L’AQUILA – La Procura distrettuale antimafia dell’Aquila riapre il caso della cosiddetta “cricca” sugli appalti per il terremoto.
Un’inchiesta sulle raccomandazioni nei confronti del consorzio Federico II, sulla quale c’è stato il proscioglimento da parte del Gup, Giuseppe Romano Gargarella, perché il fatto non sussiste, del coordinatore nazionale del Pdl, il parlamentare Denis Verdini, e del suo amico, l’imprenditore Riccardo Fusi, presidente del colosso Btp, per i quali era stato chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di tentativo di abuso d’ufficio.
Il sostituto procuratore Stefano Gallo ha aperto una nuova inchiesta che vede al centro delle indagini una lettera dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, l’abruzzese Gianni Letta, all’allora capo della Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, anch’egli sottosegretario, inviata nel periodo della emergenza seguita al terremoto del 6 aprile 2009.
LA LETTERA
Nella missiva, pubblicata da repubblica.it, Letta, solo sfiorato dal primo filone di inchiesta, caldeggia a Bertolaso un incontro, sollecitato da Verdini, con gli imprenditori del consorzio Federico II, nato dopo il terremoto secondo l’accusa per accaparrarsi appalti per la ricostruzione, del quale oltre a Fusi fanno parte gli imprenditori aquilani Ettore Barattelli, presidente, archiviato prima della richiesta di rinvio di giudizio, Romano Marinelli ed Emidio Vittorini.
Nella lettera viene citato l’incontro avvenuto a palazzo Chigi tra lo stesso Letta, Verdini, Barattelli e rappresentanti della Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila, tra cui l’ex direttore generale, Rinaldo Tordera, vicini agli imprenditori aquilani, un incontro che è nel fascicolo del primo filone.
Letta chiede a Bertolaso di trovare dieci minuti del proprio tempo da dedicare a Fusi, sottolineando “come potrai facilmente immaginare, non posso sottrarmi a tale richiesta”.
La lettera è anche al centro del ricorso della procura antimafia aquilana presentato alla Corte di cassazione contro la sentenza di proscioglimento del Gip Gargarella, per il quale la missiva di Letta, inserita in extremis nel fascicolo, è solo una semplice raccomandazione.
LA ”SOFFIATA” ARRIVATA IN FOTOCOPIA
Secondo quanto si è appreso da fonti della procura distrettuale antimafia dell’Aquila, la lettera è arrivata in fotocopia e in forma anonima: il pm Gallo, che nei mesi scorsi ha lavorato insieme al sostituto della direzione nazionale antimafia Olga Capasso, distaccata all’Aquila per rafforzare il pool contro le infiltrazioni mafiose, ha ordinato una perizia e altre indagini tecniche per stabilire l’autenticità.
Al vaglio della procura un nuovo interrogatorio a Bertolaso, già sentito nel primo filone come persona informata sui fatti, e la convocazione di Letta.
Gallo, nel ricorso in cassazione, scrive che “vi fu una serrata attività di orientamento e condizionamento delle scelte statuali per l’affidamento dei lavori post-sisma”.
Per il pm la lettera di Letta a Bertolaso e quella per mail di Verdini a Letta, sono prove rilevanti nel castello accusatorio secondo cui il consorzio si sarebbe accaparrato appalti grazie all’intervento di personaggi influenti tra cui Letta e Verdini, quest’ultimo amico di vecchia data di Fusi, fin dai tempi in cui il coordinatore del Pdl era alla presidenza del credito cooperativo fiorentino.
Le indagini del primo filone hanno dimostrato che il consorzio Federico II non ha preso mai direttamente appalti dalla Protezione civile nazionale durante l’emergenza terremoto.



