L’AQUILA – Si avvia alla conclusione il processo per il crollo in via D’Annunzio nella notte del 6 aprile 2009, uno dei filoni della maxi inchiesta aperta dalla procura della Repubblica dell’Aquila.

Nell’edificio morirono 13 persone e sono due gli imputati per omicidio colposo plurimo e lesioni: l’ingegnere aquilano Fabrizio Cimino e Fernando Melaragno, molisano di Forlì del Sannio (Isernia), entrambi chiamati in causa per presunti errori nella ristrutturazione del palazzo del 2002.

Al termine dell’udienza di oggi, incentrata sulla discussione della perizia della professoressa Gabriella Mulas, docente del Politecnico di Milano, il giudice Giuseppe Grieco ha rinviato al prossimo 14 febbraio, quando sarà il momento della requisitoria dell’accusa, affidata al pubblico ministero Fabio Picuti, e delle arringhe difensive.

Con estrema probabilità per la sentenza ci vorrà una ulteriore udienza.

L’udienza di oggi ha visto la prof Mulas bersagliata dal fuoco di fila delle domande delle parti.

Ha iniziato il pm Picuti, con quesiti di ampio raggio, inclusa l’analisi sulla scossa sismica delle 3.32.

Poi gli avvocati delle parti civili, quindi le difese e i loro consulenti di parte, in particolare l’ex sottosegretario Franco Braga.

L’avvocato Stefano Rossi si è concentrato sulle normative di riferimento, e poi sull’analisi dei verbali dell’assemblea di condominio con i quali fu assegnato l’incarico a Cimino.

Braga ha contestato le analisi statistiche sui materiali e le conclusioni sulla qualità del calcestruzzo.

“Penso di aver risposto puntualmente alle contestazioni della difesa ma sono un ingegnere, non un avvocato – ha dichiarato ad AbruzzoWeb la prof Mulas al termine dell’udienza – Quelli che c’erano si sono complimentati, è tutto quello che posso dire”.

Sui toni accesi nello scontro con i difensori e i loro legali, “se scrivo qualcosa in perizia, che so servirà con molta probabilità a condannare o assolvere qualcuno, ho studiato in lungo e largo a quel punto. O uno mi dimostra che ho sbagliato, mostrandomi i suoi conti, e io sono pronta ad ammettere di avere sbagliato – ha aggiunto – o sta solo cercando di ingarbugliare le carte in tavola e questo mi infastidisce fortemente e mi fa tirare fuori tutta la mia tenacia sarda”. Alberto Orsini