PESCARA – Mentre l’Abruzzo si prepara a nuove misure restrittive, alla vigilia della “zona arancione”, si registra un nuovo record di casi covid: sono 746 i nuovi contagiati, di età compresa tra 10 mesi e 101 anni, di cui 449 sono riferiti a tracciamenti di focolai già noti. Il totale dei positivi dall’inizio dell’emergenza sale a 15.888.
Il bilancio dei pazienti deceduti a causa del Coronavirus in Abruzzo registra 26 nuovi casi, 5 solo oggi, e sale a 628, di età compresa tra 61 e 94 anni, tutti residenti in provincia dell’Aquila.
È ancora una volta l’Aquilano il territorio più colpito, tanto che, secondo i dati comunicati oggi, tutti i decessi fanno riferimento alla provincia dell’Aquila e la maggior parte, secondo quanto appreso, alla Marsica, ancora più gravemente colpita in questi ultimi giorni. Nel totale dei dati resi noti, infatti, sono compresi 21 decessi delle scorse 3 settimane comunicati solo oggi dalla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, decessi che vanno comunque ad aggiungersi a quelli dei giorni scorsi. Un ritardo nella comunicazione probabilmente dovuto all’inattesa impennata di contagi che la Asl aquilana si è trovata a gestire nell’ultimo periodo. Una circostanza che si è già verificata durante la prima fase dell’emergenza. Secondo fonti sanitarie, i dati sarebbero stati comunque già comunicati a tempo debito all’Iss ed oggi sarebbero stati inviati alla Regione e quindi al Ministero.
Del totale dei casi positivi, 4.803 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+272 rispetto a ieri), 3.106 in provincia di Chieti (+178), 3.534 in provincia di Pescara (+143), 4.109 in provincia di Teramo (+142), 153 fuori regione (+19) e 183 (-9) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.
I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 91, di cui 26 in provincia dell’Aquila, 16 in provincia di Pescara, 23 in provincia di Chieti, 26 in provincia di Teramo.
Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 10.428 (+556 rispetto a ieri).
Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 323.845 test (+4.766 rispetto a ieri).
530 pazienti (+17 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 46 (-2 rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 9.852 (+539 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.
Nel giorno in cui l’Abruzzo registra il numero più alto di sempre di nuovi casi, c’è anche un altro record: più di un contagio su due è emerso dall’attività di tracciamento dei contatti. Dei 746 nuovi casi, infatti, ben 449 – il 60,2% – sono riferiti a tracciamenti di focolai già noti.
Le località con più nuovi casi sono L’Aquila e Montorio al Vomano (Teramo), entrambe con 76 contagi recenti. Nell’area metropolitana i nuovi casi sono un’ottantina, di cui 47 a Pescara e 31 a Montesilvano. Vi sono poi 39 nuovi casi ad Avezzano, 24 a Sulmona, 18 a Teramo e 17 a Chieti. In testa per nuovi casi c’è la provincia dell’Aquila (+272), dove il totale sale a 4.803. Seguono il Chietino (+178, 3.106), il Pescarese (+143, 3.534) e il Teramano (+142, 4.109). A questi numeri si aggiungono 153 pazienti residenti fuori regione (+19) e 183 (-9) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.
Da mezzanotte la regione sarà ufficialmente nella zona arancione. La decisione ieri sera al termine della riunione del Comitato tecnico scientifico nazionale e la cabina di regia per l’emergenza Covid. Assieme all’Abuzzo scalano il livello di rischio, passando da giallo ad arancione, Umbria, Basilicata, Liguria e Toscana. Le nuove restrizioni sono scattate infatti appena venerdì scorso, giorno di entrata in vigore del dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte il 3 novembre.
“Nella regione l’Rt è 1,51, l’occupazione delle terapie intensive è al 18% e quella delle medicine è 30%. L’incidenza in 14 giorni è di 429 casi per 100mila abitanti. Ci sono 3.349 casi per i quali non è stata ricostruita la catena di contagio e 261 nuovi focolai”.
Questi i numeri in base ai quali si è deciso di elevare il livello di rischio.
Il posizionamento nella zona rossa, arancione o gialla si basa su due pilastri: lo scenario, che va da 1 a 4 ed è legato principalmente all’Rt (se questo è sopra 1,5 lo scenario è 4, se è tra 1,25 e 1,5 è 3). E poi rischio, che oggi in Italia è alto o moderato, e si calcola valutando i 21 indicatori fissati nel maggio scorso (dall’occupazione dei letti alla qualità del tracciamento, dalla capacità di comunicare i propri dati all’incidenza). Se il rischio è alto e lo scenario è 4 si va in zona rossa, se il rischio è alto e lo scenario è 3 in zona arancione. In tutti gli altri casi la zona è gialla.
Per fare un duplice confronto: la Lombardia è regione rossa, nello scenario 4 con rischio alto in quanto l’Rt è 1,99, l’occupazione delle terapie intensive al 32% e quella delle medicine al 31%. L’incidenza in 14 giorni è di 877 casi per 100mila abitanti. I casi per i quali non è stata ricostruita la catena di contagio sono 29.855 e i nuovi focolai 1.499. Si segnala il sovraccarico delle terapie intensive e focolai in Rsa, case di riposo e ospedali. E’ a rischio alto da più di 3 settimane.
Mentre le Marche restano regione gialla, nello scenario 1 e con rischio moderato in quanto l’Rt è 1,01, l’occupazione delle terapie intensive al 23% e quella delle medicine al 26%. L’incidenza in 14 giorni è di 387 casi per 100mila abitanti. I casi per i quali non è stata ricostruita la catena del contagio sono 1.790, i nuovi focolai 218.
MARSILIO, “A BREVE GIALLO E ARACIONE NON ESISTERANNO PIU'”, PAOLUCCI, “REGIONE GRANDE ASSENTE”
“Non faccio polemica anche perché non pretendo di saperne di più del Comitato Tecnico Scientifico, dell’Istituto Superiore di Sanità: potrei mettermi qui a discutere del fatto che ci sono almeno quattro o cinque regioni che hanno un indice RT superiore alla nostra regione o un indice anche di occupazione dei posti letto, piuttosto che di incidenza sulla popolazione residente che si trovano in zona gialla. Ma non è questo il tema: io temo che avendo di fatto accumulato questo ritardo di 4-5 mesi e non avendoci messo nelle condizioni di poter reggere l’urto fra 10 o 15 giorni questo tema della giallo arancione sarà superato perché saremo tutti in zona rossa”, ha commentato il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio alla trasmissione tv Oggi è un altro giorno su Rai1.
Secondo Marsilio “tutta l’Italia è in ritardo perché se a maggio, quando si è fatto il decreto legge, ci avessero dato soldi e poteri per attuare direttamente gli interventi noi oggi avremmo avuto decine e decine di posti letto di terapia intensiva, sub intensiva , reparti di malattie infettive capaci di resistere più a lungo a questa seconda ondata – ha spiegato durante la trasmissione – invece si è scelta la linea sovietica della programmazione quinquennale e quindi abbiamo dovuto attendere pareri dei ministeri, della corte dei conti delle ragionerie del commissario di governo che ha avuto i suoi tempi per poter guardare questi piani e decidere come attuarli e la delega io l’ho avuta 30 giorni fa. E in 30 giorni non si fanno i lavori perché l’edilizia è una cosa seria e non possiamo dare una ‘romanella’ dentro i reparti per fare finta di averli fatti prima di Capodanno”.
“Respingo l’idea che le Regioni abbiano fatto confusione o abbiano lavorato contro il Governo perché non è vero. Tutte le regioni, comprese quelle che sostengono il governo, hanno condiviso sempre in tutti questi i mesi le soluzioni da proporre al Governo: purtroppo se però quando il Governo consulta le Regioni, e lo facciamo frequentemente anche troppo per certi versi, e unanimemente, da nord a sud da est a ovest da destra a sinistra, presentano delle richieste, delle proposte e delle soluzioni e 3 volte su 4 il governo fa altro e prende decisioni diverse, a volte completamente contrarie a quelle proposte dalle regioni… Se questo è il principio di leale collaborazione… Anche durante le ultime occasioni. Dopodiché il governo ha la legittimità, il potere e l’autorità di decidere: decide, bene, e se ne assume la responsabilità. Perché poi il giorno dopo il Governo si assume la sua responsabilità, fa delle scelte rispetto alle quali le regioni avevano idee diverse e poi qualcuno cerca di scaricare la responsabilità sulle Regioni. Questo é un gioco al quale non sto”.
A Marsilio ha risposto il capogruppo Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci: “Leggo con sconcerto le dichiarazioni di Marsilio circa l’imminenza di una zona rossa generalizzata: non si governa una Regione durante una pandemia con comunicati stampa estremi o, peggio, scaricando le responsabilità sugli altri, quando in 8 mesi di Covid la grande assente in Abruzzo è stata l’Amministrazione Regionale sul fronte sanitario e non solo quello”.
“L’unica iniziativa di questo governo regionale è stata l’ospedale Covid a Pescara. Dal territorio la Regione è completamente scomparsa e lo testimonia lo stato dei servizi territoriali, l’inadempiente tracciamento, i ritardi nella comunicazione dei dati a Ministero e ISS, le mancate assunzioni e anche approntamento dei posti letto, la produzione di intenzioni a cui non ha fatto riscontro un fatto concreto, nonostante le risorse ci fossero. La pressione sui nostri presidi deriva dalla totale assenza di misure e azioni sul territorio che questo Governo regionale colpevolmente non ha portato avanti”.
“La governance in emergenza non si fa con le chiacchiere e i comunicati, ma con il lavoro quotidiano per adeguare la capacità della risposta sanitaria all’aggressività del virus: è la mancanza di azioni concrete ciò che sta mandando in tilt i nostri ospedali. È rischioso parlare di ritardi altrui, invocando restrizioni maggiori, quando la Regione non è riuscita a spendere nemmeno i soldi delle donazioni alla Protezione civile. La delibera che ci hanno presentato 40 giorni fa, mai realizzata, ormai è superata, tant’è vero che le Asl vanno per conto loro e in direzioni disordinate, riconvertendo in covid presidi e reparti neanche ricompresi nella programmazione regionale, a dimostrazione della totale assenza di governance. Per non parlare dei vaccini per l’influenza, la prossima settimana ne verranno consegnate solo alcune decine di dosi per medico, costringendoli a dire tanti no alle migliaia di pazienti fragili di questa Regione. Scenda in campo Marsilio, è ora”, ha concluso Paolucci.
L’AQUILA: EX ONPI, 11 POSITIVI TRA OSPITI E OPERATORI SANITARI
Nella giornata di ieri, nell’ambito dell’attività di screening portata avanti con cadenza costante dall’inizio dell’emergenza covid-19, nella struttura ex Onpi dell’Aquila sono stati riscontrati 11 positività al coronavirus. I casi si riferiscono a 6 ospiti della struttura e 5 operatori sanitari.
A darne notizia sono il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, e il presidente del Csa, Daniela Bafile.
“I tamponi sono stati somministrati ai 39 ospiti della residenza per anziani e ai 19 del personale sanitario in servizio. Abbiamo richiesto alla società interinale che fornisce gli operatori la loro sostituzione per garantire la continuità del servizio. Ovviamente anche per i subentranti a lavoro è stato predisposta la somministrazione del tampone e, in caso di negatività, saranno operativi già dalla giornata di domani. – spiegano il sindaco Biondi e la presidente Bafile – Sono state attivate tutte le disposizioni previste nel documento di valutazione del rischio del Centro Servizi anziani, che è stato aggiornato nei mesi scorsi proprio alla luce della diffusione della pandemia”.
DON ORIONE AVEZZANO: MORTA UN’ATRA ANZIANA, BILANCIO VITTIME SALE A 20
“Siamo dispiaciuti per quanto accaduto. La tutela di quanti risiedono e lavorano nella struttura è una priorità e l’essere riusciti tempestivamente a individuare i casi di positività al Covid-19 speriamo ci abbiano consentito di bloccare l’insorgenza di eventuali focolai. I famigliari dei residenti risultati positivi sono stati informati “.
Sale a 20 il bilancio dei decessi nella Rsa dell’istituto religioso don Orione di Avezzano: l’altra notte è morta un’altra anziana che era stata ricoverata per l’aggravarsi delle sue condizioni nell’ospedale di Avezzano.
Sono 65 gli ospiti curati al primo piano della struttura dove è stato creato un vero reparto covid. Nella struttura, nelle scorse settimane, si è sviluppato un grave focolaio che ha causato 102 contagi, 85 tra gli anziani e 17 tra il personale medico e paramedico. I 35 ospiti positivi sono isolati al terzo piano. La Rsa è stata commissariata dalla Asl in seguito alla richiesta del sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio. Nella struttura, che ospitava 120 persone, c’è stata anche un’ispezione dei carabinieri dei Nas, il cui risultato non è ancora stato reso noto.





