L’AQUILA – Lo stato d’emergenza è finito, ma la la pandemia no. Il numero di vittime continua ad essere alto, come pure quelle dei ricoveri.

In Abruzzo ieri sono tornati a crescere i  posti letto in area medica occupati, con un più 13, e sono stati altri 5 i morti, due di fuori regione, e poi una 76enne dell’Aquila, un 81enne di Teramo e un 72enne di Tortoreto.

A fronte di 1.800 nuovi casi, il numero degli attualmente positivi supera quota 43mila a fronte di poco più di 800 guariti.

In base ai dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), l’occupazione dei posti nei reparti ospedalieri di ‘area non critica’ da parte di pazienti Covid è ferma al 15% in Italia (un anno era al 43%) ma cresce in 7 regioni, arrivando a superare il 20% in 7 regioni: tra queste anche l’Abruzzo, con un più 22%, e lo stesso accade in Umbria (40%), Calabria (32%), Basilicata (27%), Sicilia (26%), Marche (23%), Puglia (23%),  L’occupazione delle terapie intensive, invece, è stabile al 5% in Italia, mentre esattamente un anno segnava il 41%, ma raggiunge il 10% in Calabria e il 12% in Sardegna.

In Italia le vittime sono state ieri 118, in calo rispetto alle 129  del giorno precedente. Il tasso di positività è al 14,7%, sostanzialmente stabile rispetto al 14,8% di ieri. Sono 489 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, 4 in meno di ieri nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono 42. I ricoverati nei reparti ordinari tornano invece sopra quota 10mila: sono 10.017, ovvero 68 in più rispetto a ieri.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, nella trasmissione Mezz’ora in più di Rai 3 ha detto. “Sarebbe antistorico affrontare pandemia come abbiamo fatto due anni fa. Ora non siamo più in una fase di emergenza, ma servono ancora prudenza e gradualità, bisogna lavorare per rafforzare il Servizio sanitario nazionale, dobbiamo continuare a usare la mascherina, occorrono cautela e attenzione”.

L’agenzia britannica per la Sanità ha intanto annunciato che sta monitorando con attenzione una nuova mutazione del coronavirus che è stata riscontrata finora in 600 persone.

La nuova variante, chiamata Xe, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità potrebbe avere una contagiosità del 10% maggiore rispetto a Omicron 2. Per il momento però, almeno finché non verranno verificate “significative differenze nella trasmissibilità” a causa della mutazione, la variante verrà considerata appartenente al ceppo Omicron.

Intanto per la terza decade di aprile è in programma una valutazione relativa all’uso delle mascherine, per decidere come orientarsi a partire del primo maggio, data attualmente prevista per la fine dell’obbligo di indossarle nei luoghi chiusi, ha detto il ministro della Salute. “Continuo a considerare le mascherine fondamentali. In questo momento sono obbligatorie al chiuso e – ha detto il ministro – ne valuteremo l’utilizzo nella terza decade di aprile, per capire bene quali scelte compiere dal primo maggio”.

E’ attesa la prossima settimana un’indicazione condivisa della Commissione Europea sulla quarta dose del vaccino anti-Covid, ha detto  Speranza, nella trasmissione Mezz’ora in più di Rai 3. “Sulla quarta dose penso che a livello eurpeo abbiamo fatto una scelta giusta: martedì – ha detto il ministro – c’è stata la riunione dei ministri della Salute e, su mia proposta, la Commissione Europea la prossima settimana darà un’indicazione condivisa. Tutti i Paesi, come sempre avviene, stanno studiando e stanno approfondendo i dati. Si rischiava che ognuno decidesse una cosa diversa”.