L’AQUILA – Sono 1.511 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore, di età compresa tra 2 mesi e 102 anni, emersi dall’analisi di 4.409 tamponi molecolari e 11.736 test antigenici (960 dei quali risultati positivi).

Cinque i decessi, di età compresa tra 70 e 91 anni: 2 in provincia di Chieti, 2 in provincia di Teramo, uno risalente ai giorni scorsi e comunicato solo oggi dalla Asl.

Altri 3.491 guariti, che portano il totale a 133.364 dall’inizio dell’emergenza.

Gli attualmente positivi sono 105.944 (-1.987), 501 i ricoverati in area medica (-7), 26 in terapia intensiva (-2), 105.417 in isolamento domiciliare (-1.978).

Dei nuovi positivi 462 sono residenti in provincia di Chieti, 362 in quella dell’Aquila, 333 in quella di Pescara, 307 in quella di Teramo, 16 fuori regione, 29 in accertamento.

Alla luce dell’ultimo aggiornamento, il tasso di occupazione dei posti letto, in Abruzzo, scende 14% (-1%) per le terapie intensive e al 36% (-1%) per l’area non critica, a fronte di soglie da zona arancione rispettivamente del 20 e del 30%.

Continua a scendere l’incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti, che è ora a 1.037 (soglia limite 150), con due province, Pescara e Teramo, che tornano sotto quota mille.

Il totale dei nuovi casi emersi nell’ultima settimana è di 13.289 unità: la variazione, rispetto ai sette giorni precedenti, è pari al -25%.

I ricoveri complessivi, con la riduzione odierna, tornano a valori analoghi a quelli di sette giorni fa, ma le terapie intensive, su base settimanale, registrano un calo significativo.

A livello territoriale, i numeri più alti sono ancora quelli del Chietino, dove l’incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti è a 1.088, seguito a ruota dall’Aquilano, con 1.073. Poi ci sono il Teramano, con un’incidenza pari a 983, e il Pescarese, con 885.

L’ABRUZZO RESTA IN ZONA ARANCIONE

L’Abruzzo resta in zona arancione.

Lo ha deciso la cabina di regia, all’esito del monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero della Salute, relativo al periodo dal 31 gennaio al 6 febbraio.

La classificazione complessiva di rischio è considerata “non valutabile” e quindi equiparata a “rischio alto”, come avviene da “tre o più settimane consecutive”. Nonostante le terapie intensive entro i limiti massimi, pesano i ricoveri in area medica, che sono superiori alla soglia e pesa, soprattutto, l’allerta di resilienza relativa alla capacità di monitoraggio.

Intanto, la prevalenza della variante Omicron, in Abruzzo, raggiunge il 100%.

È quanto emerge dalla ‘flash survey’ condotta dall’Istituto Superiore di Sanità e dal ministero della Salute, insieme ai laboratori regionali e alla fondazione Bruno Kessler, sui positivi dello scorso 31 gennaio.

In particolare, su 1.231 nuovi casi positivi al tampone molecolare, sono stati 51 quelli sequenziati a campione. Dalle attività di sequenziamento è emerso che tutti sono riconducibili alla variante Omicron. Nessun caso, dunque, è dovuto alla variante Delta.

L’Abruzzo è una delle undici regioni in cui Omicron è al 100. La media italiana è del 99,1%.

A livello regionale sono due le strutture che si occupano delle attività di sequenziamento: il laboratorio di Genetica molecolare – Test Covid-19 dell’Università ‘D’Annunzio’ di Chieti e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise di Teramo.