perché entrambi responsabili legali della ditta che negli anni Novanta si occupò del restauro del palazzo.

Secondo accuse ancora tutte da valutare, l’amministrazione viene chiamata in causa per non avere controllato dei lavori di sopraelevazione che vennero fatti negli anni Ottanta dopo un terremoto che ci fu nel Parco nazionale ma che venne ben avvertito anche nel capoluogo.

Nell’ultima udienza è stata accertata la mancata notifica a Placidi, di qui il rinvio a settembre, mentre Stagni si è regolarmente costituito. I rappresentanti del Comune erano invece assenti.