AVEZZANO – E’ il giorno della verità, o almeno di qualche certezza in più, per la drammatica vertenza della cartiera Burgo di Avezzano, che ad agosto ha interrotto la produzione, lasciando a casa oltre 200 operai.
Dopo il corteo di lunedi scorso, con tanto di occupazione dell’autostrada parte delle maestranze, oggi a Roma è infatti previsto un incontro, non certo il primo, al Ministero dello sviluppo economico, tra i rappresentanti del governo, non si ancora chi, della Burgo Group di Vicenza, si presume l’amministratore delegato Paolo Mattei, e la delegazione abruzzese con in testa in vicepresidente di regione e assessore alle attività produttive Giovanni Lolli.
“Da questo incontro – spiega Lolli – ci aspettiamo due cose, nella consapevolezza che la vertenza è molto difficile. La prima è che sia indicato il percorso verso il futuro dello stabilimento, ovvero che venga messo sul tavolo un nuovo progetto industriale. Ci sono manifestazioni di interesse, imprenditori disposti a rilevare l’attività e riconvertirla. La seconda richiesta, connessa alla prima, è che la proprietà riavvii subito la produzione, riaccendendo le macchine, perché se rimangono ferme si rischia il loro deterioramento. Ed è un segnale importante per la vitalità dell’azienda e la sua possibilità di futuro”.
Un futuro possibile, hanno più volte sottolineato i lavoratori, perché il livello professionale ad Avezzano è molto alto, e il mercato della carta e della cellulosa non è affatto in crisi, basta vedere i bilanci in attivo della Burgo Grup, uno dei principali produttori europei . Tutto sta a riposizionarsi, svincolandosi dalla produzione della carta patinata, che questa si risente negativamente della crisi dell’editoria.
La Regione Abruzzo sul tavolo metterà da subito a vantaggio dei futuri investitori la defiscalizzazione per l’utilizzo dell’acqua proveniente dal fiume Liri da cui la cartiera Burgo attinge per la produzione. A cui si aggiungeranno, garantisce Lolli, “altre agevolazioni e aiuti attingendo dai fondi europei per le attività produttive, che però potranno essere definiti non appena sarà possibile valutare l’eventuale piano industriale”.
Ma, avverte Lolli, “se ci sarà chiusura totale da parte della Burgo, allora la nostra reazione sarà molto ostile”.
Per prima cosa infatti sarà revocata la concessione idroelettrica, e poi sopratutto all’attuale proprietà sarà chiamata a rispondere dei residui di amianto e dei prodotti di scarto tuttora presenti nello stabilimento.
“La Burgo deve capire che litigare, abbandonare da un giorno all’altro il territorio avrà per lei un costo molto salato”, minaccia Lolli.



