GUARDIAGRELE – Il Consiglio di Stato ha accolto in primo grado l’istanza cautelare presentata dal gruppo “Guardiagrele il bene in comune” che, sostenuto dal Tribunale del Malato di Guardiagrele (Chieti), chiedeva la sospensiva degli atti della Regione Abruzzo di riorganizzazione dell’ospedale di Guardiagrele (Chieti), domanda che, all’inizio di dicembre 2010, era stata rigettata dal Tar, spingendo i ricorrenti a presentare appello.
L’istanza cautelare è stata accolta ai fini del riesame, la Regione Abruzzo dovrà quindi tenere conto delle motivazioni dei ricorrenti, riportate nell’ordinanza numero 118/2010 del Consiglio di Stato.
“Non sembrano del tutto sfornite di fondamento – sostengono i giudici amministrativi – le perplessità sollevate dagli appellanti nei confronti degli atti di chiusura dell’Ospedale di Guardiagrele, in ordine alla mancata o insufficiente considerazione, quanto alla sufficienza e all’adeguatezza delle misure alternative predisposte (con riferimento soprattutto ai presidi attivabili e al Punto di Pronto Intervento H24), della particolare conformazione del territorio, dei Comuni afferenti al bacino di utenza della struttura ospedaliera, dell’effettiva rapida raggiungibilità degli ospedali vicini soprattutto nel periodo invernale nonché della popolazione residente nel bacino territoriale dell’Ospedale di Guardiagrele, formata per la maggior parte da soggetti over 65…”.
Il provvedimento ha suscitato com’era prevedibile una serie infinita di polemiche. Bordate sono arrivate all’amministrazione regionale e al presidente Gianni Chiodi, commissario per la sanità, da esponenti dell’opposizione come il segretario del Partito democratico, Silvio Paolucci, e il consigliere regionale Franco Caramanico.
“Fuoco amico” da Fli, con il coordinatore regionale, Daniele Toto, che si conferma spina nel fianco di Chiodi sulla sanità con interventi molto critici: stavolta parla di “inadeguatezza” della struttura commissariale.
Altre bordate direttamente da Guardiagrele. “La portata di questa ordinanza appare dirompente – commenta Simone Dal Pozzo, consigliere comunale di Rifondazione – perché mina alle fondamenta il disegno della Regione. A differenza del provvedimento del Tar di qualche giorno fa, che approvava il disegno Chiodi-Baraldi di costituire il Presidio di Assistenza in sostituzione dell’ospedale, rinviando la chiusura alla piena attuazione del Piano Operativo, il supremo Giudice amministrativo ha chiarito che il Piano è tutto da rifare”.
PAOLUCCI (PD): “PERCHE’ CHIODI HA GRAZIATO LE CLINICHE?”
“L’arroganza di Chiodi e la sua pretesa di decidere le sorti dei cittadini nel chiuso della sua stanza stanno spingendo la sanità abruzzese nel caos”.
Lo afferma il segretario regionale del Pd, Silvio Paolucci, commentando la decisione del Consiglio di Stato sull’ospedale di Guardiagrele.
“Chiediamo da tempo – sottolinea Paolucci – di coinvolgere pienamente i sindaci, i medici, gli infermieri, gli addetti ai lavori nelle scelte strategiche sulla sanità, ma Chiodi ha sempre voluto decidere tutto da solo. A fine luglio era stata promessa la convocazione delle Province per discutere del piano, ma nulla è avvenuto”.
E adesso, per Paolucci, “ci ritroviamo con un pronunciamento del Consiglio di Stato, grazie al lavoro dei consiglieri comunali dell’opposizione di Guardiagrele, e con una sentenza della Corte costituzionale che mettono seriamente in discussione le decisioni e l’iter seguito da Chiodi e dalla destra abruzzese”.
“Troppe volte – conclude – alle nostre domande si è risposto con il silenzio, ma ora Chiodi non può pensare di mandare in tilt l’Abruzzo per la sua incapacità di coinvolgere chi di dovere nelle scelte strategiche. Dica ora per quale motivo ha graziato le cliniche private dai tagli”.
CARAMANICO (PD): “CHIODI SI DIMETTA DA COMMISSARIO”
L’AQUILA – “Chiodi ha il dovere di dimettersi”.
È quanto dichiara il consigliere regionale del partito democratico (Pd), Franco Caramanico dopo la pronuncia del Consiglio di Stato che ha accolto la sospensiva con conseguente blocco del provvedimento di chiusura dell’ospedale di Guardiagrele deciso nel Piano Sanitario che, dice Caramanico, “sanciscono una volta per tutte il fallimento del programma operativo del Commissario Gianni Chiodi il quale avrebbe il dovere morale, oltre che politico, di rassegnare le sue dimissioni da commissario straordinario alla sanità e di bloccare i provvedimenti assunti nel Piano Operativo”.
“Sulla loro legittimità – prosegue Caramanico – è lecito nutrire più di una riserva, tanto più alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui il commissario non ha poteri legislativi e non può assumerli arbitrariamente, come invece ha fatto il governatore della Regione Abruzzo”.
“Non possiamo poi non chiederci – afferma – cosa si nasconda dietro la strenua ostinazione da parte di Chiodi di continuare a portare avanti i suoi piani sulla chiusura degli ospedali; quali siano i reali interessi di una manovra su cui attendiamo fiduciosi la pronuncia dei giudici del Tar, chiamati il prossimo 23 marzo a esprimersi nel merito dei ricorsi presentati”.
“Chiediamo – conclude Caramanico – che Chiodi, dimettendosi dall’incarico di commissario alla sanità, restituisca i pieni poteri al Consiglio regionale, di fatto esautorato su una materia, quale è la sanità, di importanza cruciale per la nostra regione”.
TOTO (FLI): ”INADEGUATEZZA DALLA STRUTTURA COMMISSARIALE”
PESCARA – “È grave che debba essere la giustizia a farsi carico delle esigenze dei cittadini e non la politica che della soddisfazione di quei bisogni dovrebbe fare la propria missione”.
Così il coordinatore abruzzese di Futuro e libertà per l’Italia, Daniele Toto, commenta l’ordinanza del Consiglio di Stato che accoglie la sospensiva per la chiusura dell’ospedale di Guardiagrele (Chieti).
Sulla sanità è l’ennesima dura presa di posizione critica del coordinatore Fli, da sempre molto critico con il governatore e commissario del settore, Gianni Chiodi.
“Il Consiglio di Stato – attacca Toto – con l’ordinanza depositata ieri con la quale ordina, alla luce dei motivi di censura sollevati, il riesame degli atti impugnati, concernenti l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario e, dunque, del piano di riordino della rete ospedaliera, ha dato voce formale all’allarme, lanciato più volte negli scorsi mesi, con il quale io stesso avevo cercato di far comprendere che la nostra regione non poteva sopportare quel piano di ristrutturazione, spingendomi a definire ‘macelleria sanitaria’ quella rappresentata dai provvedimenti oggi censurati dalla giustizia amministrativa”.
“Auspico, ora – prosegue Toto – che i provvedimenti censurati siano corretti nel senso indicato dal Consiglio di Stato, ossia della sufficienza e dell’adeguatezza delle misure alternative predisposte e della congruità di ogni altro profilo in relazione alle caratteristiche del territorio, delle sue infrastrutture viarie e delle connotazioni particolari della popolazione residente”.
“Anche la necessità di una maggiore disponibilità all’ascolto delle ragioni degli altri – conclude – si è rivelata, purtroppo, un’analisi corretta, in termini di inadeguatezza, espressa dalla struttura del commissario ad acta. È ora di dare una svolta concreta all’approccio alle problematiche sanitarie”.






