L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, è molto nervoso.

Per testimoniare tutta la sua disapprovazione contro chi si era permesso di associare una foto di arrosticini al Consiglio comunale-flop sulla zona franca urbana che si è svolto a Bruxelles, ha telefonato al cronista dalla capitale belga esibendo il solito confuso contraddittorio a senso unico, teso a censurare la scelta e farfugliando accuse e allusioni incomprensibili che chiediamo di chiarire.

Nonostante ci sia molto da eccepire, fin qui non c’è nulla di strano sul Cialente pensiero e sul Cialente comportamento.

La cosa molto grave è che il primo cittadino dell’Aquila che, a oggi, visto l’immobilismo del centrodestra è favorito a succedere a se stesso dopo le elezioni della prossima primavera, non ha neppure tentato di fare il bilancio della spedizione flop di Bruxelles.

Ma d’altra parte ci sarebbe voluta una fantasia fuori dal normale visto l’imbarazzante nulla di fatto.

In tal senso, dando ragione alla nostra presa di posizione nell’editoriale ieri sera.

Una presa di posizione corretta perché, al fianco dell’editoriale, AbruzzoWeb ha pubblicato un’esaustiva cronaca della giornata, questo al fine di informare sul fatto e dare ai lettori gli strumenti per farsi una propria idea.

Un principio a cui crediamo profondamente, tanto da averci incentrato la nostra linea editoriale.

Anziché censurare il sacrosanto diritto di cronaca, al sindaco Cialente consigliamo di preoccuparsi seriamente della condizione umana e psicologica degli aquilani che, ormai quasi in massa, stanno perdendo la speranza di vedere la rinascita della propria città, colpita al cuore dal tragico terremoto del 6 aprile 2009.

Gli aquilani sono disorientati dall’assenza di una strategia condivisa e dalla contestuale litigiosità, confusione e inefficacia in seno alla governance del terremoto, della quale, nolente o volente, fa parte anche Cialente.

Questa negativa situazione si è ripetuta ancora una volta sulla zona franca: molti cittadini hanno apprezzato l’editoriale di condanna della spedizione di Bruxelles con l’accostamento a una scampagnata alla quale manca solo il castrato, e di denunzia di sperpero di denaro pubblico.

Solo Cialente non sembra rendersene conto.