L’AQUILA – “Poca democrazia nella gestione e insufficiente incisività nell’attività a sostegno delle aziende, soprattutto sui grandi temi legati al terremoto”.

Nonostante la rielezione sicura, non sarà una passeggiata il prossimo mandato per il presidente di Confindustria L’Aquila, Fabio Spinosa Pingue, chiamato a contrastare gravi accuse e dure sottolineature in merito al mandato che volge al termine da parte di numerosi imprenditori, alcuni anche con ruoli operativi.

Nell’assemblea di mercoledì prossimo, 19 dicembre, il presidente uscente si presenterà come candidato unico, ma il clima non sarà certo quello che si respira in occasione di un plebiscito.

Pingue, imprenditore di Sulmona (L’Aquila), si vedrà rinnovato il mandato per due anni, ma per governare dovrà “aprire” a una gestione più collettiva nei confronti dell’opposizione interna che ha manifestato chiaramente e con determinazione la contrarietà anche in accesi faccia a faccia e nel corso di riunioni.

Se non ci sarà rinnovamento e spazio per una squadra rinfrescata, il percorso sarà accidentato le polemiche, questa volta pubbliche, assicurate.

La critica interna, sia pure senza far trasparire le differenti vedute all’esterno, qualche risultato lo ha ottenuto: una testimonianza sta nella durata del Pingue-bis che sarà di due anni e non di quattro come invece l’uscente aveva chiesto in Consiglio.

L’organo collegiale ha infatti bocciato l’ipotesi di una maxi presidenza.

Poi, in questi giorni che precedono l’evento a Pingue sono arrivati chiari i segnali di dissenso: in alcune riunioni le cose che non vanno sono state ufficializzate.

Tra le più gravi il fatto di non aver preso una posizione forte nei confronti delle istituzioni, in particolare il governo nazionale, sulle questioni ancora irrisolte che pesano sulla testa dei cittadini del “cratere” del terremoto, quali per esempio la restituzione degli interi contributi Inps e Inail da parte delle imprese.

Anche nelle nomine che seguiranno alla riconferma, Pingue dovrà dimostrare se ha capito la lezione mostrando di voler porre fine a una gestione ritenuta poco democratica e dare il via libera alla partecipazione.

Non a caso, al presidente si rimprovera di non aver interagito con i vice presidenti, tra i quali Gaia Lombardi, figlia di Donato, patron della Presider di Avezzano (L’Aquila) ed ex presidente provinciale dell’associazione di categoria, che si è dimessa ma non è stata mai sostituita.

Gli altri due vice sono Pierluigi Panunzi (Giovani Imprenditori) e Guido Cantalini (Piccola Industria).

Ma una delle accuse più gravi sta nel non aver denunciato ed essersi opposto a un trasferimento delle sede regionale a Pescara, intenzione che sarebbe accompagnata dal sacrificio dello storico direttore regionale, Giuseppe D’Amico.

Secondo gli oppositori, il presidente uscente sarebbe anche sovraesposto, visti gli incarichi contestuali all’interno della Fondazione Carispaq e della Camera di commercio; in entrambi i casi si lamenta un coinvolgimento ai minimi termini di Confindustria.

Insomma, Pingue avrà il secondo mandato, ma la riconferma sarà accompagnata da una bella serie di gatte da pelare e l’avvio si annuncia tutto in salita.