L’AQUILA – Il presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, Lorenzo Sospiri, ha ufficialmente ritirato il decreto 56 con il quale l’avvocato Paolo Gatti, ex assessore regionale di Forza Italia, era stato nominato componente della sezione regionale della Corte dei Conti in Abruzzo.

Una carica  che vale uno stipendio da un milione di euro per cinque anni di mandato, a carico delle casse regionali. Contro cui però si è schierata la Lega, azionista della maggioranza con 10 consiglieri e 4 assessori, parte di Forza Italia, e delle opposizioni di centrosinistra e Movimento 5 stelle.

Una levata di scudi culminata, durante il Consiglio regionale convocato a Pescara il 28 gennaio, con la richiesta formale a Sospiri, da parte di centrosinistra e M5s, di convocare una seduta straordinaria, per il voto palese sulla designazione del componente regionale alla Corte dei Conti. Contestualmente è stata richiesta la revoca della designazione già avvenuta.

Vista l’esplicita contrarietà di Pietro Quaresimale, capogruppo della Lega, alla designazione, guardata con il fumo negli occhi anche dal coordinatore regionale Fi, il senatore Nazario Pagano, Sospiri, fautore della nomina assieme a presidente della Regione Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia,  ha così deciso per il dietrofront. Al fine di evitare una dolorosa spaccatura nella maggioranza.  

“L’atto di nomina – precisa Sospiri – nasceva da una precisa delega conferitami dalla Conferenza dei Capigruppo nella riunione del 12 novembre 2019. Evidentemente, nel tempo intercorso tra quella data e il decreto di nomina, si è aperto un nuovo dibattito sul caso con prese di posizione inedite. Dibattito che è scaturito con la richiesta dei Capigruppo, nell’incontro del 21 gennaio 2020, di riportare in Consiglio regionale la questione. Necessità espressa in particolare dalla Lega e da una parte dell’opposizione”. 

“Da Presidente del Consiglio – continua Sospiri – prendo atto della volontà dei Capigruppo e rimetto al Consiglio regionale la votazione sul designato alla Corte dei Conti. Il ritiro del decreto è un atto di responsabilità, con la precisa volontà di mantenere un profilo di correttezza nei confronti delle altre forze politiche e assicurare la terzietà che il mio ruolo impone”.

“In una delle prossime sedute del Consiglio – conclude il Presidente – sarà quindi inserito il nuovo punto all’ordine del giorno e sarà assicurata una espressione unitaria della maggioranza”.