L’AQUILA – “La Germania fa quello che vuole perché è più brava e più onesta dell’Italia? No. La Germania fa quello che vuole perché nel sistema Euro contano i rapporti di forza tra Paesi e perché, a differenza nostra, tra le altre cose, non ha permesso il divorzio tra Banca centrale e ministero del Tesoro”.
Tempi difficili non soltanto per gli effetti causati dal Coronavirus sulla salute e sull’economia di chi il virus ce l’ha ormai in casa, ma anche per le “narrazioni” che a ogni crisi trovano terreno fertile per poter essere riproposte, con tutta la confusione e la illogicità che ne derivano.
Tra queste, spicca senza dubbio quella dell’Italia dell’evasione fiscale record e del volume considerato eccessivo del debito pubblico che, specie di questi tempi, questo il succo della “narrazione”, non permetterebbero al nostro Paese di “Fare come la Germania”, cioè di poter mettere in preventivo di spendere cifre enormi, nella fattispecie 550 miliardi di euro contro i 25 nostrani, per contrastare una sicura recessione economica e una emergenza sanitaria spaventosa.
Con tale narrazione non è d’accordo Domenico Moro, ricercatore presso l’Istat, dove si occupa di indagini economiche strutturali sulle imprese, con un passato nel settore commerciale di uno dei maggiori gruppi multinazionali mondiali ed ex consulente della Commissione Difesa della Camera dei deputati.
Moro è autore, tra gli altri, del fortunato saggio La gabbia dell’euro. Perché uscirne è internazionalista e di sinistra, presentato anche all’Aquila nel febbraio del 2018 in un convegno organizzato dal movimento EuroStop con l’adesione di Potere al popolo per le elezioni del 4 marzo dello stesso anno.
Domenico Moro, pare che qui in Italia non si possa salvare la gente dal Coronavirus perché noi italiani siamo quelli dell’esplosione del debito pubblico.
Assolutamente no. Il mega debito pubblico italiano deriva dal divorzio Banca d’Italia-Ministero del Tesoro del 1981. Da allora, la Banca d’Italia non è stata più tenuta ad acquistare i Titoli di Stato e ciò ha determinato un aumento dei rendimenti sugli stessi Titoli di Stato e quindi un aumento del servizio al debito, cioè degli interessi che abbiamo pagato sul debito che è aumentato in dieci anni, tra il 1981 e il 1991, essenzialmente per questa ragione, non per altro.
E l’evasione fiscale, che, va ricordato, è a livelli record pure in Germania?
Non si può dire che siamo in questa situazione per l’evasione fiscale. Siamo in questa situazione per i tagli causati dalla necessità di rientrare nei parametri di Maastricht, cioè nel rapporto del tre per cento deficit/pil e per il tentativo di portare il debito pubblico al sessanta per cento. Di fatto, sono stati i criteri di Maastricht ad aver impedito di portare un aggiornamento e un ampliamento della sanità pubblica, con tagli di posti letto e di capacità effettiva che stiamo scontando anche in questa fase di emergenza.
La Germania fa quello che vuole perché è più onesta di noi?
No, lo fa innanzitutto perché non ha separato la Banca centrale tedesca e il Ministero del Tesoro, con tutti i vantaggi che questo ha comportato negli anni. Purtroppo, la narrazione sbagliata continua a trovare spazio, del resto è facile da dire e da recepire perché è facile parlare di evasione fiscale e di fenomeni simili, evitando di rintracciare le responsabilità all’interno del sistema Euro, cioè un sistema macroeconomico fatto di scelte politiche ben precise che ci hanno portato a questo punto. Scelte su cui gran parte del ceto politico è ancora d’accordo, nonostante i disastri siano evidenti.
Siamo a un punto di rottura con la moneta unica?
Non credo, ma sicuramente molti si stiano rendendo conto del fatto che l’Unione Europea non esiste, che ogni Paese va per conto suo e che in realtà questo è un sistema intergovernativo nel quale contano i rapporti di forza tra Paesi. Ecco perché continua a ‘pesare’ di più la Germania e in particolare il blocco franco-tedesco.



