L’AQUILA – Ci sono alcune persone appartenenti ai centri sociali e alle realtà antagoniste romane, tra le persone individuate dalla Digos dopo le tensioni verificatesi alla manifestazione degli aquilani a Roma mercoledì scorso.
Finora sono due le persone denunciate: il promotore della manifestazione, M.E. di 39 anni, per inosservanza dei provvedimenti della polizia in quanto “l’iniziativa si è svolta senza tenere conto delle modalità concordate”, e C.G., romano di 26 anni, noto appartenente al centro sociale autogestito ‘La Strada’ di Roma.
La ricostruzione degli episodi di mercoledì scorso emerge da una prima informativa predisposta dalla Digos e consegnata all’autorità giudiziaria. C.G., che è stato denunciato per i reati di violenza e resistenza a pubblico ufficiale e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità di pubblica sicurezza, era già stato denunciato per gli stessi reati in occasione di manifestazioni non autorizzate.
Lo stesso C.G. è stato riconosciuto all’inizio della manifestazione di mercoledì scorso, durante il tentativo di sfondamento del cordone delle forze dell’ordine in via del Corso all’altezza Piazza Venezia, mentre spingeva i militari.
In questa fase, tra i manifestanti, sono stati notati altri cinque noti esponenti delle realtà antagoniste romane. Inoltre, durante la manifestazione, in particolare in via del Plebiscito, sono stati riconosciuti 22 noti appartenenti ai centri sociali autogestiti e alle realtà antagoniste della Capitale.
Prosegue l’attività investigativa, anche attraverso le immagini della polizia scientifica e dei media per verificare “condotte penalmente rilevanti”.
COMITATO 3E32: ”ALLORA DENUNCIATECI TUTTI”
L’AQUILA – Erano gli aquilani a protestare, non gli esterni e i centri sociali. Questa la reazione espressa in una lettera del Comitato 3e32 dopo la notizia delle denunce per gli scontri nel corteo di Roma del 7 luglio.
Lettera che si chiude con una sfida: “Denunciateci tutti”. Questo il testo.
Siamo venuti oggi a conoscenza delle denunce nei confronti di due partecipanti alla manifestazione degli aquilani a Roma del 7 di luglio.
Ribadiamo quanto espresso ieri dall’assemblea cittadina nella lettera indirizzata al ministro degli Interni Roberto Maroni: di quanto è accaduto durante la manifestazione i promotori si assumono la piena e unica responsabilità.
I cittadini aquilani hanno partecipato numerosissimi a quella manifestazione, partendo con oltre 40 pullman dalla città. Voler negare il fatto che erano i terremotati a chiedere diritti e a urlare la propria rabbia è un’offesa nei confronti di chi, tra mille difficoltà, ha scelto di essere in piazza a Roma.
Dopo averci espropriati del diritto a essere protagonisti della ricostruzione della nostra città, ora si sta tentando in tutti i modi di nascondere l’evidenza del fatto che ERAVAMO NOI ad urlare sotto i palazzi del governo.
Il fatto che non ci fossero solo aquilani, significa soltanto che in tanti hanno aderito ai nostri appelli e alla nostra richiesta di solidarietà, hanno compreso e condiviso i nostri problemi e le nostre richieste: molte istituzioni locali non solo aquilane, movimenti, collettivi, associazioni di ogni città e territorio italiano.
Questo perchè la questione aquilana non è non può essere considerata una questione locale. È un tema nazionale e a chiunque ci abbia espresso una solidarietà concreta esprimiamo la nostra gratitudine e la nostra solidarietà.
Denunciamo, inoltre, il continuo tentativo di spostare l’attenzione da quelli che sono i reali problemi del cratere. I media oggi dovrebbero parlare delle richieste legittime e urgenti della popolazione aquilana, nessuna delle quali accolta dal governo.
Le uniche risposte che abbiamo ricevuto sono state le manganellate, gli scudi levati dalle forze dell’ordine, i feriti e oggi le denunce.
E allora denunciateci tutte e tutti.
FERRERO (PRC): ”DENUNCE VERGOGNOSE”
L’AQUILA – “Sono vergognose le denunce per la manifestazione dei cittadini aquilani di mercoledì scorso”.
Questa l’opinione del segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, secondo cui “il governo continua a rispondere con la violenza alle rivendicazioni dei cittadini terremotati”.
“Dopo i manganelli, le denunce – osserva Ferrero – L’unica cosa che il governo non fa è affrontare i problemi di una comunità che prima ha utilizzato come ribalta mediatica e adesso abbandona al proprio destino e alla repressione di polizia, che mercoledì ha colpito gli stessi amministratori locali”.



