PESCARA – Nuovo record di contagi in Abruzzo dove, nelle ultime ore, si sono registrati 601 nuovi casi di Coronavirus, portando il totale a 12.120 dall’inizio dell’emergenza.

E dopo settimane in cui ad essere colpite sono state prevalentemente la provincia dell’Aquila e di Teramo, tornano a salire i numeri a Chieti, oggi al primo posto per contagi con 181 nuovi casi, 2.280 in totale; segue la provincia di Teramo con 160 (3.095 in totale); 150 nell’Aquilano (3.494 in totale); e la provincia di Pescara, con 102 nuovi casi (2.990 in totale); 76 fuori regione (invariato) e 185 (+8) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.

Il bilancio dei pazienti deceduti registra 8 nuovi casi e sale a 564, di età compresa tra 53 e 94 anni: 4 in provincia dell’Aquila, 3 in provincia di Teramo, uno in provincia di Pescara.

Sono tante le località in cui sono stati più di 20 i contagi recenti. In testa, ancora una volta, c’è L’Aquila con 46 nuovi casi. Cinquantacinque i nuovi casi nell’area urbana di Pescara: 38 nel capoluogo adriatico e 17 a Montesilvano. Ad Atri (Teramo) si registrano 39 nuovi casi. Seguono Chieti (31), Teramo, Avezzano, Ortona (21), Montorio al Vomano e Roseto degli Abruzzi (20).

Dei nuovi casi, di età compresa tra 9 mesi e 103 anni, 296 sono riferiti a tracciamenti di focolai già noti.

I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 104, di cui 12 in provincia dell’Aquila, 15 in provincia di Pescara, 37 in provincia di Chieti, 34 in provincia di Teramo e 6 per i quali non è indicata la residenza.

Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 3.909 dimessi/guariti (+37 rispetto a ieri).

Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 7.610 (+519 rispetto a ieri).

Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 298.279 test (+3.685 rispetto a ieri).

429 pazienti (+28 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 38 (+5 rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 7.180 (+523 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

“Massima attenzione nei prossimi giorni. Il dato di una singola giornata ci dice poco, ma se i numeri dovessero essere questi vorrà dire che il trend è peggiorato rapidamente”. Sono le parole del virologo Paolo Fazii, direttore del laboratorio della Asl di Pescara, analizza il record abruzzese di 601 nuovi casi nelle ultime 24 ore, aggiungendo: “Siamo all’inizio: l’autunno e l’inverno saranno lunghi”.

Secondo l’esperto, anche la percentuale dei positivi sul totale dei tamponi eseguiti, 16,3%, dato più alto delle ultime settimane, va valutata nel lungo periodo. “Magari – dice – si è trattato di un fatto casuale legato a dei cluster particolari. Dobbiamo monitorare attentamente i prossimi giorni. Al di là del numero assoluto, le valutazioni vanno fatte sui ricoveri, sulle terapie intensive e sui decessi. Gli asintomatici sono tanti e possono far diffondere il virus, ma i veri casi che mandano in tilt il sistema sono quelli acuti”.

Fazii non nega che a pesare sull’aumento dei contagi potrebbero essere le scuole, intese non come attività didattiche, ma in modo più ampio: “A guardare quanto accaduto in queste settimane – sottolinea – direi che le criticità non vanno individuate in ciò che succede nelle aule. Il problema è a livello educativo. Magari da parte dei giovani c’è anche un atteggiamento trasgressivo e di base c’è l’educazione impartita in ambito familiare. I genitori hanno un ruolo fondamentale nel far sì che i figli rispettino le regole di prevenzione”.

Sul fronte delle misure restrittive, Fazii, nel sottolineare che “un nuovo lockdown come quello di marzo sarebbe eccessivo”, spiega che “è fondamentale limitare quanto più possibile la circolazione del virus, trovando il giusto equilibrio: non è facile trovare un compromesso tra sanità, tutela dell’economia e libera circolazione delle persone, ma è ciò che si deve fare. In questo momento – conclude il virologo – dobbiamo fare tutto il possibile per fermare l’onda di contagi”.

Mentre le Asl sono al lavoro per implementare l’attività diagnostica – a Chieti verrà installata una postazione drive-in per i tamponi e un’altra è allo studio a Lanciano – il governatore dell’Abruzzo, Marco Marsilio, torna ad attaccare la burocrazia: “Se a giugno e luglio ci avessero dato soldi e poteri per poter fare le cose – dice – non saremmo in questa situazione. La delega ci è arrivata l’8 ottobre. Adesso stiamo ancora facendo le gare. È indubbio che bisogna sapere fronteggiare l’epidemia, ma bisogna avere gli strumenti. Abbiamo passato l’estate a parlare di discoteche e banchi con le rotelle. Le Regioni non hanno mai fatto contrapposizione. Passare intere mattinate ad ascoltare le Regioni che fanno le proposte e poi vedere che il Governo decide diversamente, beh questo è un curioso modo di confrontarsi”.

Per quanto riguarda la situazione della sanità abruzzese il governatore Marsilio spiega che “una parte dei posti di terapia intensiva sono stati potenziati: prima del Covid avevamo una novantina scarsa di posti di terapia intensiva, all’inizio della seconda ondata ne avevamo 130 e stanno aumentando di giorno in giorno”. Marsilio non sa in quale zona sarà inserito l’Abruzzo. “I parametri – sostiene – non sono ancora chiarissimi. Lo vedremo”.

Intanto, nell’ordinanza 97 firmata ieri sera, Marsilio ha stabilito lo stop a tutti gli interventi chirurgici programmati, fatta eccezione per le urgenze ad eccezione di quelli oncologici o di alta specialità non rinviabili, delle interruzioni di gravidanza e delle emergenze. Questo per liberare posti letto e allentare la pressione sugli ospedali abruzzesi, il fronte dell’emergenza coronavirus.

Definite anche tre macro-aree della regione a rischio, Montorio e Giulianova, in provincia di Teramo, L’Aquila città e la Marsica, dove  potrebbero scattare lockdown “mirati” e misure più stringenti rispetto a quelle previste in Italia e in altri territori abruzzesi.

Nell’ordinanza viene evidenziato per l’Abruzzo “un indice Rt medio a 14 giorni dell’1.4, ma con Intervallo di confidenza della stima in ulteriore crescita nei valori minimi e massimi (0,87-2,27), collocando l’Abruzzo tra le Regioni ad alto rischio di trasmissione del contagio, con possibilità di progredire a rischio molto alto nel corso del mese di novembre”.

Questo in attesa della firma da parte del premier Giuseppe Conte sul nuovo dpcm che introdurrà nuove e più stringenti misure per contenere l’epidemia di coronavirus, che ieri ha registrato in Italia 22.253 contagi, e in Abruzzo 478.

Tra queste potrebbe esserci il divieto di spostamento dall’Abruzzo verso verso Lazio e Molise, salvo per esigenze lavorative, di salute o di estrema urgenza, da dimostrare con una una auto-certificazione.

A dover essere inibiti, infatti, agli spostamenti da e per regioni con situazioni più critiche, ovvero dove l’indice di trasmissibilità del virus (Rt) supera 1.5.

L’Abruzzo ha indice 1.40 nella fascia di “rischio moderato”, mentre il Lazio ha indice 1.51 e il Molise 1.81. La terza regione confinante, le Marche ha indice 1.48. Si tratta però solo di una ipotesi, il dibattito divampa anche in queste ore.

Ci sarà ovunque il coprifuoco, questo invece è dato per certo, ma l’orario è da definire, ipotesi più probabile alle 21, e acora la chiusura dei centri commerciali nei weekend, una capienza del trasporto pubblico (bus, treni e metropolitane) ridotta al 50%, lo stop a musei e mostre.

Tre Regioni – Lombardia, Piemonte e Calabria,  rischiano di dover adottare le misure più restrittive, compreso il lockdown generale.

Ci sarà una cornice nazionale, con interventi validi in tutta Italia, e misure per i singoli territori, con il Paese diviso in 3 fasce che corrispondono ad altrettanti scenari di rischio individuati con criteri “scientifici e oggettivi” approvati dall’Istituto superiore di Sanità: più è alta la diffusione del virus, più è in sofferenza il sistema sanitario, maggiori saranno le restrizioni.

IL TESTO DELL’ORDINANZA 97

CONSIDERATO che:
– il report di monitoraggio settimanale – Fase 2 – per la regione Abruzzo, redatto ai sensi del DM 30 aprile 2020, basato sui dati della settimana 19-25 ottobre 2020 (aggiornati al 27 ottobre) ha evidenziato un indice Rt medio a 14 giorni dell’1.4, ma con Intervallo di confidenza della stima in ulteriore crescita nei valori minimi e massimi (0,87-2,27), collocando l’Abruzzo tra le Regioni ad alto rischio di trasmissione del contagio, con possibilità di progredire a rischio molto alto nel corso del mese di novembre;

– si profila, per quanto argomentato, una situazione di criticità nel territorio regionale, evidenziata anche nei verbali del Gruppo Tecnico-Scientifico regionale istituito ai sensi della DGR 139 dell’11 marzo 2020, per la quale appare necessario rafforzare fortemente le misure di mitigazione, alla luce delle osservazioni e del trend nazionale e internazionale di crescita della curva dei contagi;

– l’andamento epidemiologico regionale continua a registrare un trend in netta crescita di casi confermati nel territorio regionale e livelli di pressione molto elevati sui servizi ospedalieri, con segnalazione di superamento delle soglie critiche di occupazione dei p.l. di Terapia Intensiva e Subintensiva previsti dal D.M. 30 aprile 2020;

CONSIDERATO che le misure in ambito sanitario tengono conto della necessità di favorire
un’adeguata disponibilità di posti letto nelle strutture di ricovero e cura ed un razionale impiego del personale sanitario in ragione dell’emergenza in essere, nonché della necessità di limitare alle strette urgenze l’afflusso degli utenti nei luoghi di diagnosi e cura, al fine di gestire adeguatamente le fasi critiche di superamento delle soglie d’allerta;

Ai sensi dell’art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in materia di igiene e sanità pubblica, ferme restando le misure statali e regionali di contenimento del rischio epidemico vigenti, nel territorio regionale, dal 2 novembre 2020 al 24 novembre 2020:

ORDINA

di disporre la rimodulazione, variabile a seconda delle specifiche esigenze organizzative delle
Aziende Sanitarie Locali, dei ricoveri per interventi chirurgici programmati al fine di favorire il massimo impiego possibile delle terapie intensive e subintensive e la disponibilità di personale sanitario per l’emergenza da COVID-19. La rimodulazione è valida per tutti i ricoveri per interventi chirurgici programmati, ad eccezione degli interventi oncoematologici di classe A o di alta specialità non rinviabili a giudizio motivato del clinico e fatte salve specifiche condizioni di inderogabilità motivate dalle peculiarità organizzative delle ASL;

di disporre che i Direttori Sanitari Aziendali, tramite le Direzioni Sanitarie di Presidio, provvedano ad incrementare, anche in deroga rispetto ai procedimenti ordinari e nelle more dell’implementazione della rete ospedaliera Covid approvata con DGR 334/2020 così come modificata da DGR 443/2020 in ottemperanza a quanto disposto dall’art. 2 del D.L. 34/2020, i posti letto di Terapia Intensiva, Malattie Infettive, Pneumologia ed Area Medica subintensiva dei Presidi Ospedalieri pubblici, tramite il reimpiego del personale reso disponibile dalla rimodulazione dei ricoveri elettivi;

di disporre la non sospensione delle IVG chirurgiche;

al Referente Sanitario Regionale per le emergenze (RSR) di disporre, qualora ricorrano esigenze urgenti di tutela della salute pubblica connesse all’emergenza COVID-19 e sentiti i Direttori Generali delle Aziende Sanitarie del SSR, le assegnazioni temporanee del personale sanitario – in servizio con qualsiasi tipologia contrattuale – presso quelle ASL che presentino maggiori necessità assistenziali, con assegnazione in via prioritaria del personale che abbia manifestato la propria disponibilità;

la presente Ordinanza è trasmessa al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Salute, al Prefetto territorialmente competente, ai Sindaci dei Comuni interessati ed al Dipartimento Protezione Civile regionale.

DON ORIONE AVEZZANO: MORTA UN’ALTRA ANZIANA, TOTALE VITTIME SALE A 19

Sale a 19 il bilancio dei decessi nella Rsa dell’istituto religioso don Orione di Avezzano: l’altra notte è deceduta un’anziana.

Sono 66 gli ospiti che sono curate nel primo piano della struttura dove è stato creato un vero e proprio reparto covid. Nella struttura, nella quale erano ospitate 120 persone, nelle scorse settimane, si è sviluppato un grave focolaio che ha causato 102 contagi, di cui 85 anziani e 17 tra il personale medico e paramedico. I 35 positivi sono isolati nel terzo piano.

Nella Rsa, commissariata dalla Asl in seguito alla richiesta del sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, c’è stata anche un’ ispezione dei carabinieri dei Nas, il cui risultato non è ancora noto.

AVEZZANO: ULTIMATUM ALLA ASL, “RISPRISTINARE CONDIZIONI SICUREZZA”

“La Direzione della Asl Avezzano–Sulmona–L’Aquila, ha provveduto con comportamenti superficiali e privi di sicurezza, a far diventare il nosocomio avezzanese un centro per malati Covid, senza che la struttura ne avesse la giusta predisposizione”: per questo, 16 consiglieri del comune di Avezzano, con una nota, hanno inviato un ultimatum ai vertici dell’azienda provinciale dell’Aquila minacciando di adire le vie legali e chiedere “le dimissioni e il conseguente commissariamento” se entro l’8 novembre prossimo non verranno ripristinate, con protocolli chiari e un triage, le condizioni di sicurezza e la separazione tra pazienti covid e no covid ed i reparti per curare malattie diverse dal coronavirus”.

I consiglieri eletti alle recenti elezioni di settembre a sostegno del sindaco civico e di centrosinistra, Giovanni Di Pangrazio, chiedono anche “che venga immediatamente allestito un pronto soccorso mobile, anche ricorrendo, se del caso, all’impiego dell’esercito”.

I rappresentanti della maggioranza comunale marsicana denunciano una situazione molto grave, a partire dal fatto che “su cinque medici internisti quattro sono positivi, mentre il 50% del personale infermieristico è stato contagiato ed intanto il restante è in attesa di tampone e lavora con positività incerta”. E ancora “il contagio dell’intero reparto di medicina interna segue la positività al virus dei reparti di geriatria, ginecologia, ortopedia (anche questo in chiusura) e gastroenterologia”.

“L’ospedale è privo di percorsi dedicati ai cittadini contagiati e attualmente il reparto Covid usa gli stessi accessi e si trova di fronte agli ambulatori dove quotidianamente, sventurati cittadini, si recano per i loro problemi di salute. Il personale sanitario è privo di dispositivi di protezione individuale. Mancano i tamponi ed i presidi necessari ad effettuare i test clinici (presidi consegnati l’altro ieri dalla Protezione civile). Inoltre il reparto di medicina interna è stato trasformato in reparto Covid, approfittando del fatto che i pazienti in degenza si erano infettati e non si sapeva dove collocarli”, conclude la nota.