L’AQUILA – Cambia il ruolo e aumentano le funzioni dei consorzi di bonifica abruzzesi, “carrozzoni” con debiti milionari istituiti con un Regio Decreto del 1933, commissariati più volte nel corso degli anni e fonte di sprechi di denaro pubblico fino al 1996.
Quell’anno furono accorpati dal governo regionale per risanare i “buffi”, solo parzialmente ripianati nel corso degli anni dall’ente pubblico.
Questi enti acquisiranno nuove competenze su difesa del suolo, tutela e sfruttamento delle risorse idriche dopo la recente approvazione in Consiglio regionale della legge di riordino che ne stabilisce, inoltre, la trasparenza sugli interventi.
Con un emendamento a firma del capogruppo del Pd Camillo D’Alessandro e del consigliere Claudio Ruffini, infatti, si è stabilito che dovranno adottare procedure di evidenza pubblica non solo per la realizzazione di opere e infrastrutture e per l’acquisto di beni e servizi, ma anche per il reclutamento del personale e il conferimento degli incarichi.
“Con questa legge consentiamo agli organismi di bonifica di avere incassi importanti, ampliando la gamma di servizi che potranno offrire, così da poter andare avanti con le proprie gambe”, spiega ad AbruzzoWeb l’assessore regionale all’Agricoltura Mauro Febbo.
“Hanno già mangiato troppi milioni di euro nel corso degli anni! – sbotta – Ora dovranno adeguare i bilanci alle entrate effettive, non possono più gravare sulla Regione che, tra l’altro, non li finanzia più dal 2009. Questa legge, inoltre, li obbliga anche alla chiarezza nelle procedure”.
A oggi sul territorio abruzzese i consorzi si sono ridotti a cinque: Avezzano, Teramo, Valle Peligna, Bonifica Sud e Bonifica Centro.
Sono tutti dotati di organi statutari propri e nessuno gode di una situazione economica florida. Tutt’altro.
“La fusione degli originari 16 è costata 76 miliardi di vecchie lire e i 5 che sono nati dall’accorpamento oggi boccheggiano – ammette Febbo – Ce ne sono due, in particolare che hanno ancora situazioni debitorie pesantissime: quello della Valle Peligna, sui 2,5 milioni di euro, e il consorzio di bonifica Sud, tra 6 e 7 milioni”.
La nuova legge consente di svolgere opere di contenimento del rischio idrogeologico, di attuare interventi sulla rete idraulica dei Comuni o di altri enti tramite la stipula di una convenzione, di bonificare siti contenenti rifiuti pericolosi e di sfruttare l’acqua per produrre energia attraverso centraline idroelettriche.
“La nuova legge si fonda su alcuni princìpi di base secondo i criteri di efficienza, efficacia ed economicità – prosegue l’assessore – Da oggi potranno assicurare la difesa del suolo con la realizzazione di interventi strutturali di riqualificazione e manutenzione della rete idraulica e idrogeologica, adeguamento e ristrutturazione dei torrenti e dei canali, ripristino delle frane, contenimento delle piene dei fiumi e rimozione ed eventuale avvio al recupero dei rifiuti abbandonati sulle sponde dei fiumi e monitoraggio per contenere il fenomeno di abbandono dei rifiuti sulle aree incustodite”.
Ci sarà, inoltre, la possibilità, di soddisfare le sempre maggiori esigenze idriche da parte della collettività, “in quanto attraverso la rete duale (distinta per l’uso di acqua potabile e non, ndr) si potranno ridurre i consumi potendo far fronte alle richieste dei maggiori centri urbani”, conclude Febbo.





