PESCARA – In Abruzzo risulta essere cementificato il 5,08 per cento del territorio, e nell’utimo anno si è registrato piccolo incremento dello 0,21 per cento, inferiore alla media nazionale, in particolare nelle province di Teramo e Pescara. Come nel resto del Paese il consumo di suolo interessa sopratutto la costa, dove arriva a punte del 50 per cento nel comune di Pescara. I dati abruzzesi, lontani da quelli delle regioni del nord, rappresentano una buona notizia dal punto di vista ambientale, un po’ meno dal punto di vista prettamente economico, visto che questi numeri sono principamente conseguenza della crisi dell’edilizia, dello stallo delle grandi opere infrastrutturali, confermati dalla debole crescita del prodotto interno lordo, dall’abbandono e dal declino demografico che interessano le aree interne e montane.
Il quadro fin qui accennato può essere dedotto dai dati contenuti dall’edizione 2018 del “Rapporto sul consumo di suolo in Italia”, realizzato dall’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) e dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.
Presupposto del monitoraggio è il considerare il suolo come una preziosa risorsa, intesa come lo strato superiore della crosta terrestre costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi.
Il suolo rappresenta l’interfaccia tra terra, aria e acqua e ospita gran parte della biosfera. Visti i tempi estremamente lunghi di formazione del suolo, si può ritenere che esso sia una risorsa sostanzialmente non rinnovabile. Il suolo ci fornisce cibo, biomassa e materie prime; funge da piattaforma per lo svolgimento delle attività umane; è un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale e svolge un ruolo fondamentale come habitat e pool genico.
Non a caso l’Unione europa e le Nazioni unite richiamano alla tutela del suolo, del patrimonio ambientale, del paesaggio, al riconoscimento del valore del capitale naturale e ci chiedono di azzerare il consumo di suolo netto entro il 2050, e di allinearlo alla crescita demografica e di non aumentare il degrado del territorio entro il 2030.
Obiettivi che la Regione Abruzzo ha recepito con la legge regionale 62 del 2015 pone al centro la tutela e la valorizzazione dell’attività agricola attraverso il contenimento del consumo di suolo ed individua la soglia massima di consumo di suolo consentita per provincia per il quinquennio.
Obiettivi che in Abruzzo, come in altre regioni, vengono per ora centrati sopratutto a causa della difficile congiuntura economica, segnata dalla crisi del mercato immobiliare, che a sua volta non rende profittevole costruire nuove abitazioni. Sono poi ancora nella fase preliminare molti se quasi tutti i progetti finanziati del masterplan per il Sud, che prevedono anche la realizzazione di importanti infrastrutture come la strada Fondo valle Sangro, l’ultimazione della Teramo mare, e della pedemontana Teramo Ascoli. Destinati ad aumentare e non di poco la percentuale di suolo consumato.
Andando dunque a leggere i numeri della ricerca, risulta che in Italia nel 2016 il suolo coperto artificialmente era pari a 2 milioni e 301.042 ettari, pari al 7,63 per cento della superficie totale del Belpaese.
Nel 2017 il suolo consumato è salito di 5.211 ettari, ovvero dello 0,23 per cento, attestandosi dunque 2.306.253 ettari.
In Abruzzo nel 2016 risulta consumato il 5,07 del territorio complessivo, pari 54.768 ettari. Un dato come si vede inferiore alla media nazionale.
Nel 2017 il suolo cementificato è aumentato in Abruzzo dello 0,22 per cento, cioè di 118 ettari, arrivando al 5,08 per cento, pari a 54.886 ettari.
L’ Abruzzo, vuoi per la sua orografia, vuoi per l’ampia porzione di territorio protetto da Parchi e riserve naturali ha subito una cementificazione tuttosommato modesta.
E’ la Lombardia da questo punto di vista a detenere il record del territorio cementificato, pari al 12,99 per cento, seguita da Veneto, 12,35 per cento, e Campania, 10,36 per cento.
Scorrendo la classifica troviamo Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Liguria, con valori compresi tra l’8 e il 10 per cento. La Valle d’Aosta è l’unica regione rimasta sotto la soglia del 3 per cento del territorio consumato.
In termini di incremento percentuale rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente, i valori più elevati sono in Veneto più 0,5 per cento, seguito dal Friuli-Venezia Giulia, 0,41 per cento, e Trentino-Alto Adige, 0,4 per cento.
“La ripresa del consumo di suolo nel Nord-est e in altre regioni del Nord Italia – si legge nel rapporto – può essere messa facilmente in relazione con la ripresa economica che si avverte in queste aree del Paese: nel 2016, a fronte di una crescita a livello nazionale dello 0,9 per cento rispetto all’anno precedente, il Pil in volume ha registrato un incremento dell’1,3 per cento nel Nord-est, dello 0,9 per cento nel Nord-ovest e dello 0,8 per cento, sia al Centro che nel Mezzogiorno”
Tornando all’ Abruzzo, e scendendo ancor piu nel dettaglio, risulta che l’incremento maggiore di consumo di suolo nell’ultimo anno si è registrato in provincia di Teramo, dove nel 2016 era cementificato il 6,7 per cento del territorio, pari a 13.049 ettari, mentre nel 2017 si è registrato un’incremento dello 0,3 per cento, pari a 39 ettari.
Seconda la provincia di Pescara, dove erano cemetificati 8.779 ettari, pari al 7,16 del territorio, con un incremento nel 2017 dello 0,27 per cento pari a 24 ettari.
A seguire la provincia dell’Aquila dove sono cementificati 16.945 ettari, pari al 3,37 per cento del territorio complessivo, e dove nel 2017 si ha avuto un incremento di appena 29 ettari, pari allo 0,17 per cento.
Ultima in classifica la provincia di Chieti con il 6,22 del territorio cementificato pari a 16.112 con un incremento nel 2017 dello 0,16 per cento, pari a 26 ettari.
Focalizzando ancora più lo sguardo a livello questa volta comunale si scopre che gli incrementi maggiori si sono registrati a Castilenti in provincia di Teramo, 2,4 per cento, seguita da Massa d’Albe 2,2 per cento, e Goriano Sicoli, 1,4 per cento, entrambe in provincia dell’Aquila.
In termini quantitativi assoluti, l’incremento maggiore si è registrato invece a L’Aquila, 6 ettari, seguita da Città Sant’Angelo, con 5 ettari.
Il dato però che più di tutti fa riflettere è che anche in Abruzzo, al di là degli incrementi percentuali, la cementificazione riguarda da decenni soprattutto la fascia costiera. Con il top raggiunto a Pescara, dove è cementificato oramai il 50 per cento del territorio.
Un quarto della fascia compresa entro i 300 metri dal mare, evidenzia il rapporto, è ormai perduta per sempre anche in Abruzzo, assieme a Campania, Emilia Romagna e Lazio




