L’AQUILA – I cinque consiglieri leghisti “ribelli” e autosospesi dal partito tacciono, dopo la tempesta che hanno provocato: i due che sarebbero considerati più a rischio espulsione dagli organi nazionali del Carroccio, Manuele Marcovecchio, e Simone Angelosante, infatti hanno risposto ad Abruzzoweb ma sostanzialmente con un “no comment” sottolineando che il loro pensiero è stato espresso nella lettera denuncia di una gestione personalistica da parte del vertice regionale, che hanno inviato al leader, Matteo Salvini.
Parla invece il bersaglio dei cinque, il segretario regionale, il deputato aquilano Luigi D’Eramo, che però non commenta lo strappo. Anche se non rinuncia ad una stoccata: “comprendo che la fatica per raggiungere la rivoluzione del buonsenso non è per tutti, ma noi non ci faremo distrarre dalle alchimie di palazzo”, facendo capire in tal modo che lui e il partito vanno avanti come un treno, in particolare contro l’ala dura degli scissionisti.
Tuttavia, D’Eramo lascia una porta aperta ad Antonietta La Porta e Fabrizio Montepara, ai quali viene riconosciuto il lavoro nella recente campagna elettorale. Contrariamente a Marcovecchio, Angelosante e Antonio Di Gianvittorio, il quinto “ribelle”.
Tutto ciò mentre da Roma non ci sono segnali nei confronti della clamorosa protesta.
Sullo sfondo il tremendo sospetto, per non dire certezza che serpeggiante da giorni si fa largo nello stato maggiore sotto assedio della Lega, che tra i principali manovratori della clamorosa spaccatura sia niente meno che il presidente della Regione, Marco Marsilio e i vertici degli alleati “serpenti” di Fratelli d’Italia. Che in realtà stanno preparando da tempo la offensiva per depotenziare il Carroccio, azionista di maggioranza del centrodestra che governa la Regione, sferrata subito il voto amministrativo del 3 e 4 ottobre scorsi.
Ecco perché il caso è seguito con estrema attenzione anche da Roma e rischia di destabilizzare ancora di più il centrodestra che guida la Regione dal febbraio 2019, che appena superato indenne la boa della metà legislatura e in seno al quale prima forza è la Lega, con 10 seggi in aula su 17 e 4 assessori su 6 alla luce del 27,5% ottenuto alle elezioni regionali. A fronte dei 4 di Fdi e dei 2 di Fi.
Prima forza almeno fino ad ora: all’indomani di risultati agro-dolci alle elezioni amministrative, quando la Lega pur arginando l’onda lunga dei meloniani che nei sondaggi nazionali hanno superato i salviniani, non ha fatto meglio degli alleati, è esplosa la fronda contro D’Eramo, da parte di ben cinque consiglieri, che hanno scritto a Salvini, di cui D’Eramo è un fedelissimo, e al capogruppo Vincenzo D’Incecco: ricapitolando, sono i consiglieri Marcovecchio, ex sindaco di Cupello, presidente della Seconda Commissione “Territorio”, che nella sua Vasto, ha remato contro il candidato del centrodestra, Guido Giangiacomo sconfitto poi dal centrosinistra di Francesco Menna, il teramano Di Gianvittorio, ex vicesindaco di Notaresco, presidente della commissione Immigrazione, da tempo considerato un “non allineato”, il presidente della commissione Politiche europee, Angelosante, ex sindaco di Ovindoli, dove il 4 ottobre scorso è stato clamorosamente sconfitto dal maestro di sci Angelo Ciminelli.
Ed ancora la sulmonese La Porta, e il chetino Montepara, rispettivamente subentrati in consiglio per le nomine ad assessore di Emanuele Imprudente e Nicola Campitelli.
I cinque si sono autosospesi dall’attività del gruppo consiliare pur confermando la appartenenza al centrodestra.
Ciò significa che potrebbero andare al gruppo misto, con le mani libere per far ballare a piacimento la maggioranza.
Da Roma ancora non arriva nessuna risposta, in compenso si rafforza la voce di una possibile espulsione di Marcovecchio, accusato di “tradimento” a Vasto, dove va ricordato voleva essere lui il candidato e ha poi appoggiato una lista civica.
Contattati da Abruzzoweb Angelosante si è limitato a dire, “non c’è rispetto alla lettera che ho sottoscritto, nessuna virgola e punto da aggiungere”.
Sulla stessa linea Marcovecchio: “non ho nulla da aggiungere, è tutto scritto nella lettera”.
Parla invece il segretario D’Eramo.
“La Lega Abruzzo è concentrata a costruire la regione del futuro – spiega a questa testata -: economia, gestione dell’emergenza sanitaria, occupazione, sviluppo, sicurezza, crisi aziendali, agricoltura, ambiente. Questo è il mandato che ci hanno consegnato gli elettori e a questo mandato siamo e rimarremo fedeli”, ha detto a questa testata
Per poi aggiungere una sottolineatura al vetriolo: “Il lavoro prodotto è sotto gli occhi di tutti, gli abruzzesi sanno chi parla il linguaggio del fare e chi rincorre le vecchie e giurassiche metodologie del passato. La Lega lavora. Comprendo che la fatica per raggiungere la rivoluzione del buonsenso non è per tutti, ma noi non ci faremo distrarre dalle alchimie di palazzo”
Altro passaggio denso di significato di D’Eramo quello che tende la mano a due “ribelli”: ” il lavoro svolto dal consigliere Fabrizio Montepara a Lanciano insieme all’assessore Nico Campitelli e dalla consigliera Antonietta La Porta a Sulmona e a tutta la squadra Lega di entrambe le città, è stato un valore aggiunto importante. Infatti la Lega si conferma primo partito della coalizione nei due comuni, questo vuol dire che dove tutti lavorano per costruire i risultati arrivano”.
Tradotto: linea dura, e ulteriore attacco sottinteso per Angelosante, Marcovecchio e Di Gianvittorio, apertura invece agli altri due ribelli, La Porta e Montepara, di cui non a caso si riconosce il lavoro svolto.
Del resto, ai tre D’Eramo, non ha perdonato di essere andati al comizio del ministro Giancarlo Giorgetti a Roseto, dove il centrodestra ha perso, e di aver disertato il comizio di Salvini a Lanciano, dove il centrodestra, con il candidato Filippo Paolini e con la Lega primo partito, ha vinto al ballottaggio, unico caso delle cinque città abruzzesi sopra i 15mila abitanti al voto.
Lo stato maggiore della Lega però, se mostra i muscoli e cerca di dividere il fronte degli “ribelli”, non dorme certo sonni tranquilli, a pensare ai “mandanti”.
Si ha infatti la certezza che la fronda ha registi esterni, in Fratelli d’Italia, ed anche interni, nella Lega stessa, dove cresce evidentemente il malcontento nei confronti del segretario D’Eramo, che in ogni modo in consiglio gode del massimo appoggio del capogruppo D’Incecco, di Sabrina Bocchino, Simona Cardinali subentrata a Pietro Quaresimale nominato assessore, Luca De Renzis ed Emiliano di Matteo. E con cinque consiglieri, sottolineano fonti vicine al Carroccio, il controllo di Consiglio e Giunta resta invariato.
La regia esterna altri non è, questo il sospetto, quella dello stesso presidente Marsilio, che ha tutto l’interesse a rafforzare il suo partito in consiglio e fuori, a dispetto dell’alleato salviniano che ha più volte puntato i piedi e fatto ballare la sua maggioranza.
Operazione congelata prima del voto delle amministrative, e che ora può dispiegarsi, alla luce dei risultati in particolare nei cinque comuni sopra i 15mila abitanti nei quali si è andati al ballottaggio e nei quali Fdi è crescita di più dei salviniani, nel rispetto della tendenza nazionale
Secondo i meloniani, però, è tempo di passare all’incasso, anche in consiglio regionale, non con nuovi ingressi, come si era vociferato, anche perché le porte di Fdi sono chiuse, al netto dei tanti appetiti già da soddisfare in vista delle candidature alle elezioni politiche prossime e venture.
Ma lavorando più “di fino”, a svuotare la Lega all’Emiciclo, nei limiti del possibile.
Ed è proprio quello che accadrà con l’ingresso dei cinque salviniani nel gruppo misto, non più obbligati a seguire le direttive del partito, e con cui Fdi potrà dialogare in modo molto più agevole ed elastico.
Gruppo misto dove ci sono ora anche il teramano Marco Cipolletti, che è andato via dal Movimento 5 stelle, in dissenso contro la linea governista del M5s in appoggio a Mario Draghi, dopo aver subito l’emarginazione nella compagine pentastellata all’Emiciclo. Anche per lui si era vociferato di un approdo in Fdi, unica forza politica che è all’opposizione del governo delle larghe intese dell’ex presidente della Bce.
Al gruppo misto c’è infine anche ex Udc Marianna Scoccia, appena rieletta sindaco di Prezza, ex Udc all’Emiciclo, uscita dalla maggioranza un anno fa, stanca degli assidui attacchi della Lega, ma anche dell’ostilità di Marsilio, per la sua candidatura last minute, “rea” di essere moglie dell’ex assessore regionale di centrosinistra, per quanto “ribelle”, Andrea Gerosolimo, che ha malamente perso la partita di candidato sindaco Sulmona, dopo essersi clamorosamente ritirato al ballottaggio anche in seguito al rifiuto dell’alleanza con il centrodestra.
Nessuno di questi sette consiglieri nel limbo, entrerebbe in Fdi, ma potrebbe diventare un gruppo misto “satellite” e “amico” dei meloniani, per i quali conta soprattutto, giova ripeterlo, indebolire la Lega.
Dicevamo i presunti registi interni: si vocifera in ambienti politici di centrodestra tra essi ci sarebbe Gianfranco Giuliante, attuale presidente della società regionale dei Trasporti, la Tua, ex segretario organizzativo regionale del Carroccio, ex consigliere ed assessore regionale nella Giunta di centrodestra guidata da Gianni Chiodi. Per anni vicino a D’Eramo, per poi allontanarsene per non precisati motivi.
E ancora tra i “congiurati” si fa il nome dell’ex consigliere e presidente del consiglio regionale, Giuseppe Tagliente, ex sindaco di Vasto, e l’ex consigliere ed assessore di Fi Paolo Gatti, uomo forte della politica teramana, attualmente per sua scelta fuori dalla politica, e accostato più volte alla Lega, matrimonio mai celebrato. Anche se fonti vicine a quest’ultimo hanno negato con fermezza la circostanza.
Ecco infine alcuni passaggi della lettera inviata a Salvini: “La politica è ascolto, fare e coltivare il bene comune. La politica è anche coerenza, nonché divenire e assunzione di responsabilità. Da qualche tempo accusiamo personali e condivise situazioni di disagio all’interno del partito cui abbiamo convintamente aderito, determinate da talune discutibili scelte e azioni di indirizzo politico amministrativo del segretario regionale. Avvertiamo, quindi, la necessità di assumere una pausa di riflessione, sospendendoci al momento dal gruppo e nel contempo ribadendo pieno sostegno al governo regionale. Il nostro vuole essere semplicemente un passo di lato, con il quale non intendiamo sbattere nel chiudere porte, rimanendo aperti e pronti a ogni utile confronto”. (red)






