ROMA – Ancora disordini, in Italia, contro le misure restrittive volte a contenere l’avanzata dei contagi. Dopo i tafferugli di Torino, Napoli e Firenze e mentre il Governo valuta di imprimere una nuova stretta, soprattutto a fronte delle crescenti difficoltà del sistema sanitario nazionale, a partire dalle prossime ore, stasera è la volta di Roma.
In particolare, nella capitale erano già previsti tre cortei. Il primo organizzato dalle dalle Mascherine Tricolori insieme a commercianti e partite Iva a Campo de Fiori, nel corso del quale manifestanti e polizia sono venuti a contatto nel momento in cui è stata indetta una protesta non organizzata, dispersa poco dopo che la folla ha fronteggiato a mani alzate le forze dell’ordine intonando l’inno nazionale.
A Piazza dell’Indipendenza, invece, gli agenti hanno creato un cordone di fronte a 500 manifestanti appartenenti agli Antagonisti. Disordini si sono registrati nei pressi dell’Università La Sapienza, fumogeni e petardi sono stati lanciati verso il cordone della polizia. Le Forze dell’ordine hanno alla fine allontanato i manifestanti con i blindati e con agenti in tenuta antisommossa e, in base a quanto si apprende, ci sarebbe anche un ferito.
Il tutto mentre si fa sempre più concreta l’ipotesi di ulteriori restrizioni. Il piano è già pronto per le città metropolitane, in prima fila Milano a seguire Napoli, Bologna, Torino e Roma, tutta osservate speciali e vicinissime al lockdown, con il giro di vite che si dovrebbe realizzare entro lunedì prossimo. Ma non solo.
In Italia, sono infatti 31mila 758 i casi registrati oggi secondo il bollettino del ministero della Salute, mentre l’incremento delle vittime è di 297 in sole 24 ore. E’ pari al 14,7% il rapporto fra casi positivi e tamponi, calcolato sulla base dei dati epidemiologici diffusi il 31 ottobre dal ministero della Salute. Il valore massimo finora registrato in questa seconda ondata della pandemia.
Una stretta a livello locale nelle zone del territorio nazionale dove l’indice Rt è più alto: sarebbe questa la prima ipotesi a cui, in queste ore, sta lavorando il Governo, per scongiurare l’ipotesi di misure restrittive di portata nazionale. Del tema, a quanto riferito da fonti dell’esecutivo, si sarebbe parlato nella riunione pomeridiana a palazzo Chigi tra Giuseppe Conte, i capi delegazione ed il Cts. Il premier e la maggioranza dovrebbero tornate a riunirsi domani.
Il Governo starebbe inoltre valutando di imprimere una stretta anche agli spostamenti tra le Regioni. Del tema sarebbe stato discusso sempre nel corso della riunione a palazzo Chigi, ma ancora non sarebbe stata presa nessuno una decisione. Predisporre hotel Covid dove ospitare persone che non avendo spazio a casa per isolarsi rischiano di contagiare i familiari, l’altro argomento trattato oggi dai vertici governativi.
L’Europa, intanto, richiude progressivamente per arginare la piena della pandemia autunnale. La Francia si è arresa alla velocità del virus, ripristinando in lockdown e lo stesso è avvenuto Austria e Grecia. Chiusure più leggere in Germania.
L’EUROPA TRA CHIUSURE PARZIALI E LOCKDOWN
Secondo lockdown nazionale in Francia, dove si può uscire solo per andare a lavorare (se non è possibile da casa), per acquistare beni di prima necessità, per assistenza medica o per esercizio un’ora al giorno. Tutti i negozi non essenziali, ristoranti e bar, sono chiusi (ad eccezione dell’asporto), ma le scuole e gli asili nido restano aperti. Vietati i contatti sociali.
Confinamento è più ‘light’ in Germania, dove chiudono cinema, teatri, palestre, piscine, oltre a ristoranti e bar, anche qui l’eccezione è il cibo da asporto. Contatti sociali limitati a due nuclei familiari con un massimo di 10 persone. Vietati inoltre i pernottamenti in hotel per motivi di svago vietati, mentre tutti i viaggi non essenziali fortemente scoraggiati. Scuole e asili aperti. Negozi e parrucchieri aperti. Funzioni religiose e cortei consentiti.
Verso un lockdown nazionale bis di un mese in Gran Bretagna, dalla prossima settimana. Prima della nuova stretta 11 milioni di persone nelle zone più colpite dell’isola vivevano già in un regime di semi-confinamento.
Serrata l’Irlanda, con lavoro da casa, ove possibile e riunioni al chiuso non consentite. Negozi non essenziali chiusi, scuole e asili aperti.
In Belgio, stop a tutte le attività “non essenziali” e obbligo del telelavoro per le aziende ove possibile. Coprifuoco alle 22, inoltre, obbligo di mascherina in tutti i luoghi fuori casa e al lavoro. Niente eventi pubblici o feste.
Bar, ristoranti e caffetterie possono servire solo da asporto, in Olanda, dove tutti i negozi, a parte i supermercati, devono abbassare le serrande entro le 20, mentre scuole, palestre e piscine rimangono aperte. Si consiglia alle persone di rimanere a casa e lavorare da casa il più possibile. Obbligo di mascherina fuori.
Chiudono ristoranti, alberghi, cinema e teatri anche in Austria, dove sono stati indetti lo stop ai matrimoni e coprifuoco dalle 20 alle 6. Le scuole restano invece aperte, come anche i negozi e i parrucchieri.
In Grecia, zona rossa tra Atene e Salonicco, con coprifuoco notturno e chiusura per un mese di bar, ristoranti, palestre, teatri, cinema. Aperti però scuole, alberghi, parrucchieri e negozi al dettaglio. Consentiti gli spostamenti tra le regioni.
Da mercoledì prossimo, il 4 novembre, in Portogallo si tornerà ad un lockdown parziale che riguarderà il 70% della popolazione. Lo ha annunciato il premier di Lisbona, Antonio Costa, al termine di un consiglio straordinario dei ministri dedicato alla crisi sanitaria. “E’ arrivato il momento in cui è necessario prendere misure più restrittive per avere il controllo su questa pandemia.
Dal 5 ottobre scorso sono chiusi, in Repubblica Ceca, bar, ristoranti, scuole, negozi non essenziali e sarà così almeno fino al 3 novembre. Non si potrà uscire se non per lavoro, visite familiari essenziali, esercizio fisico, acquisto di cibo o medicine.
In Spagna, infine, vige lo stato d’emergenza, ma non c’è un regime di lockdown, con coprifuoco dalle 23 alle 6 ad eccezione delle Isole Canarie. Gli incontri pubblici e privati limitati a 6 persone che non vivono insieme. I leader regionali possono modificare l’orario del coprifuoco e possono chiudere i propri confini.






