L’AQUILA – Taglio ai costi della politica, in particolare l’odioso vitalizio: in Consiglio regionale c’è chi non si arrende e si rivolge al Tribunale amministrativo.
Il 22 dicembre dello scorso anno, i giudici del Tar dell’Aquila hanno discusso il ricorso presentato dall’ex inquilino dell’Emiciclo Antonio Norante, eletto per due legislature di seguito nel listino bloccato, prima con il centrosinistra guidato da Antonio Falconio e poi con il centrodestra dell’ex governatore Giovanni Pace, non riconfermato nella tornata del 2005, quando si piazzò terzo nella lista teramana di Forza Italia alle spalle di Paolo Tancredi e Bruno Sabatini.
Per quei dieci anni di consiliatura Norante, che è stato presidente della commissione Bilancio, ha fatto richiesta al Consiglio per avere il riconoscimento all’età di 55 anni, nonostante una legge regionale, la numero 40 del 2010, nel frattempo, avesse fissato a 60 anni il minimo dell’età per ottenere la pensione cumulabile, aumentando di cinque anni il limite precedente.
Con un nuovo provvedimento, poi, il privilegio è stato del tutto abolito, anche se a partire dalla prossima legislatura.
Norante, che ha compiuto a luglio 55 anni nel luglio del 2011, dieci mesi dopo l’approvazione della legge “taglia-costi” che lo ha messo fuorigioco, ha ritenuto che la norma non potesse modificare un diritto acquisito, perciò si è rivolto alla giustizia amministrativa per l’annullamento del provvedimento del dirigente del servizio Bilancio della Regione che ha rigettato con una nota ufficiale l’istanza di richiesta di beneficio.
Norante reclama un assegno mensile di circa 2.500 euro netti, una somma che i pensionati “comuni” possono solo sognare anche dopo decenni di duro lavoro, soprattutto alla luce della stretta imposta dal governo di Mario Monti.
Con la sentenza numero 695, il Tar ha dichiarato il proprio difetto di competenza rinviando la questione al giudice del lavoro.
A questo punto non si sa se Norante continuerà la sua “battaglia”.
L’ex presidente della commissione Bilancio ha fatto da apripista ad altre richieste simili che sono già arrivate o stanno per giungere sul tavolo del settore competente regionale: una di queste sarebbe stata formulata da Bruno Di Paolo, capogruppo, tra il 2005 e il 2008, della Democrazia cristiana per le autonomie, e attuale vice sindaco di Chieti per la lista civica Giustizia sociale, di cui è leader.
Sarebbe pronto, inoltre, a chiedere il vitalizio anche l’ex assessore di Alleanza nazionale di Vasto Massimo Desiati.
Tra coloro che già percepiscono l’assegno mensile si va da una quota minima di 1.700 euro al mese per coloro che hanno alle spalle una sola legislatura a un massimo, per quanti hanno 16 anni di carriera all’Emiciclo e hanno superato i 60 anni di età,di oltre 4 mila euro netti al mese.
C’è tutta una serie di coefficienti che stabiliscono delle riduzioni per chi chiede di anticipare l’ingresso nel mondo dei “Paperoni” del Consiglio regionale, che tra l’altro possono cumulare il vitalizio con altre pensioni da lavoro dipendente o autonomo.
Attualmente la Regione paga 139 vitalizi, per una spesa annuale di 5,7 milioni di euro. Una somma importante dal momento che, con l’allungarsi della vita media, la tempistica dell’onore per la Regione è destinato a durare di più.
Ma l’ente potrebbe arrivare a risparmiare somme ingenti grazie all’ultimo provvedimento approvato come emendamento alla finanziaria nell’ultimo consiglio dello scorso anno: la disposizione prevede che i consiglieri ancora in attesa di raggiungere l’età per ottenere il vitalizio possano rinunciare subito alla pensione riavendo indietro tutti i contributi già versati rivalutati al saggio legale di interesse.
I consiglieri in carica o cessati dal mandato che si trovano in questa situazione sono 71. L’ufficio di presidenza del Consiglio ha tempo fino al 30 giugno prossimo per emanare un opportuno regolamento in materia.
Se tutti dovessero aderire, ma la cosa è molto peregrina, per saldare i consiglieri occorrerebbe una somma di poco inferiore ai 6 milioni di euro.
Rimane da verificare se la Regione ha in cassa la necessaria disponibilità per restituire agli eventuali richiedenti le somme trattenute per il vitalizio che il Consiglio ha provveduto a trasferire nel bilancio della Giunta.
Però a fronte di un esborso oneroso perché versato in un’unica soluzione, la Regione conseguirebbe nel tempo un guadagno sostanzioso.
A un consigliere alla prima legislatura, per fare un esempio, vengono detratti 12 mila euro l’anno per la “pensione”, mentre al compimento dei 60 anni ne prenderebbe circa 1.700 al mese, per cui la somma sarebbe recuperata in poco più di tre anni. (g.a.)
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