TERAMO – Sasso nello stagno o ipoteca sulla carica di assessore? Replicando al coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Giandonato Morra, regista dell’azzoppamento della sua maggioranza, il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, non lo dice esplicitamente, ma lascia intendere che il vero motivo della crisi è la conquista della cara vecchia “poltrona”.
E questo vale non solo per Fdi, ma anche per gli altri malpancisti della maggioranza: i civici che fanno riferimento al consigliere regionale Mauro Di Dalmazio, ovvero Guido Campana e Angelo Puglia, e Alfonso Di Sabatino Martina, Popolari con Teramo, vicino all’assessore regionale, ora di centrosinistra Andrea Gerosolimo.
Tutti i ribelli sono accomunati dall’assicurare che, per loro, un posto in Giunta è l’ultima delle richieste e dei problemi, proprio come dicono i sodali di Morra Raimondo Micheli e Domenico Sbraccia.
Scettico il primo cittadino, per il quale “per gli esponenti e le forze politiche della maggioranza è assolutamente legittimo chiedere maggiore peso, ambendo anche a entrare in Giunta, vorrei però far notare che ci sono sfide e problemi da affrontare per Teramo ben più impellenti. E in questi giorni, visto che la nostra maggioranza è ancora solida, con 17 voti quando la minoranza ne ha 12, ci stiamo comunque occupando di dare risposte ai cittadini”.
L’ultima e annunciata tegola, per citarne uno di questi problemi, è la chiusura della prefettura, da accorpare a quella dell’Aquila, con la perdita di servizi e posti di lavoro in loco, come sembrerebbe essere confermato dall’elenco del ministero dell’Interno, reso noto dalle forze sindacali, con le 23 città italiane dove le prefetture dovranno sparire, tra cui appunto Teramo.
“Sto verificando la notizia e se i timori saranno confermati, ci sarà da fare una durissima battaglia, durante la quale tutta maggioranza dovrebbe fare quadrato”, avvisa Brucchi.
Per le battaglie servirebbe, però, anche una truppa compatta, non distratta dai rimpasti e appetiti di potere.
“Certo, non nego i problemi – incalza il sindaco – ma a Fratelli d’Italia e agli altri consiglieri critici ricordo che sono loro stessi ad assicurare che la questione è politica, e non di poltrone, che il loro malumore nasce dalla necessità di una verifica dell’azione amministrativa che nessuno ha mai negato loro ed è, anzi, già in corso. E allora prima parliamo di contenuti, e sono pronto ad accogliere e ogni proposta costruttiva, poi può venire tutto il resto”
Insomma, il rimpasto va servito eventualmente come ultima portata. “Certo è che chi dice di volere subito l’azzeramento della Giunta – osserva Brucchi – non mi sembra essere coerente rispetto al dichiarato disinteresse per posti di comando”.
A tal proposito c’è chi, come Di Sabatino, ha proposto non solo l’azzeramento dell’esecutivo, ma il ritorno a Teramo, in veste di assessori salvatori della patria, dei consiglieri regionali Paolo Gatti e Gianni Chiodi e del parlamentare Paolo Tancredi, tutti e tre dominus della politica teramana, anche all’interno del consiglio. Gatti in particolare è il punto di riferimento della lista Futuro in, che annovera ben sette consiglieri di maggioranza.
“È una boutade, una provocazione – liquida però la proposta Brucchi – lo ha ammesso lo stesso Di Sabatino. Gatti, Tancredi e Chiodi sono preziosissime risorse già nei loro ruoli”.
C’è poi chi, tra le voci critiche della maggioranza, propone anche di ridurre il numero delle poltrone in Giunta, che ad oggi sono 9. Proposta fatta anche dai consiglieri di Fratelli d’Italia. E in questo caso a difendere il numero delle “cadreghe”, decisivo del resto per avere più ampi margini di manovra in vista del rimpasto chiarificatore, è lo stesso Brucchi.
“Non diciamo fesserie: tutti gli altri Comuni capoluogo hanno una Giunta a 9. Abbiamo ridotto anche i compensi degli assessori, che prendono 1.500 euro di indennità. Siamo tra i Comuni più virtuosi d’Italia e non accettiamo lezioni da nessuno”, conclude.






