L’AQUILA – Decine di sindaci che chiedono la riqualificazione dei piccoli ospedali, altri che pur ribadendo la necessità di stare in casa sottolineano che con la chiusura di bar e ristoranti interi territori montani sono destinati al fallimento. 

Il coronavirus – si legge sull’Ansa – rischia di dare un colpo mortale a turismo, economia e socialità di Abruzzo e Molise interno, dopo decenni di spopolamento e alta presenta di anziani, e messe già in ginocchio dai terremoti del 2009, 2016 e 2017. Una situazione simile a realtà appenniniche di Marche, Umbria e Lazio. 

L’emergenza in queste ultime settimane sta facendo emergere di nuovo la fragilità di vaste aree e la inadeguatezza di politiche, attuate negli ultimi anni in zone meno ricche e meno densamente popolate, soprattutto nella sanità e nella coesione sociale: gli amministratori che sono scesi in campo per chiedere, nella drammaticità della emergenza, decisi cambiamento di rotta.

I governatori di Abruzzo e Molise, Marco Marsilio, di Fdi, e Donato Toma, di Fi, hanno varato provvedimenti per riaprire presidi sanitari decentrati, dismessi o ridimensionati per via dei tagli imposti dal commissariamento per il deficit, la cui utilità sociale di frontiera è stata riscoperta all’improvviso per via di una pandemia.

Emblematico il caso dell’ospedale di Penne, chiuso per contagio ed ora riattivato per farne covid hospital per la provincia di Pescara. 

“In questa fase critica che richiede misure così gravi, assistiamo alla dimostrazione pratica del fallimento delle politiche sanitarie degli ultimi 20 anni”, denuncia il sindaco di Guardiagrele (Chieti), Simone Dalpozzo.

Alla luce della emergenza, 47 sindaci della stessa provincia di Chieti, hanno chiesto alla Regione Abruzzo e con urgenza all’attivazione, negli ospedali di Atessa e Casoli, di rianimazione e terapia intensiva.

Proprio per difendere dal contagio comuni fragili, anche per la forte presenza anziani, i più esposti, si stanno mandando via i turisti: è il caso, nell’Alto Sangro, in provincia dell’Aquila teatro di impianti sciistici, dei sindaci di Rivisondoli e di Campo di Giove, che con un avviso pubblico hanno chiesto ai proprietari delle “seconde case, di tornare nei propri Comuni di residenza al fine di evitare situazioni di emergenza”. 

C’è chi, come nell’Alta Valle dell’Aterno, in provincia dell’Aquila, sottolinea la “fine” sociale ed economica del comune di Campotosto, abitato nelle tre frazioni da circa 120 persone, e del comprensorio montano, con la chiusura di tre trattorie e due bar, nei quali tanti anziani andavano a fare una chiacchiera ed a giocare a carte.

Il sindaco, Luigi Cannnavicci: “Siamo convinti di dover dare il nostro contributo e che rimanere a casa è una buona cosa, ma noi siamo giù moralmente. Economia e socialità sono stati cancellati”.