E’ stata superata la soglia dei quattro milioni di morti nel mondo per complicanze riconducibili al coronavirus. Lo ha detto la Johns Hopkins University, aggiornando il bilancio delle vittime a 4.000.929. Sono invece 185.029.960 le persone contagiate a livello globale.
Gli Stati Uniti sono il Paese maggiormente colpito dalla pandemia con 33.770.444 contagiati e 606.218 morti. Segue l’India con 30.663.665 positivi e 404.211 decessi. Superiore il numero dei morti in Brasile, 528.540, mentre i casi confermati dalle autorità sono 18.909.037.
In Italia si registra intanto un rialzo dei contagi: per la prima volta dal 19 giugno scorso, infatti, ieri sono stati superati nuovamente i mille casi. Resta tuttavia contenuto il numero dei morti (14 il dato registrato nel bollettino di ieri), mentre calano terapie intensive e ricoveri grazie alle vaccinazioni che vedono il oltre il 40% dei cittadini immunizzati con un totale di oltre 55 milioni di dosi di vaccino somministrate.
L’invito di ministero ed esperti, come sempre, è alla cautela. E il ministro Roberto Speranza insiste: “Dobbiamo essere consapevoli che la pandemia non è finita”.
Per il ministro, che ha parlato ieri in un videomessaggio nel corso di un evento organizzato dalla rivista ‘Fortune’, “lo testimoniano i numeri di altri Paesi europei e del mondo che vedono i contagi salire nonostante l’alto tasso di vaccinazione”. Il ministro ha invitato, quindi, alla “massima attenzione, massima cautela, massima prudenza”. E a “continuare questo lavoro imponente, che è l’arma più importante che abbiamo per chiudere questa stagione così difficile, che è la nostra campagna di vaccinazione”.
“Il virus è sempre lo stesso – spiega -. Semmai le due varianti che hanno ora maggior diffusione nel Paese, Alfa e Delta, rispetto al ceppo proveniente da Wuhan hanno maggior contagiosità. Non facciamo l’errore di pensare a un virus che, per quanto abbia mutato caratteristiche, sia connotato da minor potere di provocare malattia grave. Ciò che è cambiato è lo stato di immunizzazione del Paese, con 51 milioni di dosi somministrate. Questo rende ragione di una maggior protezione dall’infezione”.
La variante Delta, “oltre alla maggior contagiosità, sembra aver attenuato o smarrito del tutto alcuni connotati: per esempio la perdita del gusto e dell’olfatto. I sintomi più frequenti sono febbre, naso che cola, mal di testa e mal di gola – elenca Locatelli – Ma questo non le impedisce di causare patologie altrettanto gravi”. Come comportarsi? “Al chiuso vanno mantenute le mascherine – raccomanda – perché sono gli interventi non farmacologici più efficaci insieme al distanziamento interpersonale. Ma anche all’aperto è opportuno indossarle ove non sia possibile evitare assembramenti o affollamenti (in fila, in coda, nei mercati o a una fiera). Così come è opportuno tenerle quando si è a contatto con un soggetto immunodepresso”.






