L’AQUILA – Così come per la casa dello studente, anche il processo sul crollo del Convitto nazionale dell’Aquila, dove morirono tre giovani, resta all’Aquila.
La decisione è della VII Sezione penale della Cassazione, che ha respinto per inammissibilità il ricorso avanzato dal legale di uno dei due indagati, il preside dell’istituto Livio Bearzi, difeso dall’avvocato del Foro di Roma, Paolo Guidobaldi.
Era stato quest’ultimo a presentare ricorso, chiedendo la remissione degli atti ad altro giudice, con trasferimento a Campobasso, perché all’Aquila, secondo la difesa, nell’inchiesta sul terremoto, non ci sarebbe un clima sereno per andare avanti con il processo.
L’altro indagato è Vincenzo Mazzotta, dirigente del settore scuola della Provincia dell’Aquila.
GUIDOBALDI: ”NON POSSIAMO CHE ACCETTARE LA SENTENZA”
L’AQUILA – “Per il profondo rispetto che nutro per la magistratura, non posso che ritenere giusta la sentenza della Corte di Cassazione”.
Questo il commento dell’avvocato Paolo Guidobaldi, legale di Livio Bearzi, preside del Convitto e uno dei due indagati nell’inchiesta sui crolli al Convitto nazionale, dopo che la VII sezione della Suprema Corte ha bocciato l’istanza di rimessione al giudice di Campobasso del processo, ritenendola inammissibile.
“Le sentenze – ha affermato Guidobaldi – vanno considerate giuste anche quando non ci convengono, non c’è alternativa”.
“Quando abbiamo depositato il ricorso – ha aggiunto – c’era un clima effettivamente complesso, gli animi erano eccitati, la situazione non tranquilla. Alcune riflessioni anche nostre possono aver contribuito a rasserenare gli animi. Non mi prendo meriti, ma all’inizio forse il clima era esagerato”.
Quanto ai giudici del capoluogo, Guidobaldi ha specificato che “in nessun passaggio del ricorso si parlava di sfiducia alla magistratura aquilana, ma solo di un clima complesso che influenzava anche noi. Per loro abbiamo rispetto e stima”.
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