L’AQUILA – Il sostituto procuratore generale della Repubblica Alberto Sgambati ha chiesto oggi la conferma della sentenza di primo grado nel processo di Appello per il crollo della Casa dello studente, avvenuto la notte del 6 aprile 2009 in occasione della scossa di terremoto che provocò la morte di 309 persone e la distruzione della città dell’Aquila. Nel crollo persero la vita otto giovani.
L’accusa chiede la conferma della condanna a 4 anni di reclusione, per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, nei riguardi di Tancredi Rossicone, Berardino Pace e Pietro Centofanti, ovvero dei tecnici autori dei lavori di restauro effettuati nel corso del 2000 allo stabile crollato.
Conferma di condanna chiesta anche per Pietro Sebastiani, tecnico dell’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) del capoluogo che gestiva la struttura, condannato in primo grado alla pena di anni 2 anni e 6 mesi di reclusione.
Al termine l’udienza è stata aggiornata al prossimo 28 aprile quando è prevista con estrema probabilità la sentenza.
Alcuni giorni fa è deceduto a 95 anni l’ingegnere aquilano Claudio Botta, il tecnico che progettò la Casa dello studente. Era uscito dal processo a causa della malattia.
Nell’udienza di questa mattina, gli avvocati difensori dei tre tecnici, Mercurio e Massimo Galasso, hanno chiesto di far entrare nel dibattimento nuove prove: una relazione di calcoli e dvd, frutto di una serie di simulazioni il cui contenuto, a loro dire, scagionerebbe gli imputati dalle accuse.
Ma il presidente del collegio giudicante, Luigi Antonio Catelli, si è riservato di decidere su questo punto al termine della fase istruttoria.
L’udienza è stata quindi aggiornata alla prossima settimana. In calendario sono previste le arringhe degli ultimi due avvocati, Attilio Cecchini e Angelo Colagrande che assistono Sebastiani, e le eventuali repliche e controrepliche.
Solo al termine di queste, il collegio deciderà se ritirarsi in camera di Consiglio oppure fissare una nuova udienza riaprendo la fase istruttoria.





