L’AQUILA – “Ho l’impressione che, a forza di parlarne, sia passata la voglia di farla, questa sfiducia”.

Ci scherza sopra, il consigliere regionale di Forza Italia Paolo Gatti, sulla vicenda della mozione di sfiducia nei confronti del presidente del consiglio Giuseppe Di Pangrazio, Partito democratico, di cui Gatti è il vice in ufficio di Presidenza, in quota alla minoranza.

Ma al di là dell’atteggiamento ‘leggero’ del consigliere teramano e delle possibilità di riuscita, piuttosto minime, del defenestramento di Di Pangrazio per una gestione non impeccabile del consiglio regionale, la campagna critica in atto a palazzo dell’emiciclo non è uno scherzo.

Il disegno è portato avanti da consiglieri della maggioranza di centrosinistra e minoranza nelle segrete stanze dell’Emiciclo come riferito da Abruzzoweb, che ha mandato su tutte le furie il diretto interessato, e che ha  provocato l’altro ieri la secca smentita del capogruppo del Partito democratico Sandro Mariani, il quale in una nota di difesa di ufficio ha assicurato che “la maggioranza è compatta e coesa intorno al presidente di Pangrazio”.

Oggi ad Abruzzoweb prendono però la parola gli esponenti dell’opposizione, oltre a Gatti, anche l’altro forzista Mauro Febbo, Forza Italia, Sara Marcozzi, capogruppo del Movimento 5 stelle, e Leandro Bracco di Sinistra Italiana.

Che confermano con vari accenti le lamentele sull’operato di Di Pangrazio, “ottima persona”, ma “non imparziale e puntuale nella conduzione dei lavori del consiglio”. E soprattutto confermano che l’intenzione di sfiduciare Di Pangrazio, due anni fa eletto con 26 consiglieri a favore dei 31 che compongono il consiglio, per quanto sia un’operazione molto difficile da portare avanti, una sorta di harakiri per la maggioranza, sia concreta eccome.

Come del resto, parlano di problematiche nella gestione del consiglio non smentite a questa testata dal consigliere di maggioranza Maurizio Di Nicola, del Centro democratico. 

I promotori dell’iniziativa, indicati da molti a taccuini chiusi, e con la promessa di non rivelare la fonte, sarebbero in primis l’assessore del Pd Donato Di Matteo, che punta a occupare proprio il posto di Di Pangrazio, stufo di rimanere in una giunta dove i suoi provvedimenti vengono regolarmente stoppati alla luce del rapporto con il governatore, Luciano D’Alfonso, arrivato al punto di non ritorno.

Con Di Pangrazio che andrebbe a sua volta in giunta, con sollievo del presidente D’Alfonso, che non aspetta altro che di liberarsi del consigliere pescarese. E Andrea Gerosolimo, che ha più di un motivo per defenestrare Di Pangrazio. Con lui il collega di Abruzzo civico Mario Olivieri. Altro esponente di maggioranza che sarebbe della partita è Lorenzo Berardinetti di Regione facile. In teoria, compresi i voti dell’opposizione, si arriverebbe a superare la quota minima di 16.

Tornando al punto di vista degli esponenti di minoranza, per quanto riguarda Gatti va ricordato innanzitutto che martedi sera, assieme al capogruppo del Nuovo centro destra Giorgio D’Ignazio, si è rifiutato di accettare l’invito di Di Pangrazio di prendere una posizione unitaria in sua difesa, argomentando che loro non avevano detto una parola sull’ipotesi della sfiducia.

Gatti contattato da Abruzzoweb, conferma che “da tempo vanno in giro queste voci su una sfiducia al presidente del Consiglio regionale, ma se pure rispondessero a verità, sarebbe un’iniziativa da attribuire a un pezzo di maggioranza”.

Gatti dunque tiene a precisare che “per il momento faccio l’osservatore, finché non avrò una carta in mano e i presunti promotori non verranno allo scoperto”.

Circolava anche la voce che Gatti sarebbe qualcosa in più di uno spettatore disinteressato. In vista di una sua candidatura a presidente della Regione, non sarebbe affatto male per lui prendere il posto di Di Pangrazio, eletto con una nuova maggioranza trasversale che si creerebbe proprio con la sfiducia. Nulla vieta di ipotizzarlo, ma la traduzione in pratica di questo disegno appare fantapolitica. Anche se nei soliti corridoi se ne parla. E Gatti infatti smentisce.

“Nego di avere questa aspirazione – afferma il consigliere – la sfiducia sarebbe nel caso un‘iniziativa che prenderà le mosse dalla maggioranza, e mi pare ovvio che sarà lei a scegliersi tra sue file un eventuale sostituto di Di Pangrazio”.

Febbo, anche lui di Forza Italia, anche lui dato i corsa per la candidatura  a presidente della Regione, tiene a precisare il senso di una dichiarazione a favore di Di Pangrazio, resa al quotidiano Il Messaggero.  

“Nessuno della maggioranza mi è venuto a dire: ‘sfiduciamo Di Pangrazio’ – spiega Febbo – Non è che ci alza la mattina e si decide di fare un atto di tale portata, e dal valore istituzionale”.

E aggiunge: “ho avuto più volte da ridire sull’operato in aula di Di Pangrazio, ma un conto è la critica, un conto è la sfiducia, nei confronti della più alta carica del Consiglio, che deve basarsi su fatti gravi e circostanziati, deve essere puntuale e dettagliata, non motivata da un generico scontento o sull’antipatia personale”.

Non è insomma il suo uno spassionato endorsement nei confronti di Di Pangrazio, ma la sua posizione non sembra essere così favorevole ad un’eventuale sfiducia. 

Il capogruppo M5s Sara Marcozzi sceglie invece la posizione della sostanziale indifferenza.

“Sono dinamiche – spiega la grillina –  interne al partito unico composto dal Centro destra e  dal centro sinistra, funzionali ai soliti giochi interni, all’attribuzione al rimescolamento di posti di potere. Giochi in cui non siamo mai entrati e mai ci entreremo”.

Infine Leandro Bracco. Lui un’eventuale mozione la firmerebbe senza pensarci due volte. Solo l’altro ieri, per l’ennesima volta ha polemizzato platealmente in consiglio con il presidente Di Pangrazio, per una questione procedurale.

“Di Pangrazio – conferma ad Abruzzoweb – dal punto di vista umano è un’ottima persona, ma secondo me inadeguato al ruolo  istituzionale che ricopre, non è imparziale, non garantisce le prerogative della minoranza”. (f.t. – b.s.)