L’AQUILA – Niente assembramenti per evitare il contagio, con concerti sospesi, teatri vuoti, riflettori spenti dall’inizio della pandemia. Il settore dei tecnici dello spettacolo è tra quelli che ha risentito maggiormente dell’emergenza sanitaria, con perdite economiche di migliaia e migliaia di euro e un calo di fatturato che si aggira anche attorno al 90 per cento rispetto all’anno 2019.

Questo, stando almeno alle parole degli aquilani Michele Innocenzi e Valter Alfonsetti, tecnici per service e titolari rispettivamente della Stage Sound & Light e della Fox Sound Service, tra le aziende del capoluogo che si occupano dell’organizzazione della maggior parte delle manifestazioni in scena nella provincia e, in generale, in gran parte d’Italia.

Dal 9 marzo scorso, giorno cioè del primo decreto che ha istituito il regime di zona rossa in tutta Italia, entrambi raccontano infatti ad AbruzzoWeb di aver perso gran parte del lavoro, “nonostante la parziale ripresa legata all’organizzazione di eventi estivi”, subendo così danni che “soprattutto per alcuni colleghi, sono destinati a crescere e non di certo a fermarsi una volta che la situazione sarà tornata alla normalità”.

“Se tutto va bene – dice Alfonsetti, che gestisce la sua ditta insieme al collega Carlo Volpe -, potremo ricominciare a lavorare a pieno regime solo l’estate prossima, ma intanto abbiamo continuato ad accumulare spese che nemmeno i provvedimenti presi dalle istituzioni nel corso di questi mesi sono riusciti a sopperire appieno. Spese a cui, prima o poi, bisognerà iniziare a far fronte e che andranno ad aggiungersi a una ripartenza già di per sé lenta e difficoltosa. Ecco perché, insieme agli altri lavoratori dello spettacolo, abbiamo deciso quindi di scendere in piazza e di protestare pacificamente per una riforma che sia finalizzata a costruire un sistema di regole adatte anche alla ripresa del nostro settore”.

Alfonsetti, in particolare, si riferisce alla manifestazione organizzata a Pescara qualche giorno fa dai sindacati Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil, volta appunto a chiedere “la giusta attenzione al mondo della cultura e a tutti coloro che ci lavorano”.

“Ad aggravare la situazione – aggiunge infatti Alfonsetti – c’è anche la mancanza di specifiche tutele e di un apposito sindacato degli operatori dello spettacolo, il che lascia irrisolte una serie di criticità, quali l’inquadramento fiscale della categoria e, soprattutto in questo periodo, l’assenza di una rappresentanza e nazionale in seno alle istituzioni”.

Mancanza a cui, qualche mese fa, si cercato di porre rimedio con la costituzione di un’apposita associazione, la Federazione aziende spettacolo (Fedas) Italia, nata appunto con lo scopo di tutelare gli associati anche e soprattutto nel periodo di emergenza sanitaria. Associazione che, però, da sola non è bastata a porre rimedio alle numerose difficoltà subite dalla maggior parte dei lavoratori impiegati a vario titolo nel mondo dello spettacolo.

“Con i decreti dei mesi passati qualche passo in avanti rispetto alla pandemia è stato fatto, in quanto abbiamo avuto diritto a una serie di rimborsi. Il problema è che – precisa lo stesso Alfonsetti – per erogarli, lo Stato si è rifatto al fatturato del mese di aprile 2019. Un mese che, per il nostro settore che lavora principalmente in estate, rappesenta un periodo morto, il che implica che ogni tipo di sussidio che ci è arrivato, non è stato assolutamente proporzionale al danno che abbiamo effettivamente subito a causa del Covid”.

Della stessa idea, Michele Innocenzi della Stage Sound & Light, per cui uno dei problemi più grandi del settore è rappresentato dal fatto che “nonostante una parziale ripresa estiva, nulla è effettivamente ripartito a pieno ritmo”.

“A differenza delle palestre o delle attività ricettive, numericamente parlando gli eventi e i concerti si sono svolti a metà e, in alcuni casi, molte delle manifestazioni già esistenti prima della pandemia, nemmeno sono state riallestite – sottolinea -. Senza contare che, rispetto agli anni passati, si è dovuto comunque fare i conti con il contingentamento e con le altre limitazioni, il che, per molti organizzatori, ha significato introiti più bassi a fronte di spese che, invece, sono rimaste sempre le stesse”.

Per non parlare, dice ancora il titolare della Stage Sound & Light “dei molti degli operatori che, a dispetto della perdita di gran parte del lavoro hanno dovuto comunque continuare ad affrontare le spese correnti”.

Tra queste, affitti, utenze o minimi salariali. Tutti adempimenti obbligatoriamente da espletare.

“Ormai abbiamo acquisito la piena consapevolezza del fatto che, almeno fino al prossimo anno, la nostra attività sarà praticamente più che dimezzata – conclude Innocenzi -. Intanto a fine 2020, a causa del lockdown dei primi mesi di emergenza, delle chiusure decise con l’ultimo dpcm e delle limitazioni previste dal prossimo, molti di noi non potranno far altro che prendere atto delle perdite economiche subite, senza essersi sentiti minimamente tutelati dalle istituzioni o sapere ancora come poterle affrontare a distanza di mesi dall’inizio della pandemia. E queste perdite, per molti di noi, se non per tutti, ammonteranno migliaia e migliaia di euro”.