L’AQUILA – Il capo dell’opposizione del Patto per l’Abruzzo, il professore Luciano D’Amico, fa infuriare il Pd e i Giovani democratici, questa volta per essersi schierato al fianco del presidente Paolo Gatti, di Fdi, che nella seduta della quinta commissione del Consiglio regionale, ha negato l’intervento a distanza di molti ragazzi chiamati in audizione, nella discussione del progetto di legge “Istituzione della Consulta dei Giovani d’Abruzzo”. Per poi votare a favore del provvedimento, mentre invece Sandro Mariani, del Partito Democratico, presidente della commissione Vigilanza, ha preso una posizione ben diversa, abbandonando l’aula e non partecipando al voto, e contestando il provvedimento.

“Condivido la rigidità del presidente Gatti. Avevamo chiesto alla maggioranza che fossero ascoltati i giovani, ma i giovani oggi non si sono presentati e questa è una grave mancanza del rispetto”, ha poi detto D’Amico, già candidato presidente della Regione a marzo 2024 ed ex rettore dell’università di Teramo, al quotidiano Il Centro, alimentando nuova bufera nell’opposizione.

Quanto affermato da D’Amico si mastica amaro nel centrosinistra, va infatti in direzione ostinata e contraria rispetto alle vibranti proteste dei rappresentanti dei consigli universitari e delle consulte giovanili, che non hanno potuto partecipare al dibattito, in quanto Gatti, con D’Amico d’accordo, ha negato loro di intervenire in modalità online e da remoto, anche se in precedenza era stato inviato loro un link al quale collegarsi. Gatti ha spiegato però che “non era stata prevista l’audizione online e ho scoperto solo dopo che una funzionaria aveva mandato questi link senza permesso”.

Norma già contestata in particolare dai Giovani democratici perché prevede la nomina dei componenti direttamente da parte dei consiglieri regionali, “come nelle monarchie dell’800”, ha ironizzato il segretario regionale Saverio Gileno.

D’Amico insomma con la sua sortita è andato contro uno storico bacino elettorale del centrosinistra, ed era per giunta già finito nel mirino della sua stessa parte politica per le affermazioni rese, ancora una volta al quotidiano Il Centro, sulla figura di Papa Francesco (“non credo sia stato rivoluzionario come oggi se ne sente parlare”,  “ha rilanciato i messaggi del cristianesimo di duemila anni fa”. “è una Chiesa che, ad esempio, sulle donne è rimasta indietro, che sui matrimoni e sulle unioni civili è ferma alla Santa inquisizione”).

Affermazioni più che legittime, da parte di chi come D’Amico si professa ateo, ma che hanno irritato non poco la consistente base cattolica e credente del centrosinistra, e anche i laici ed atei, che ne hanno sottolineato l’inopportunità politica, la scarsa arguzia tattica. D’Amico, del resto, era già sotto accusa da parte dell’opposizione, per la linea ritenuta troppo intransigente sulle manovre d’aula, o fondi a pioggia o leggi mancia che dir si voglia, come pure per il sì, non adeguatamente condiviso e ragionato, a due proposte forti del presidente della Regione Marco Marsilio, di Fdi, quelle del collegio unico elettorale e della Asl unica.

Ancora una volta a trovarsi dall’altro lato della barricata rispetto a D’Amico è stato Sandro Mariani, che al momento del voto, che ha avuto comunque come risultato l’unanimità dei presenti, compreso D’Amico, è uscito dall’aula, dopo aver affermato al microfono “di essere contrario a questa norma così come partorita”, in particolare per la nomina dei componenti da parte dei singoli consiglieri regionali, contestando anche “i metodi della quinta commissione, che non ha fatto parlare i ragazzi, quando invece i collegamenti da remoto e online sono previsti anche nei regolamenti del consiglio regionale,  e non avrebbero in ogni caso costituito alcun problema”.

Alle redazioni, dopo la seduta di commissione,  è arrivato un fuoco di fila di comunicati stampa di protesta, da parte del Consiglio degli studenti dell’Università degli studi di Teramo e dell’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara, che si dicono “esterrefatti della chiusura del centrodestra in Quinta Commissione”, delle Consulte Giovanili di Loreto Aprutino, Collecorvino, Castellalto, Ortona e Tortoreto, per le quali si è persa l’occasione “di esprimere un parere sulla nuova proposta che riteniamo scarna e non funzionale nel tempo e costruire un dialogo per istituire, finalmente, una Consulta Giovanile Regionale frutto di condivisione con i territori, autonoma e svincolata da dinamiche di Partito. Nell’art.4 della suddetta, appunto, i membri della Consulta vengono appunto nominati direttamente dai Consiglieri Regionali rendendola una vera e propria fotocopia del CRA a cui, inevitabilmente, dovranno rispondere senza alcuna autonomia personale e decisionale. Restiamo comunque a disposizione per avviare un percorso che punti in questa direzione se mai si palesasse la volontà di condividerla con chi le realtà giovanili le vive davvero”.

Durissimi poi i Giovani democratici, per i quali la Consulta, così come prevista, “rischia di essere ridotta a una nomina dall’alto, che svuota il senso stesso di uno strumento che dovrebbe invece essere partecipativo, inclusivo, rappresentativo delle tante voci che animano ogni giorno la vita dei nostri territori”, di “essere octroyée – cioè concesso – come le Costituzioni delle monarchie assolute dell’800, il cui processo di promulgazione dipendeva dalla esclusiva volontà dei sovrani”.