L’AQUILA – “I Call Center rappresentano in assoluto il luogo di maggior assembramento contemporaneo e continuativo di persone. I rischi di contagio sono enormemente maggiori rispetto ad ogni altro luogo di lavoro, ma assistiamo alla grave sottovalutazione da parte delle aziende e ad una ancor peggiore indifferenza e disattenzione da parte degli Enti preposti ai controlli”.
A denunciare la situazione è Venanzio Cretarola, della Cisal Comunicazione, che spiega come: “Fin da domenica scorsa abbiamo chiesto una verifica urgente al Servizio Prevenzione della Asl dell’Aquila, anche per verificare l’idoneità generale di una sede di lavoro che fin dal suo avvio (2 dicembre 2019) continua a dimostrare carenze più che evidenti. Gli abbiamo illustrato in dettaglio le nostre proposte migliorative per continuare l’attività”.
“Il Servizio Prevenzione – aggiunge – si è limitato a chiedere telefonicamente informazioni all’azienda, che ovviamente ha detto che era tutto a posto (smentendosi appena due giorni dopo). Mi sono sentito addirittura accusare personalmente di condurre una iniziativa ‘strumentale’ per altri fini non meglio specificati. E’ così che gli Enti competenti fanno i controlli nel luogo di lavoro prioritario in assoluto in un caso come questo?”.
“Abbiamo chiesto un intervento immediato al direttore generale della Asl AQ1 con una relazione sull’accaduto. Cosa dobbiamo fare per esigere rispetto per la salute non solo degli operatori dei call center? – chiede Cretarola – Occorrono sempre iniziative di drammatizzazione per risolvere i problemi, in questa città? Dobbiamo essere costretti a farle?”.
“L’ultimo Decreto governativo – sottolinea – non cita nemmeno i call center, non prevedendo nessun obbligo specifico per i committenti e per i gestori e nessuna procedura semplificata per ammortizzatori sociali, almeno per alleggerire la presenza contemporanea di migliaia di addetti in uno stesso luogo. L’indicazione di 1 metro come distanza minima in un call center è un dato puramente statistico, impossibile da rispettare. Eppure si tratta di un potenziale di veicolo esponenziale di contagio non solo fra i colleghi, ma fra tutta la popolazione aquilana”.
La Cisal prima dell’ultimo Decreto del Governo aveva chiesto a Comdata, che gestisce il Contact Center Inps con oltre 500 addetti, interventi urgentissimi quali:
Adozione rapida anche parziale di televoro, per diminuire la compresenza di troppo personale;
Riduzione dei volumi di attività concordata con Inps con garanzia dei soli servizi indifferibili;
Attestazioni ufficiali della idoneità dei locali, soprattutto di quelli chiusi, del tutto privi di finestre;
Diradamento delle postazioni di lavoro degli operatori;
Sanificazione continuativa delle postazioni ad ogni cambio di operatore;
“Comdata – continua Cretarola -ha risposto semplicemente dicendo di essere in regola e restando indifferente alle nostre proposte. Solo dopo alcuni giorni ha proceduto nottetempo ad organizzare – in fretta a furia e senza criteri equi e razionali – la disposizione ‘a scacchiera’ delle postazioni, ma solo dopo aver comunicato la presenza di un caso positivo nella sua sede di Roma. Ammettendo quindi, a misfatto avvenuto, che avevamo ragione”.





