PESCARA – Il presidente auspica l’uso della psicanalisi, i ribelli rispondono invocando la psichiatria.

Su sgradevoli metafore legate alle malattie mentali volano gli stracci nel centrosinistra regionale, e stavolta esce allo scoperto contro i suoi l’assessore Donato Di Matteo, uno dei tre “congiurati” che stanno congegnando una sfiducia al presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, e al tempo stesso fomentando la nascita di una nuova maggioranza, assieme all’altro assessore Andrea Gerosolimo e al consigliere Mario Olivieri, entrambi di Abruzzo civico.

Ieri i tre “ribelli” hanno esplicitato in una conferenza stampa le loro richieste: metodo partecipativo, stop all’autoritarismo del governatore, in generale una “ferma richiesta di rettifica all’attuale linea politica” e in particolare “una politica più condivisa nelle scelte riguardanti sanità, turismo e cultura”.

Le repliche non sono state incoraggianti: in serata l’altro assessore Silvio Paolucci, nel corso di un incontro a Roma, ha liquidato la questione sulla sanità dicendo che “ora rispediamo al mittente ogni strumentalizzazione delle opposizioni e di qualcuno che dice di essere in maggioranza”.

Oggi il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ci ha messo il carico con un’intervista al Centro: “la psicanalisi serve anche in politica, ma io sono pronto a occuparmi anche di questo. Per arrivare a una decisione finale”.

Di qui la replica altrettanto velenosa di Di Matteo: “Vorrei simpaticamente ricordare al presidente D’Alfonso che di mestiere faccio il medico e quindi a volte mi è capitato di occuparmi di malattie psichiatriche, mentre con la psicoanalisi hanno più dimestichezza altri”.

Al suo collega di Giunta, poi, “tornando a questioni più prettamente politiche è incredibile la posizione assunta da Paolucci che sembra aver subito una mutazione genetica da quando è passato dal ruolo di segretario regionale del Partito democratico a quello di assessore regionale alla Sanità”.

“Ricordo a quest’ultimo che la mia storia politica parla per me: sono stato e sono un dirigente di questo partito e non un funzionario, che si è più volte sottoposto con successo al giudizio degli elettori. Sono stato eletto e faccio parte a pieno titolo di questa maggioranza che ha vinto anche grazie al mio contributo – rivendica Di Matteo – Ho fino a oggi votato tutti gli atti di questa amministrazione regionale, anche quando non li condividevo per pura disciplina di partito e di maggioranza, in particolare per quanto concerne la programmazione sanitaria”.

Di Matteo ricorda anche che “sono due anni che invoco una discussione all’interno del partito, del gruppo e della maggioranza e, dopo aver chiesto ripetutamente un confronto, l’unica risposta che ho avuto è stato un atteggiamento arrogante e irriverente da parte dell’assessore Paolucci, il quale nasconde dietro un volto apparentemente ‘angelico’, lui sì, un pensiero tipicamente novecentesco”.

“Ritengo che i peggiori siano proprio quelli che pensano, dicono e scrivono cose diverse a seconda delle persone che hanno davanti e dei luoghi in cui si trovano. Se alla richiesta di una franca discussione si risponde con una netta chiusura, vuol dire che abbiamo perso le ragioni della nascita e dell’essenza del Partito democratico”, sbotta poi.

“Le eventuali ricadute positive sul territorio delle azioni messe in atto dall’esecutivo rischiano di essere vanificate da questi atteggiamenti negativi – conclude Di Matteo – È opportuno che il partito e il presidente riflettano su tali atteggiamenti, al fine di non incorrere in ulteriori errori di valutazione”.