ROMA – Garantire la cura dei malati di tumore, cardiologici ed ematologici anche con la pandemia, con nuove forme di presa in carico e sfruttando la telemedicina: questi alcuni degli obiettivi del documento pubblicato dalla ConFederazione degli Oncologi, Cardiologi ed Ematologi (Foce), ministero della Salute e Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) per garantire la continuità di cura di questi pazienti. Il documento prevede un elenco di azioni, strumenti informativi e di monitoraggio da adottare a livello centrale e regionale.
I dati dell’Osservatorio di Monitoraggio delle Reti Oncologiche Regionali raccolti dall’Agenas mostrano una diffusa, ma non totale, attivazione di Piani e di strumenti per l’accesso sicuro alle cure, nonché per la gestione dei malati oncologici positivi al Covid-19.
Per questo, si legge nel documento, le Regioni devono riprogrammare i Piani regionali di recupero delle liste d’attesa, in modo da non perdere i risultati raggiunti negli ultimi 20 anni nella prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie cardiovascolari, oncologiche e cardiologiche. Oltre a programmare percorsi per pazienti Covid-19 e non Covid-19, con personale e servizi ospedalieri separati, preservando le strutture delle reti oncologiche, vanno adottati percorsi dedicati, in previsione di eventuali ulteriori emergenze. Va mantenuta inoltre la piena operatività delle attività di degenza ordinaria, day hospital e ambulatoriale delle strutture di oncologia e cardiologia, stabiliti standard per il fabbisogno di personale per le nuove modalità organizzative e reclutare specialisti in caso di carenze.
Poi bisogna far riprendere in modo omogeneo gli screening oncologici a pieno regime in tutte le Regioni, tornando ai livelli pre-pandemici e recuperando al più presto i ritardi accumulati. Quanto alla medicina del territorio e di comunità, conclude il documento, va favorita la collaborazione tra medici di famiglia e gli specialisti ospedalieri, potenziato l’impiego degli alberghi Covid-19 per i positivi paucisintomatici o in dimissione dai reparti, e diffuso l’uso della telemedicina in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale.






