L’AQUILA – L’Italia corre verso le prime riaperture del 26 aprile, annunciate da Draghi. Arriverà il ‘pass’ per gli spostamenti, le cui caratteristiche si andranno meglio delineando nelle prossime ore, mentre da lunedì 19 saranno 6 milioni e 850 mila gli alunni presenti a scuola sugli 8,5 milioni delle scuole statali e paritarie. 657mila quelli ancora a casa in Dad. Rimane per gli studenti il nodo dei trasporti e dei tamponi veloci e non si arrestano intanto le polemiche dei ristoratori, sul nodo dell’ obbligatorietà di servizio all’aperto che – secondo gli addetti ai lavori – sembra scritta da chi non conosce affatto il mercato.
In particolare, ai più appare come una vera e propria presa in giro, tanto che Matteo Salvini ha cchiesto di anticipare le riaperture al chiuso e cancellare il coprifuoco delle 22 e Giorgia Meloni che ha parlato invece di “passi indietro”. A piazza del Popolo, a Roma, intanto mille lavoratori dello spettacolo sono stati protagonisti di un flashmob con i bauli, che ha portato oltre 1000 (più molti altri lungo le transenne) fra artisti, tecnici, organizzatori, a manifestare, nel rispetto delle misure anticovid, per farsi ascoltare dal governo.
Tutti vestiti di nero, utilizzando come simbolo i tipici grandi bauli dello stesso colore usati per trasportare attrezzature, scenografie e strumenti necessari per gli spettacoli e i concerti. L’evento, che vede unite decine di sigle, come Unita, Sarte di scena, passando fra le altre per Fedas, Rock In Roma, Arci Roma, Coordinamento Stage. La musica che gira, ha mescolato silenzio e ritmi creati sbattendo le mani, i pugni o le parti superiori dei bauli o scandendo a gran voce i giorni di inattività accumulati finora a causa della pandemia, 419.
Un mare in nero completato dalle maschere sui volti, a simboleggiare l’anonimato nel quale li ha lasciati la politica ma anche l’unità con cui manifestano.
Davanti ai bauli anche volti noti come, fra gli altri, Fiorella Mannoia, Giuliano Sangiorgi, Max Gazzè, Emma, Daniele Silvestri, Manuel Agnelli, Alessandra Amoroso, Diodato, Roy Paci. “Essere qui è fondamentale – ha spiegato all’Ansa Emma -. Devo tutto agli operatori della musica, senza di loro non sarei potuta salire su un palco in tutti questi anni. Devono essere trattati con gli stessi diritti di tutte le persone che lavorano”. Tra le richieste dei manifestanti: l’immediata istituzione di un fondo da erogare in soluzioni mensili a tutte le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo, anche discontinui e partite Iva; un immediato sostegno economico per le imprese della filiera basato sul fatturato annuo legato a spettacoli ed eventi e un’immediata calendarizzazione di un tavolo interministeriale per definire modelli graduali di ripartenza del settore.
“Sono qui con voi per dimostrare che non abbiamo paura di salire su quel palco – ha detto Renato Zero salutando i manifestanti poco prima dell’inizio del flash mob, terminato con tutti i partecipanti in piedi sui bauli -. La musica ha sempre guarito i cuori di tutti. Questi governi guardino con un pochino più di attenzione al nostro destino”. Tra le persone in piazza anche giovani famiglie come quella composta da Luca, tecnico del suono, Elisa, ballerina, e il loro piccolo di un anno e mezzo: “Siamo qui per dare un messaggio – spiega Luca -. Noi amiamo il nostro lavoro anche se spesso ci fa fare orari assurdi. I pochi fondi erogati in quest’anno di inattività non ci consentono neanche di arrivare a fine mese, ma noi più dei sussidi, vogliamo riprendere a lavorare”.
Ora che il governo ha dato una prima data per la ripresa degli eventi e la riapertura degli spettacoli, il 26 aprile, “faremo di tutto per ripartire appena possibile – dice Fiorella Mannoia – perché corriamo il rischio di perdere sennò tutte queste professionalità. Saremo attentissimi e ligi, come abbiamo fatto anche negli ultimi concerti che ci avevano concesso di fare. L’importante è garantire il lavoro”. Per Francesco, organizzatore quarantenne di eventi, “in realtà solo un 10% di noi potrà ripartire nei prossimi mesi. La maggior parte riprenderà l’attività nel 2022: le limitazioni sul numero degli spettatori non permettono a molti di programmare gli eventi”. È importante “essere qui, per dare voce a chi è dietro il palcoscenico – ha sottolineato Max Gazzè -. Ai lavoratori dello spettacolo servono maggiori tutele. Questo è un percorso che dovrà proseguire anche a livello parlamentare. Siamo qui per sostenere le rockstar che sono dietro al palco. Senza di loro nulla potrebbe accadere”. In piazza fra gli altri anche insegnanti di danza come Emanuela, arrivata da Venezia, Elisabetta da Perugia e Cinzia da Imola: “Nei discorsi sulle riaperture delle scuole di danza ancora neanche si parla -dicono – è come se ci avessero cancellato”.
Conto alla rovescia verso le riaperture del 26 aprile annunciate dal premier Mario Draghi, con l’incognita del pass per gli spostamenti tra regioni e l’accesso ad eventi. Sul tema lunedì si confronterà il Cts; tra le ipotesi in campo c’è quella di un’app con un codice Qr sul modello di quella israeliana e quella cui sta lavorando anche l’Unione Europea, ma ci vorrà del tempo per attivarla; dal 26 potrebbe così bastare una certificazione che dimostri una delle 3 condizioni richieste: vaccinazione, test negativo, guarigione. Sarà il Consiglio dei ministri tra martedì e mercoledì prossimo a varare un decreto con le nuove regole ed il ritorno delle zone gialle.
Il pass – è l’indicazione di Palazzo Chigi – servirà a spostarsi tra regioni di colore diverso e ad andare allo stadio, a concerti o altri eventi. Sulle esatte condizioni da rispettare (vaccinazione, guarigione, tampone negativo, ad esempio 48 ore prima prima dello spostamento) si pronuncerà il Cts cui il Governo ha chiesto un parere. Si passerà poi alla realizzazione tecnica, che non si annuncia breve, ma l’intenzione è di procedere in linea con l’app europea che dovrebbe diventare pienamente operativa a luglio. Il pass italiano dovrà essere interoperabile con quello Ue. Potrebbe trattarsi di un codice Qr da esibire sul cellulare o da stampare. Dovrà essere superato il vaglio del Garante della Privacy. Rispetto al precedente dell’app Immuni, che non è decollata, a favorire la diffusione della certificazione tra gli italiani sarà l’interesse ad averla per poter viaggiare o assistere agli eventi. Ma c’è già chi protesta, anche nella stessa maggioranza.
Il pass – è l’indicazione di Palazzo Chigi – servirà a spostarsi tra regioni di colore diverso e ad andare allo stadio, a concerti o altri eventi. Sulle esatte condizioni da rispettare (vaccinazione, guarigione, tampone negativo, ad esempio 48 ore prima prima dello spostamento) si pronuncerà il Cts cui il Governo ha chiesto un parere. Si passerà poi alla realizzazione tecnica, che non si annuncia breve, ma l’intenzione è di procedere in linea con l’app europea che dovrebbe diventare pienamente operativa a luglio. Il pass italiano dovrà essere interoperabile con quello Ue. Potrebbe trattarsi di un codice Qr da esibire sul cellulare o da stampare. Dovrà essere superato il vaglio del Garante della Privacy. Rispetto al precedente dell’app Immuni, che non è decollata, a favorire la diffusione della certificazione tra gli italiani sarà l’interesse ad averla per poter viaggiare o assistere agli eventi. Ma c’è già chi protesta, anche nella stessa maggioranza.






