TERAMO – “La filiera agroalimentare con le sue imprese agricole non si fermerà. Continueremo a produrre cibo per le nostre tavole, nonostante la situazione emergenziale e la nuova ordinanza di chiusura per la nostra Regione. È doveroso un mio appello all’acquisto di prodotti italiani per ammortizzare le perdite dovute dall’emergenza sanitaria”.
Parole positive quelle di Emanuela Ripani, presidente della Federazione provinciale Coldiretti Teramo, al suo secondo mandato, imprenditrice zootecnica di Pietracamela, località Prati di Tivo, rilasciate ad Abruzzoweb, con l’entrata in vigore della nuova ordinanza che ha siglato il passaggio dalla zona gialla a quella arancione della Regione Abruzzo, per il rischio riguardante l’emergenza Covid-19.
Tra le nuove misure restrittive la chiusura di agriturismi, insieme al divieto di spostamento e alla chiusura del settore ristorazione, è una scure che con molta probabilità si abbatterà sulle imprese del settore primario, già in difficoltà dopo la prima fase d’emergenza con il lockdown e che con fatica stanno recuperando gli ingenti costi andati perduti nella primavera scorsa. A farne le spese non è infatti solo il settore dell’agriturismo, ma tutto l’indotto produttivo che ne è legato, ossia la filiera agroalimentare che va dalla raccolta dell’uva a quella delle olive, con la produzione di vino ed olio, dalla produzione di carne a quella del pesce, dai salumi ai formaggi. Tutte imprese che servono anche ristoratori del territorio.
Il fatto confortante per il momento è che sia stata scongiurata chiusura totale che permette la continuazione della produzione del prodotto finale poi sulle nostre tavole: “L’agriturismo è uno dei settori che ricade su tutta la filiera agroalimentare: dal vino, all’olio, dalla carne, al pesce, dai salumi ai formaggi. Avendo anche una ripercussione più ampia sull’indotto della ristorazione che viene in parte bloccata, di certo essere all’interno della zona arancione non aiuta il nostro territorio già ferito economicamente” spiega l’imprenditrice Ripani, che però aggiunge “fortunatamente per ora le imprese agricole non si fermano, continuano a produrre cibo e a garantirlo sulle nostre tavole, a livello provinciale, regionale e nazionale”.
Sulla possibilità di fare l’asporto, come per bar e ristoranti, Ripani evidenzia immediatamente un ostacolo che incontrano in realtà gli agriturismi: “sicuramente anche gli agriturismi possono usufruire di questo vantaggio dell’asporto ma si tratta di una misura molto limitata, poiché spesso queste strutture non sono presenti in zone urbane ad alta densità demografica. Questa è una difficoltà conclamata date le restrizioni previste con l’ultimo dpcm per le regioni, come ora anche l’Abruzzo, in zona arancione”.
E se questo fosse l’unico limite si potrebbe dire di essere a cavallo ma non è così. L’imprenditrice teramana precisa che “durante il periodo del lockdown c’è stata una mancanza della manodopera che ancora permane, la maggior parte di questa nelle nostre imprese è extranazionale e quindi per chi non ha un’azienda familiare trovarsi senza collaboratori è stato un vero e proprio dramma, come ad esempio per la raccolta dell’uva o delle olive. Questo comporta una grandissima difficoltà che non si concentra in un unico settore specifico, coinvolge tutta una serie di filiere dell’agroalimentare e va ad aggiungersi ad altre difficoltà già in corso, come per esempio quella burocratica ed economica”.
Non solo, un’altra possibile criticità “è il calo del consumo, conseguenza di uno stop di tutte queste filiere legate in automatico al settore dell’agriturismo e della ristorazione. Infatti, le difficoltà che le nostre imprese hanno avuto durante il primo lockdown, molto probabilmente ci saranno di nuovo, e nella fattispecie le maggiori imprese a soffrire sono state quelle di allevamento soprattutto quello caprino che ha trascinato con sé la produzione del latte e quindi ha causato perdite al costo del prodotto finito. Per esempio, il settore della carne ha subito forti perdite a livello di costi se pensiamo alla carne di agnello che nel nostro territorio è servito nei ristoranti in quanto prodotto tipico e con la chiusura della ristorazione nella prima fase si è fermata anche una filiera importantissima quale appunto della carne. Da qui la preoccupazione di tutti gli imprenditori per questa nuova fase di semi chiusura”.
Una boccata d’ossigeno viene data dal Decreto Ristori Bis, pubblicato il 9 novembre, riguardante l’esonero contributivo allungato al mese di dicembre per un impegno finanziario di circa 112 milioni di euro per il 2020 e riconosciuto ai datori di lavoro delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura e agli imprenditori agricoli professionali, ai coltivatori diretti, ai mezzadri e ai coloni. Al riguardo l’imprenditrice commenta positivamente, chiarendo però di non avere attualmente dati alla mano: “queste sono misure fortemente volute da Coldiretti soprattutto sull’alleggerimento del costo del lavoro, speriamo possa essere un supporto aggiuntivo per le nostre imprese che in questo momento hanno delle grandi difficoltà”.
Se al momento allora “non possono farsi previsioni precise” ma attendere soltanto l’evoluzione della situazione sanitaria, la presidente provinciale di Coldiretti fa un appello: “comprare prodotti italiani, oltre che a km 0, in modo tale da far girare l’economia sui nostri territori e ammortizzare in parte le perdite dovute a questa situazione complessa”.






