L’AQUILA – “L’emergenza coronavirus ha bloccato in partenza la fase due del reddito di cittadinanza. Una ragione in più per ripensare questo strumento, visto che lo scenario è completamente mutato”. 

Ad esserne convinto è l’assessore al Lavoro e al Sociale, Piero Fioretti, della Lega. E la sua non è una preoccupazione isolata ed eccentrica.

Come altrove i beneficiari del sostegno economico introdotto dal governo Lega-M5S a marzo 2019, vivono anche in Abruzzo nel limbo. Dei quasi 14 mila che ricevono in regione un assegno mensile in media di 520 euro, 9 mila dopo i colloqui effettuati fino a febbraio sono risultati “abili al lavoro”, e avrebbero già dovuto aver trovato una occupazione, grazie all’assistenza dei 54 navigator, retribuiti dall’estate 2019 con circa 2.200 euro lordi al mese più rimborsi forfettari.

Oppure avrebbero già dovuto obbligatoriamente aderire, per mantenere il beneficio, ai Puc, i Progetti utili alla collettività, in applicazione al decreto del ministero del Lavoro pubblicato in Gazzetta ufficiale l’8 gennaio.

Rendersi cioè disponibili a prestazioni non retribuite, dalle 8 alle 18 ore settimanali, al servizio dei Comuni di residenza, “in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni pubblici”.

Molti Comuni avevano già elaborato e comunicato progetti per impiegare i percettori del reddito. Poi da inizio marzo tutti si è fermato, con lo scoccare del lockdown.

I beneficiari hanno continuato a percepire l’assegno, in alcuni casi integrato con i bonus del Cura Italia. I navigator a percepire lo stipendio, senza poter svolgere la mansione per la quale sono pagati, o solo in minima parte, visto che l’economia si è fermata come in un incantesimo.

Il tempo però sta scadendo, visto che il beneficio avrà una durata di massimo 18 mesi. E nel nuovo scenario, con milioni di nuovi potenziali disoccupati a causa della pandemia economica, non sarà cosa facile per il governo Conte, rifinanziare la misura tal quale, e non mettere mano ad uno strumento che non si attaglia più al nuovo e ben più drammatico scenario.

A confermarlo anche le parole dell’assessore Fioretti.

“In questi tre mesi i centri dell’impiego e i navigator hanno potuto fare ben poco, in termini di incrocio della domanda con l’offerta. Anche l’interlocuzione con i Comuni per attivare i Puc si è bloccata, proprio nel momento cruciale, visto che l’obiettivo era quello di attivare i progetti non oltre l’estate, cosa ora impossibile”.

Una delle possibili occupazioni per introdurre i percettori del reddito al mondo del lavoro erano ad esempio i lavori stagionali nel settore del turismo, della ristorazione, dei servizi.

Tra i più colpiti dalla crisi covid, tanto che registrano tra le maggiori emorragie di forza lavoro.

“il problema è che questo strumento va ripensato – spiega Fioretti -. Il bisogno di assistenza è mutato, con la fine della buona parte della cassa integrazione in deroga a settembre, e poco cambia se sarà prorogata di quale mese, con i numeri del calo del pil che fanno rabbrividire, anche per le mancate risposte del governo, avremo un nuovo esercito di disoccupati, nuove povertà a cui dare risposta, e sarà difficile trovare un lavoro ai percettori del reddito portare a termine la fase due, che poi era il vero obiettivo di una misura che non era stata pensata come mero assistenzialismo”.

E aggiunge, “al tavolo ministeriale ho fatto la proposta di rivedere intanto i parametri di accesso. Chi ha perso il lavoro a causa del lockdown, e sono tati anche in Abruzzo, dovrebbe poter avere lo stesso diritto di altri ad accedere a questo sostegno. E dunque come requisito deve valore il reddito aggiornato a giugno di quest’anno. Non come ora, quello del 2019, quando magari una persona oggi disoccupata lavorava”.

Da leghista Fioretti poi fa un riflessione sui voli charter arrivati dal Nord Africa anche in Abruzzo pieni di maestranze da impiegare per i lavori agricoli.

“Questo accade mentre tanti percettori del reddito non hanno dato disponibilità a essere impiegati in questo tipo di mansioni come la legge gli consente, hanno preferito mantenere l’assegno, rifiutando offerte da imprese agricole, in attesa di un’altra proposta. A mio modo di vedere andrebbero previste dunque tipologie di Progetti utili alla collettività, non solo con gli enti pubblici, ma anche nel settore agricolo, con operatori privati uniti da progetti di filiera alimentare, dove serve manodopera, dove si può trovare una nuova e dignitosa vocazione professionale, da accettare obbligatoriamente se intanto si vuole mantenere il beneficio”. (f.t.)