L’AQUILA – “Una delle mie priorità sarà quella di contribuire a dare più attenzione all’informazione online, sottovalutata da normative anacronistiche”
È la rinnovata, ma non nuova promessa di Filippo Lucci, fresco di riconferma al Corecom, il Comitato regionale per le comunicazioni, che ad AbruzzoWeb indica numeri e intenzioni che dovranno segnare il suo secondo mandato.
Lucci, però, per prima cosa invita “a guardare avanti, a parlare di contenuti” ritenendo “fuori luogo” le polemiche a seguito della modalità con cui si sono fatte le nomine.
Come prevede la legge dello spoil system, il cambio dei vertici delle aziende pubbliche al cambio di maggioranza, il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha nominato il presidente, confermando Lucci.
Dall’altra parte, il presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio ha scelto, ma qualcuno ha contestato senza coinvolgere più di tanto i capigruppo, i due componenti del Consiglio d’amministrazione, ovvero l’avezzanese Ottaviano Gentile, in quota alla maggioranza, a cui si aggiunge quella della giornalista Michela Ridolfi, indicata dall’opposizione del centrodestra.
Gentile è, però, il patron di Tele Sirio, e seppure ora lui sia pensionato, l’emittente resta in mano ai figli. Non è un mistero l’amicizia e reciproca stima tra il presidente Di Pangrazio e Gentile.
Visto che, tuttavia, il Corecom, tra le sue principali attività, oltre che occuparsi di tutela dei minori, esercizio del diritto di rettifica, vigilanza sulla pubblicazione dei sondaggi, ha quella di stabilire la graduatoria delle emittenti televisive locali per l’erogazione dei contributi ministeriali che ammontano in Abruzzo a circa 1 milione di euro l’anno, c’è chi si chiede se sia opportuna questa nomina.
Lucci sarà a capo di una struttura regionale dimagrita dopo la riforma del dicembre 2014, contenuta nel cosiddetto decreto Milleproroghe, che ha tagliato da cinque a tre i posti nel Cda.
Mossa che garantusce qualche centinaio di euro di risparmi al contribuente, visto che prima il presidente prendeva 1.100 euro di indennità al mese, gli altri quattro componenti 400 euro al mese, totale 2.700.
Con le nuove norme il presidente prenderà un po’ di più, 1.500 euro, i due componenti del comitato 500 euro, totale 2.500.
Lucci rivendica, tanto per cominciare, di essere passato indenne dalle forche caudine dello spoil system. Nominato ai tempi di Gianni Chiodi e del centrodestra, è stato infatti riconfermato dal centrosinistra.
“Sono un giornalista – rivendica – e ho sempre svolto questo ruolo con imparzialità, non sono una persona di parte. E il Corecom non è più da tempo un carrozzone della politica”.
Reputa, poi, del tutto infondate le preoccupazioni su eventuali conflitti di interesse nel futuro operato di Gentile.
“La graduatoria viene stilata secondo due soli criteri, e assolutamente oggettivi: il fatturato e il numero dei dipendenti e le loro tipologie di contratti. Ovvero 35 punti per ciascun professionista, 25 punti a pubblicista, 15 punti ad amministrativo – precisa – Il Corecom, inoltre, fa anche controlli incrociati su quello che autodichiarano le emittenti, in collaborazione con Inpgi, Inps ed Enpals. E poi ci sono le verifiche finali del ministero”.
Piuttosto, se si deve parlare di contributi pubblici al modo dell’informazione, Lucci conviene che è ora di chiedersi perché “l’informazione online è ancora esclusa da ogni contributo, anche se in molti casi le testate sul web hanno molti più lettori della carta stampata e sono cresciute enormemente negli ultimi anni”.
Ecco perché il nuovo-vecchio presidente rilancia all’inizio del suo mandato bis un appello già fatto nel luglio 2014, in occasione della prima mappatura, ma che, a suo dire, non è stato raccolto come avrebbe sperato dagli stessi operatori del settore, “anche per colpa nostra, perché evidentemente la nostra azione non è stata efficace”, ammette.
“L’idea era quella di elaborare insieme ai diretti interessati, gli editori e operatori dell’informazione online – ricorda – e arrivare a definire anche per il web una graduatoria, un sistema di premialità necessaria, per esempio, per beneficiare dei contratti di pubblicità istituzionale”.
In tempi di spending review, Lucci poi tiene a sottolineare i bassi costi e l’alta produttività del “non più baraccone” Corecom.
“Ci lavorano dieci dipendenti della Regione, più un interinale, e dentro gli uffici regionali al quinto piano di palazzo dell’Emiciclo, e dunque non ci sono costi aggiuntivi significativi per le casse regionali – snocciola – I compensi del Cda sono poi modesti. Io prendo meno dell’ultimo dei dipendenti regionali, e senza contributi, né tredicesime”.
“Eppure con le 4 mila conciliazioni nell’ultimo anno con le compagne telefoniche i cittadini abruzzesi hanno recuperato, grazie a noi, 1,5 milioni di euro. E gli accordi sfiorano il 90 per cento delle vertenze”, conclude.



