L’AQUILA – “Non è possibile che le aziende agricole e di allevamento che in questa emergenza hanno continuato a lavorare, abbiano visto i loro prodotti non acquistati. E’ successo come nel terremoto, prodotti e carne sono rimasti invenduti: perché far arrivare i camionisti da fuori, acquistiamo prima qui da noi”.
Così l’imprenditore agricolo aquilano Dino Rossi sulla situazione economica legata alla emergenza coronavirus del comparto agricolo.
“So che ci sono caseifici che stanno passando i guai, gli allevatori lo stesso – continua – Oltre tutto in questi giorni ci è arrivata una stangata di 3mila euro dai consorzi di bonifica sull’utilizzo dell’acqua che si paga anche se non si consuma, ci hanno dato i 600 euro, con i quali non accendiamo neppure il trattore, e poi ci arrivano queste sorprese. Avrebbero potuto tagliare le tasse e non darci un contributo che non esiste”.
E sull’attesa pioggia che nelle ultime ore ha interrotto il periodo di siccità che ha minato seriamente i raccolti degli agricoltori, commenta: “Mio padre diceva ‘vale più una pioggia da aprile a maggio che un carro d’oro e chi lo tira’. E’ stata una manna dal cielo, la terra era molto secca, buona parte del raccolto dovrebbe essere salvo, a differenza delle piante di frutta danneggiate dalla gelata di qualche giorno fa”.
“Se non gela siamo a cavallo nel senso che riusciremo a limitare i danni – spiega ancora l’agricoltore, presidente dell’associazione Cospa – Infatti, nonostante i danni alla frutta, non sono stati compressi frumento, grano e vigneti”.





