PESCARA- Sono 49 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore, di età compresa tra 3 e 85 anni, emersi dall’analisi di 2.412 tamponi molecolari e 1.283 test antigenici: il tasso di positività è pari all’1.32%. Il totale dei positivi dall’inizio dell’emergenza sale così a 75.073.
Ancora una volta, il bilancio dei pazienti deceduti non registra nessun nuovo caso e resta fermo a 2.512, come succede ormai da giorni. Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 71.642 dimessi/guariti (-1 rispetto a ieri per un riallineamento).
Del totale dei casi positivi, 19.102 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+15 rispetto a ieri), 19.507 in provincia di Chieti (invariato), 18.201 in provincia di Pescara (+6), 17.557 in provincia di Teramo (+30), 585 fuori regione (invariato) e 121 (-2) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.
Gli attualmente positivi in Abruzzo, calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti, sono 919 (+50 rispetto a ieri).
25 pazienti (+2 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in area medica; 1 (invariato rispetto a ieri con nessun nuovo ingresso) in terapia intensiva, mentre gli altri 893 (+48 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.
L’Abruzzo supera quota 75mila casi di Covid-19: alla luce dell’aggiornamento, infatti, il totale sale a 75.024.
Di questi, solo 3.383 casi, cioè il 4,5%, riguardano la prima ondata, mentre 39.830, pari al 53%, riguardano il periodo dal primo gennaio ad oggi, ovvero la terza ondata. I restanti 31.958 (42,5) sono relativi alla seconda ondata autunnale. I decessi complessivi sono 2.512: il tasso di letalità è del 3,35%.
Il record di contagi accertati nel giro di 24 ore, 939, risale al 14 novembre 2020, mentre l’incremento più consistente di vittime comunicate in un solo giorno, 37, è dell’11 marzo. Nello stesso periodo, il 14 marzo, anche il record di ricoveri in terapia intensiva (94).
È dal 26 luglio 2020, cioè da 346 giorni, che l’Abruzzo non registra un azzeramento dei contagi. I tamponi molecolari eseguiti dall’inizio dell’emergenza ad oggi sono 1.205.103.
Anche in base a questi numeri, è importante procedere con la campagna vaccinale e valutarne l’efficacia.
Ma quanto resta efficace la copertura vaccinale sul personale sanitario, il più esposto al contagio da Sars Cov2?
È l’interrogativo a cui puntano a rispondere le linee guida elaborate dall’Agenzia Sanitaria Regionale (già trasmesse alle Asl regionali), che introducono precise scadenze e procedure per monitorare il pattern anticorpale protettivo.
Ad annunciarlo l’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì.
A distanza di 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale, tutti gli operatori sanitari delle Asl abruzzesi saranno sottoposti – da parte del medico competente – a un prelievo venoso standard per valutare la risposta quantitativa degli anticorpi diretti contro la proteina Spike di Sars Cov2. Gli operatori sanitari sui quali sarà attiva la sorveglianza da parte dei medici competenti della Medicina del Lavoro delle singole Asl includono tutte le professioni sanitarie, compresi i medici specializzandi.
“Le attuali conoscenze sulla durata dell’immunità al Sars Cov2 – spiega Verì – derivano dalle analogie con altri virus dello stesso tipo e da studi più recenti condotti su pazienti guariti da Covid 19. Queste conoscenze, però, sono tuttora incomplete sulla reale efficacia della vaccinazione nel tempo: è infatti nota la risposta positiva nel breve periodo, mentre quella successiva è tuttora incerta, in quanto i tempi di osservazione sono ancora limitati in tutti i Paesi del mondo. Di qui questa iniziativa, che si propone 3 obiettivi principali: ridurre i rischi per chi è più esposto al patogeno; contenere il contagio tra chi accede alle cure sanitarie; scongiurare chiusure e blocchi nelle attività assistenziali”.
“I risultati di questo screening – aggiunge il direttore dell’Asr, Pierluigi Cosenza – andranno comunicati tempestivamente all’Agenzia Sanitaria, così da adottare le azioni necessarie ad orientare il programma vaccinale con eventuali dosi di richiamo per prevenire il rischio di infezione in operatori sanitari già vaccinati, ma anche per pianificare i programmi di sorveglianza sanitaria a cui gli stessi vengono sottoposti da parte dei medici competenti. Il protocollo, naturalmente, rispetterà le previsioni del Piano Strategico nazionale e potrà essere aggiornato in base a ulteriori evidenze scientifiche”.






