PESCARA – In periodo di crisi c’è bisogno di fare economia. Perché non iniziare riducendo gli stipendi dei consiglieri comunali?

In sintesi è questa la proposta del vice presidente del Consiglio comunale di Pescara, Fausto Di Nisio, dell’Italia dei valori.

Una proposta che, a quanto pare, non ha ricevuto grandi consensi da parte dei componenti della Giunta pescarese.

Di Nisio, com’è nata la sua idea?

Lo scorso agosto, quando sui giornali si è iniziato a parlare di una possibile riduzione, prevista dalla manovra, del 77 per cento sul contributo di solidarietà per i parlamentari, ho pensato a come fosse comune tra la gente il sentore dell’antipolitica, della politica che sta perdendo sempre di più credibilità tra i cittadini a causa della sua incapacità di soddisfare i loro bisogni.

E quindi cosa ha fatto?

Ho scritto una lettera al sindaco, Luigi Albore Mascia, chiedendogli di fare qualcosa di concreto. Gli ho chiesto di ridurre il suo compenso del 30 per cento. Lui avrebbe dettato l’inizio, in seguito ci saremmo adeguati anche noi consiglieri e assessori, in quanto il nostro stipendio è correlato a quello del primo cittadino. Gli ho chiesto anche di rinunciare a tutti i privilegi che in quanto rappresentanti dell’amministrazione ci spettano, come biglietti gratuiti per le manifestazioni sportive, teatrali eccetera, per trasformarli in risorse economiche. Privilegi di cui, tra l’altro, io non ho mai usufruito. Ogni volta che sono andato in qualche spettacolo o partita ho sempre pagato il biglietto.

Quale è stata la risposta del primo cittadino?

Nessuna. Zero risposte e zero dibattito politico. Sapevo, però, che prima o poi si sarebbe presentata la necessità di affrontare il discorso economico, in particolar modo riguardo la riduzione delle spese destinate al sociale e l’incapacità dell’amministrazione di gestire la situazione. Per due volte ho presentato la mia proposta come ordine del giorno in Consiglio comunale e per due volte è andata a vuoto. Il Consiglio si è svuotato. Qualcuno aveva impegni improrogabili, altri hanno detto di non essere a conoscenza dell’ordine del giorno, cosa improbabile, soprattutto nella seconda seduta. I consiglieri sanno che vengono ripresentate le proposte ritirate precedentemente.

A cosa pensa sia dovuto il fallimento della sua proposta?

Voglio pensare che non sia stata capita, che sia dovuta a una mia incapacità di trasmettere le vere motivazioni che vi sono dietro.

Qualcuno potrebbe pensare a un atteggiamento populista da parte sua, a un modo di fare politica mirato ad ottenere consensi e visibilità.

Non voglio essere frainteso, non dico che la politica non deve essere pagata dalla collettività. Sarebbe paradossale, come se io pretendessi una buona gestione del mio condominio da parte dell’amministratore senza dargli nessun compenso. Ho chiesto solo di riflettere sulla tempistica. In un periodo di particolare crisi c’è bisogno che tutti compiano uno sforzo, e i primi a dare l’esempio devono essere gli amministratori. Sono stato accusato di populismo, è vero, e qualcuno mi ha anche detto perché non inizi tu?

Giusto. Perché non comincia lei?

Ho ritenuto corretto dare seguito all’iniziativa in prima persona. Ho chiesto al presidente del Consiglio comunale, Licio Di Biase, di procedere alla riduzione del 30 per cento del mio compenso e di destinare il denaro al pronto intervento sociale. Naturalmente non voglio che i miei soldi vengano utilizzati per altre spese che non interessano il sociale, ecco perché ho chiesto una variazione di bilancio e voglio che sia esclusiva.

Sono consapevole che in Comune c’è necessità di risorse finanziarie per le indennità e i rimborsi degli appartenenti agli organi istituzionali, la Giunta dovrà necessariamente chiedere una variazione al Bilancio. Ecco, vorrei che le due cose restassero separate, non vorrei correre il rischio che i miei soldi venissero utilizzati per pagare i consiglieri, il sindaco e la Giunta.

Nel prossimo Consiglio la sua proposta verrà presentata come mozione.

Sì, la mozione è votata all’inizio del Consiglio e i consiglieri dovranno essere per forza in aula. Tra l’altro il mio interesse non è quello di sapere il parere dei singoli consiglieri, ma quello dei gruppi politici. Nessun capogruppo era presente in aula quando si doveva votare l’ordine del giorno ed è inaccettabile che gli schieramenti non si esprimano su un tema così importante.

Fuori dall’aula consiliare che voci girano? Come sono i rapporti con i suoi colleghi?

A dire la verità mi sento isolato e me ne dispiaccio. Tutti pensano a un’operazione montata ad arte per ottenere visibilità ma non è quello. Certo, mi fa piacere ricevere i ringraziamenti dei cittadini che incontro per strada, ma davvero mi stupisco di come miei colleghi non riescano a sentire le opinioni del popolo.