L’AQUILA – Da lunedì l’Abruzzo torna in zona gialla: lo stabilisce l’ordinanza firmata in serata dal ministro della Salute Roberto Speranza che, seguendo l’andamento del contagio, ha stabilito il rientro in zona arancione per 5 regioni, tutte le altre saranno gialle.
Intanto, in base al monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di Sanità e del ministero della Salute, relativo al periodo 28 dicembre-3 gennaio, l’indice Rt passa da 0.65 a 0.9, a fronte di una soglia di allarme pari a 1. Negli ultimi sette giorni i contagi complessivi sono stati 1.315. Sono emersi da un totale da 14.258 tamponi, con un tasso di positività medio del 9,22%. I decessi complessivi sono 56 e le guarigioni 1.540. L’incremento più consistente si è registrato nel Chietino (+474), seguito dal Teramano (+366), dall’Aquilano (+257) e dal Pescarese (+209).
“Ho firmato una nuova ordinanza che porta in zona arancione le regioni Calabria, Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Veneto. Dobbiamo tenere il massimo livello di attenzione perché il virus circola molto e l’indice del contagio è in crescita”: ha annunciato in serata il ministro Speranza. L’ordinanza scade formalmente il 15 gennaio, giorno di scadenza del Dpcm vigente. Con il nuovo Dpcm, fa sapere il ministero della Salute, saranno valutate eventuali proroghe.
A far scattare la zona arancione per le 5 regioni sono state le modifiche introdotte con il decreto del 5 gennaio, che hanno abbassato la soglia dell’Rt che determina il posizionamento nelle fasce: con Rt superiore a 1,25 anche nel valore minimo e rischio moderato si passa in zona rossa, con Rt ad 1 si va in arancione. Condizione quest’ultima in cui si trovavano la Calabria (1.04 nel valore mimino), l’Emilia Romagna (1.03) e la Lombardia (1.24). La Sicilia ha invece un Rt minimo a 0.99 e un rischio moderato ma è stata la stessa Giunta, sulla base di quanto suggerito dal Cts regionale, a chiedere di essere collocata in fascia arancione. Discorso simile per il Veneto: l’Rt è a 0.96 nel valore minimo ma il rischio di peggioramento è alto visto che il tasso di incidenza a 14 giorni è di 927 su 100mila abitanti a fronte di una media nazionale di 313
Questa mattina la cabina di regia tra il ministero della Salute e i rappresentanti delle Regioni dedicata al monitoraggio del rischio sanitario da Covid-19. A seguire una riunione del Comitato tecnico scientifico per valutare il parere della cabina di regia ed esprimere le indicazioni sul rischio delle singole regioni. Sarà poi il ministro della Salute Roberto Speranza, che probabilmente entro stasera firmerà l’ordinanza, a decidere sulla classificazione delle Regioni per colori.
L’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato oggi che l’indice Rt in Italia è ancora superiore a 1,03, con 12 regioni considerate a “rischio alto” ma da quanto emerge dalla cabina di regia per la classificazione delle regioni, da lunedì 11 nessuna tornerà in zona rossa. Sulla decisione non ha pesato soltanto l’indice Rt, ma anche una serie di altri criteri tra cui la capacità di gestione delle terapie intensive.
“Per la prima volta dopo diverse settimane l’Rt torna sopra l’1. Anche l’incidenza torna a crescere. La pressione sulle strutture sanitarie è aumentata, e il tasso di occupazione delle terapie intensive è di nuovo intorno la soglia critica. Per questo motivo occorre tenere comportamenti prudenti anche nelle aree che non sono state colpite da maggiori restrizioni”, ha sottolineato il direttore generale Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza.
La nuova classificazione riapre però lo scontro tra Regioni e governo: “è una cosa demenziale – spara il governatore della Campania Vincenzo De Luca – così mandiamo al manicomio un Paese intero”. Il modello, aggiunge Attilio Fontana, crea “solo incertezze e danni economici rilevantissimi”. La risposta arriva dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia: con il sistema delle fasce “si evita il lockdown”, ipotesi che per il momento a palazzo Chigi non vogliono prendere in considerazione. Quello che però è già certo è che ci sarà un’ulteriore stretta.
Il monitoraggio indica 12 regioni e province autonome a rischio alto e 8 a rischio moderato, con 13 regioni che hanno un tasso di occupazione dei posti in terapia intensiva e nelle aree mediche sopra la soglia critica. La settimana prossima dunque, se i dati peggioreranno come si aspettano gli esperti, altri territori passeranno in zona arancione o rossa. L’epidemia, dicono gli esperti, è “in una fase delicata che sembra preludere un nuovo rapido aumento di casi nelle prossime settimane, qualora non venissero definite ed implementate rigorosamente misure di mitigazione più stringenti”. Il governo inizierà a lavorare sulla bozza da lunedì, ma alcuni punti sono già definiti e Speranza li illustrerà alla Camera il 13.
Verrà confermato il coprifuoco alle 22 e la zona gialla “rafforzata”, dunque con il divieto di spostamento tra le regioni. È invece ancora aperta la discussione se confermare o meno la possibilità di muoversi una sola volta al giorno in massimo due persone per andare a trovare parenti e amici, nell’ambito della regione se gialla, solo in ambito comunale se arancione o rossa. Per bar e ristoranti sarà confermata l’apertura nelle regioni gialle fino alle 18 mentre dovrebbero ancora rimanere chiuse palestre e piscine. L’ipotesi su questo fronte è di legare aperture e chiusure al sistema delle fasce, con la possibilità di consentire gli allenamenti nelle regioni gialle, ma prima dovrà esprimersi il Cts.
Discorso a parte per la scuola: il Dpcm in vigore prevedeva il ritorno in presenza per i ragazzi delle superiori dal 7 ma già il governo aveva posticipato a lunedì 11 e diverse regioni hanno rinviato ulteriormente la scadenza, chi al 18 gennaio chi al 25 e chi al 1 febbraio. Non è affatto escluso, dunque, che l’esecutivo decida di intervenire nel nuovo Dpcm e posticipare il ritorno in classe almeno al 1 febbraio, per evitare che ogni regione vada in ordine sparso.
ZONA GIALLA, COSA SI PUO’ FARE
Spostamenti
Ci si sposta liberamente, ma solo all’interno della propria regione. Per valicare i confini regionali bisognerà autocertificare un valido motivo: come sempre, il ritorno alla propria residenza, domicilio o abitazione anche per raggiungere il partner convivente nella casa di comune abitazione se questa si trova in un comune diverso da quello di residenza. Consentito spostarsi per lavoro o motivi di salute e necessità. Coprifuoco sempre in vigore, ancora dalle 22 alle 5.
Bar e ristoranti
Con tutta Italia in regime di zona gialla, bar e ristoranti, gelaterie, pasticcerie possono riaprire, ma fino alle 18, orario dal quale tornerà ad essere consentito solo l’asporto ( fino alle 22) e la consegna a domicilio. Ma molti hanno già fatto sapere che resteranno comunque chiusi. I rappresentanti di categoria hanno spiegato che per la maggior parte delle attività è antieconomico riaprire per sole 48 ore visto che poi già da sabato 9 gennaio dovranno tornare a chiudere.
Negozi
Tutti aperti senza alcuna distinzione fino alle 20 (l’apertura allungata alle 21 era prevista solo per le festività natalizie). Aperti anche i centri commerciali. Alimentari e non, attività di ogni genere osserveranno i normali orari previsti dai comuni in cui si trovano.
Palestre, musei, cinema, teatri
Ancora tutto chiuso, come per altro era già prima dell’entrata in vigore delle restrizioni per il periodo natalizio. E la previsione è che rimarranno chiusi almeno per tutto il mese di gennaio.







